Chiamparino boccia l´intesa romana: “Non si doveva arrivare a questo punto”

DIEGO LONGHIN – Repubblica

«Non ho ancora parlato con Virano, ma ho l´idea che la soluzione individuata per non inchiodare l´Osservatorio permetterà agli amministratori e ai sindaci No-Tav di tornare con la fascia tricolore in strada. Non si doveva arrivare a questo punto». Il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, non è soddisfatto delle decisioni prese a Roma nel faccia a faccia tra il presidente dell´Osservatorio e il sottosegretario Gianni Letta.

L´esclusione dei rappresentanti dei comuni che non sono d´accordo con il progetto non significa far chiarezza? In pratica: fuori chi rema contro. Perché non è convinto?

«Un conto è se chi non è d´accordo decide di uscire. Diverso se altri decidono che chi non è d´accordo deve uscire. Così si rischia di dare ragione a quelli che dicevano che l´Osservatorio serviva solo per indorare la pillola, rafforzandoli. Mentre l´organismo tecnico guidato da Virano, che continuerà il suo lavoro, esce depotenziato da questa partita».

Colpa di Virano?

«No. Semmai è colpa della politica, assente. Ora vedo che tutti si affannano, scrivono. Ma è tardi. È inutile piangere sul latte versato. Si dovevano prendere decisioni prima delle elezioni della nuova comunità montana, unendo le forze politiche che in Val di Susa si riconoscevano nella necessità di realizzare la linea ad alta velocità. Si sapeva fin dall´inizio che l´obiettivo degli amministratori vicini al movimento era quello di mettere i bastoni fra le ruote all´Osservatorio. E quando si è passati dalla teoria alle cose concrete, come i carotaggi, è successo».

Il Pd si doveva alleare con il Pdl per isolare i No-Tav?

«Sì. Non ci sono dubbi. Una proposta avanzata, oltre che da me, dagli onorevoli Esposito e Merlo, senza nessun secondo fine. Solo per evitare di ritrovarci in questa situazione».

Una grande coalizione non è una soluzione difficile da far digerire, soprattutto alla vigilia di elezioni?

«Era necessario osare. Si sarebbe dato un segnale politico forte, scoprendo che la maggioranza della Valle non è con i No-Tav. Nel Pdl qualche apertura, ad iniziare dall´onorevole Napoli, c´era stata».

E perché non si è arrivati fino in fondo?

«Bisogna avere un po´ più di coraggio, mettendo davanti alle ragioni politiche la necessità di andare avanti con la progettazione. Non solo. Anche di non perdere i finanziamenti europei».

Il segretario del Pd Morgando ha inviato gli incartamenti alla commissione dei probiviri che verificherà l´operato degli esponenti locali. Servirà ad ammorbidire le posizioni in Valle?

«Sono cose che lasciano il tempo che trovano. Sarebbe stato meglio che il sistema messo in piedi non si inceppasse. Che la bottiglia non si rompesse. Invece ci hanno chiesto la bottiglia dicendoci che l´avrebbero rotta, la bottiglia gli è stata data senza problemi, ed ora, pur sapendo quello che avrebbero fatto, il partito decide di denunciarli perché hanno rotto la bottiglia. Le intenzioni di chi si è candidato erano chiare e trasparenti fin dall´inizio, bisogna dargliene atto».

Il sindaco di Settimo, Corgiat, propone mobilitazioni Sì-Tav. Sono utili?

«Si può sempre fare un corteo. Va bene. È un´idea. Ma alla fine cosa si ottiene? Si rinvigoriscono ancora di più le contrapposizioni e il clima, alla vigilia dell´inizio dei carotaggi, non è certo dei più distesi».

Nella riunione in prefettura del tavolo sulla sicurezza che decisioni si sono prese?

«Si è fatto solo il punto della situazione insieme a prefetto e forze dell´ordine su quali sono i rischi e sui possibili scenari quando i tecnici saliranno in Valle per iniziare a fare i sondaggi previsti».