IL BUCO NERO DELLA VALSUSA ATTRAZIONE FATALE PER IL PD

«Godea degli altri immaginando i guai: chè agli asini il potere manca sempre, ma il desio di far mal non manca mai» (Metastasio «L’origine delle leggi»)

Ettore Boffano – Repubblica

Ma perché la maledizione dell´Alta Velocità avvelena inesorabilmente tutti pozzi del centrosinistra piemontese? E perché la leadership di quello stesso centrosinistra piemontese pare essere ogni volta attirata quasi in maniera morbosa dal “buco nero” della Val di Susa? Ciò che è accaduto ieri attorno all´Osservatorio (quella sorta di finzione semantica e istituzionale escogitata proprio per esorcizzare il “mostro” della Tav), con la decisione di escludere dai suoi lavori i sindaci dissidenti della Valsusa, pare infatti destinato a costituire l´ennesimo atto negativo di questa triste condizione nella quale versano il Pd subalpino e gli organi di governo amministrativo che esso esprime (per ora) a livello locale.

Le parole con le quali il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, ha commentato quella scelta sono perfettamente condivisibili: l’esclusione dei “primi cittadini” vicini alle posizioni No Tav sancirà la loro piena legittimazione politica quando tra pochi giorni, alla partenza dei nuovi sondaggi esplorativi, indosseranno di nuovo la fascia per guidare (o per essere costretti a guidare) la protesta. Il rovescio della medaglia di quel gesto, invece, riguarda addirittura la credibilità stessa dell´Osservatorio. Dicono che in queste ore Mario Virano, il responsabile (e l´inventore) di questo organismo, si premuri di minimizzare tali effetti e di sottolineare come, al contrario, la mossa dell´altro ieri consenta semmai di dare spazio nell´Osservatorio agli amministratori più favorevoli all´Alta Velocità. Una speranza condivisibile, ma forse anche un´analisi purtroppo fallace. A che cosa dovrebbe servire infatti l´Osservatorio se non a costituire una sorta di camera di compensazione nella quale stemperare i furori No Tav? Trovarsi assieme quando la si pensa allo stesso modo può essere infatti confortante, ma non risolve i problemi.

Vulnerato dunque (e forse per sempre) l’Osservatorio che, è bene non dimenticarlo, aveva vissuto la sua stagione migliore durante il secondo e brevissimo governo Prodi sino a diventare indispensabile persino per la saccenteria dei tecnocrati del nuovo governo Berlusconi, la questione Tav resta sul terreno piemontese soprattutto come una problema (e una colpa) del centrosinistra. La logica e la democrazia vorrebbero che non fosse così (costruire l´Alta Velocità e farla accettare alle popolazioni interessate è infatti prima di tutto un problema dell´esecutivo nazionale oggi saldamente in mano al centrodestra), ma le ragioni e la propaganda della politica odierna rovesciano senza scampo la situazione delineando uno scenario assolutamente opposto. Roma il suo dovere lo ha fatto (stanziando i suoi fondi, cercando e ottenendo quelli europei, accordandosi con la Francia e, in ultima analisi, mettendo a disposizione polizia e carabinieri per garantire l’ordine pubblico) mentre gli amministratori locali (tutti di centrosinistra e tutti divisi tra loro in questi ultimi cinque anni) avrebbero dovuto svolgere il compito di catalizzare il consenso popolare attorno a quest´opera strategica per la nostra regione e per l´Italia.

Così non è stato e, prima ancora della gaffe sull´Osservatorio, il centrosinistra piemontese non ha saputo far sua la proposta dello stesso Chiamparino e dei due deputati del Pd, Giorgio Merlo e Stefano Esposito, di esorcizzare la valenza politica e propagandistica di questa vicenda raggiungendo un accordo bipartisan con il Pdl sulla gestione della Comunità montana della Val di Susa. Il risultato ora è evidente: la questione Tav sarà al centro della prossima campagna per le elezioni regionali e peserà probabilmente come una condanna politica su di essa, con il corollario di almeno due aggravanti specifiche. La prima riguarda l´indubbia natura ondivaga del Bresso-pensiero sul tema dell´Alta Velocità in questi cinque anni di governo regionale, la seconda la debolezza estrema dello stesso Pd nazionale su questo tema, dopo l’inutile (e forse nociva) visita a Torino di Pierluigi Bersani, a pochi giorni dalla sua elezione a segretario, proprio per incontrare i sindaci dissidenti del Pd in Valsusa.

Così, la difficile (e forse troppo tattica) alleanza che si sta costruendo attorno alla ricandidatura di Mercedes Bresso rischia di definirsi solo su una vicenda negativa (assieme alla gestione della Sanità piemontese), piuttosto che su un programma più alto, e alternativo rispetto a quello del centrodestra, sui temi sociali e dello sviluppo (ma chi l’ha detto, infatti, che la costruzione di una grande opera deve essere l’unico collante di una coalizione e della ricerca del consenso?). Nello stesso tempo, gli sbandamenti e le velleità sull´Alta Velocità rischiano di erodere la credibilità del centrosinistra proprio negli ambienti più strategici (a cominciare dai piani alti del Lingotto e di corso Matteotti) nella formazione dell´opinione pubblica in quella realtà torinese che, come scriveva ieri Salvatore Tropea, costituisce l´unico bacino possibile di raccolta di consensi per Mercedes Bresso nel tentativo di arginare l’avanzata del centrodestra nel resto del Piemonte.