Il lavoro da pontiere di Esposito

ANDREA ROSSI – La Stampa

L’appello alla maggioranza silenziosa sembra aver colto nel segno. La manifestazione ci sarà, il 24 gennaio a Torino. Ma forse il vero risultato politico della sortita di Chiamparino è la spaccatura che ieri si è creata nel centrodestra, soprattutto nel Pdl. Dopo giorni di contatti non si trova la sintesi. E allora si procede in ordine sparso: la Lega si sfila, un pezzo di Pdl aderisce all’appuntamento, ma viene sconfessato dal partito.

«Se una parte della sinistra vuole aggregarsi con noi a favore della Tav siamo pronti ad accoglierla. Ma non si tratterà di un’iniziativa bipartisan», dice secco il coordinatore vicario del Pdl piemontese Agostino Ghiglia. In serata dai vertici piemontesi del Pdl viene diffusa una circolare indirizzata a tutti gli esponenti: si raccomanda di evitare prese di posizione personali e concordare la linea con il partito. La preoccupazione nel centrodestra è evidente: la manifestazione rischia di essere l’ancora di salvezza per un Pd stretto tra le posizioni della sinistra radicale (contraria alla Tav ma prossima a stringere un’intesa “tecnica” a sostegno della Bresso alle Regionali) e gli amministratori ribelli della valle, a cominciare dal presidente della Comunità montana Plano. Per questa ragione, in serata, Ghiglia cerca di tenere dritta la barra: «Non offriremo alcun paracadute al Pd, che è uno dei principali responsabili dell’impasse che ha paralizzato l’Osservatorio».

La correzione di rotta arriva troppo tardi, però. La sortita di Chiamparino – e l’attivismo del deputato Pd Stefano Esposito nel cercare un sostegno trasversale alla manifestazione del 24 – hanno già scavato un solco nel centrodestra. Il manifesto dà conto delle adesioni del sottosegretario ai Trasporti Bartolomeo Giachino e dei parlamentari del Pdl Osvaldo Napoli e Walter Zanetta. «Sia chiaro: nessun inciucio», puntualizza Napoli, vicepresidente dei deputati Pdl e vicepresidente dell’Anci. «Però non c’è nulla da scandalizzarsi se unendosi si può contribuire a raggiungere un obiettivo caro a tutti». Tradotto: se un segnale bipartisan – radunando a Torino amministratori, industriali e politici favorevoli all’opera – può servire per accelerare la Tav e mostrare la posizione minoritaria di chi si oppone, ben venga. La sintesi è del sottosegretario ai Trasporti Giachino: «Viste le difficoltà in cui ci ha messo la Comunità montana tutto ciò che aiuta l’alta velocità mi vede favorevole. Quest’opera è troppo importante per lo sviluppo dell’Italia e del Piemonte».

Ma nel centrodestra c’è chi si chiama fuori. Nessuna mano tesa al Pd. «Noi siamo tutti compatti nel sostenere la Tav», chiosa la parlamentare leghista Elena Maccanti. «È il Pd ad aver governato per cinque anni la Regione insieme con la sinistra radicale». Ed è sempre il Pd, aggiunge il coordinatore provinciale del Pdl Barbara Bonino, «a essersi alleato con i No Tav pur di non perdere la Comunità montana». Bonino ha lanciato la proposta di una manifestazione pro-Tav del centrodestra e non ha nessuna intenzione di confluire nell’abbraccio bipartisan proposto da Chiamparino ed Esposito: «Servirebbe solo a permettere al Pd di nascondere sotto il tappeto le proprie contraddizioni».

Un ragionamento condiviso nel centrodestra, ma non basta a cancellare la spaccatura di ieri, al punto che in serata Napoli si sente in dovere di puntualizzare: «Faremo tutti una grande campagna elettorale per Cota presidente della Regione».