In una lista con la Bresso? Per il sindaco troppi ostacoli

Beppe Minello, Alessandro Mondo – La Stampa

Sarebbe un colpo ad effetto, va bene. Ma quale effetto?

Chiamparino capolista del Pd per tirare la volata a Mercedes Bresso e portare voti al partito: ora che la notizia è diventata di dominio pubblico, agli entusiasmi della prima ora si contrappongono i dubbi di quanti vedono nell’ambiziosa operazione di Morgando e Cuntrò, segretari regionale e provinciale del Pd, un potenziale boomerang. Dubbi e perplessità avanzate dallo stesso Chiamparino – che pur avendo dato una disponibilità di massima vuole vedere le carte, e quindi prende tempo – ma anche dalla Provincia.

Difficilmente Antonio Saitta, uno dei tre «pesi massimi» del Pd sul territorio, accetterà di candidarsi al secondo posto dopo il sindaco, come vorrebbero Bresso e da ieri pure l’Udc. «Solleciteremo pubblicamente Chiamparino e Saitta a mettersi in gioco», annuncia Alberto Goffi, il segretario regionale.

A Palazzo Cisterna, dove prevalgono i «no comment», fanno notare che dalla segreteria di Bresso non è ancora partita la telefonata, annunciata mercoledì su La Stampa, per invitare Saitta a scendere in pista: un silenzio sottolineato con malcelato sollievo. Quasi una liberazione.

Lo stesso Saitta – che ieri sera ha condiviso con il sindaco il volo di rientro da Roma e ha avuto modo di parlargli -, lo dice chiaro. «L’invito mi lusinga e ne sono grato, ma il modo migliore per aiutare Bresso e il partito è che ciascuno ricopra il proprio ruolo al meglio delle possibilità». Questione di forma ma anche di sostanza, due facce della stessa medaglia: «Candidarmi e chiedere voti per poi ritirarmi? Non penso sia utile. Alle provinciali di giugno i voti li ho chiesti in modo chiaro e preciso…». Scontato l’appoggio alla «zarina» in campagna elettorale.

Insomma: massima chiarezza verso gli elettori. Senza considerare che mettere in pista i «cavalli di razza» del Pd, come ieri ha insinuato velenosamente Enzo Ghigo per il Pdl, rischia di sottolineare l’affanno del Pd e di Bresso. Perplessità, quelle esternate da Saitta, che a quanto pare non hanno scandalizzato il sindaco.

Sono più o meno le stesse che preoccupano l’ala bersaniana del partito, cominciando dal deputato Stefano Esposito, la più battagliera nel difendere la candidatura-Bresso quando pareva che il sindaco potesse surclassarla nella sfida contro Roberto Cota. Preoccupazioni condivise da personaggi non indifferenti nel panorama Pd come La Ganga e Corgiat, sindaco di Settimo. «La candidatura di Chiamparino offre il fianco alle critiche del centrodestra, che così potrà mettere in dubbio l’indiscussa e indiscutibile leadership della Bresso», riflette Esposito anticipando di un soffio l’affondo di Ghigo.

L’altra «criticità» rimanda alla trasparenza verso l’elettorato e alle ricadute per il Pd. Se la battaglia del sindaco sarà solo sulle preferenze, è il ragionamento, si rischia di introdurre un clima di competizione che rischia di danneggiare tutti. E poi chi si assume la responsabilità di compromettere la partita delle comunali, nel 2011, nell’ipotesi che Pdl-Lega espugnino la Regione? Un bel risultato: due sconfitte invece di una.

Per Esposito e soci, il Pd dovrebbe schierare Chiamparino e i migliori amministratori del Pd utilizzandoli come testimonial: portando in giro per le province, con Chiamparino, sindaci come Catizone di Nichelino, Corgiat, la Accossato e altri ancora eletti con una valanga di voti. Una specie di «Ufficio organizzazione campagna elettorale», come lo definisce il deputato pd: strumento per radunare e coordinare il lavoro dei migliori esponenti del Pd sul territorio.

Chiamparino e Esposito c’eravamo tanto odiati

I due, in fondo, si temono e – licenza poetica – incosapevolmente si amano/ammirano. Sempre su fronti opposti, da un po’ di tempo a questa parte l’onorevole Stefano Esposito, la vocale di mezzo del vecchio «Pec», il trio formato dal vicepresidente del consiglio regionale «P»lacido e dall’ex-segretario Pd, «C»hiama, appare sempre più in sintonia con il sindaco Chiamparino il quale, peraltro e nei momenti più bellicosi, definiva i tre come «i napuli», a dare retta al perfido sito «Lo Spiffero» dell’altrettanto perfido Bruno Babando. Trio che guidò la prima, vittoriosa rivolta contro il nascente Pd che voleva imporre un segretario indicato da Roma e condiviso da Chiamparino, mentre vinse Morgando e il «Pec» conquistò il partito.

Ora tutto sembra passato, forse dimenticato. Complice la nasata battuta da Placido alle Europee dove non è riuscito a farsi eleggere pregiudicando così anche le sue ambizioni a correre per la poltrona di sindaco, e ridimensionato pure Carlo Chiama, il trio s’è disperso. A fare da collante restava l’avversione nei confronti di Chiamparino. Ma ora anche questo aspetto, almeno per quanto riguarda Esposito, sembra essersi ridimensionato. Stanno lì a dimostrarlo piccoli segnali colti qua e là e due eventi scoppiati sotto gli occhi di tutti. Se è vero che è il sindaco, in virtù della sua potenza mediatica, ad apparire come l’ideatore della manifestazione «Si Tav» del prossimo 24 gennaio, è però vero che a muoversi dietro le quinte fino a mettere in imbarazzo il centrodestra, balbettante di fronte alla necessità di appoggiare una manifestazione a favore di un’opera fortissimamente voluta ma non al prezzo di aderire a qualcosa di organizzato dal nemico, è stato Esposito. Non a caso i due, in questi giorni, si sono tenuti costantemente in contatto. E infine il raddoppio di queste ore che hanno visto Esposito e l’inquilino di Palazzo Civico schierati sullo stesso fronte per dire al partito: «Candidare il sindaco alle Regionali per sostenere la Bresso è un errore».

Esposito, che gioca con i media più e, a volte, meglio di Chiamparino, fa filtrare alcune eloquenti immagini per dimostrare che con il sindaco qualcosa è cambiato come, ad esempio, le parole di apprezzamento sul suo lavoro di parlamentare apparse sulla pagina di Facebook del portavoce del sindaco, Bongiovanni. Dal piano nobile di Palazzo Civico arriva nulla, ma non si smentisce l’idea che fra i due galletti sia scoppiata una sorta di pace. Dove tutto questo porterà non è dato sapere. Ad esempio, sul fronte di Settimo, il regno del potente e ottimo sindaco Aldo Corgiat, numero 1 dei bersaniani piemontesi e anima neanche tanto occulta del Pec che fu: «Chiamiamolo Spec» buttò lì, una volta, il sindaco. Tra Corgiat e il Chiampa, ad esempio, c’è ruggine: tutta colpa dell’attivismo urbanistico di Settimo che confligge con l’attivismo urbanistico della confinante Torino e che fa andare su tutte le furie Chiamparino. Vedremo