“NoTav a un bivio Via i professionisti della violenza”

MASSIMO NUMA – LaStampa

Stefano Esposito, deputato del Pd, attacca la «deriva estremista» del movimento No Tav dopo l’aggressione di giovedì sera a Buttigliera Alta al cantiere della Torino-Lione; lancia un appello bipartisan, al governo ma anche alla «parte mia»: «Non lasciare sole le forze dell’ordine a fronteggiare gli antagonisti che cercano a tutti costi l’incidente». Infine, sfida aperta all’ala militare dei NoT av, agli autonomi e agli anarchici che si sono stanziati stabilmente in Valsusa.
Onorevole, che succede in Valsusa?
«Mi sembra ormai evidente che la deriva estremista del movimento sia un fatto compiuto. Non c’è più la rete del 2005, con cui si poteva dialogare e confrontarsi. Perché, sia chiaro, tutti devono poter esprimere il proprio dissenso. Il problema è che la guida del movimento è passata nelle mani di Lele Rizzo, di Luca Abbà, dei “presidianti” 24 ore su 24. E io chiedo a loro, direttamente: di che vivete? Che lavoro fate? In quali case e di chi? Come vi guadagnate il pane tutti i giorni?».
La polizia ha denunciato apertamente la strategia dei violenti: costringere le forze dell’ordine a reagire. Insulti, tra cui «servi della mafia», i lanci di pietre, i bengala, i chiodi, le minacce agli operai dei cantieri…
«E noi non dobbiamo lasciare sole le forze dell’ordine impegnate in questo confronto che va scivolando lentamente nel teppismo puro. La politica non può dimenticarsi del sacrificio quotidiano di donne e uomini in divisa. Non basta che Maroni dia al questore numeri adeguati a fronteggiare gli estremisti. È necessario dimostrare, nei fatti, una vicinanza concreta a polizia, carabinieri, Finanza, guardia forestale».
Ma Raffaele «Lele» Rizzo e Luca Abbà non sono soli. Con loro c’è Alberto Perino, quello che fu definito il portavoce del movimento.
«Perino è in prima fila, in perfetta sintonia con chi sfrutta la Tav al solo fine di alimentare il conflitto sociale permanente. C’è quando insultano le forze dell’ordine, quando vengono lanciate le pietre, quando vengono bloccati strade e treni. Ecco, è necessario che la parte più responsabile del movimento prenda le distanze. Subito. Prima che sia davvero troppo tardi. Perino sta cercando a tutti i costi di trasformarsi a sua volta in un “martire”. È la sua ultima chance, anzi l’ultimo treno. Gli altri li ha già persi. Così rischiano di pagare persone inermi, coinvolte loro malgrado nelle aggressioni».
Perché questo bisogno disperato della violenza?
«A tutti coloro che hanno a cuore la democrazia, la possibilità di esprimere le proprie opinioni in modo sereno, pro o contro, non possono restare indifferenti a quanto sta accadendo in Valsusa. E soprattutto i politici».