Plano: il movimento No Tav è pacifico Non confondetelo con chi tira i sassi

Esposito (Pd) accusa Askatasuna e anarchici per i sassi

Il caso

Ci siamo sempre dissociati, nessuno ha il diritto di confonderci con chi tira le pietre

Condanniamo sempre: i lanci di chiodi come le manganellate sulla testa dei manifestanti

La piega che stanno prendendo le proteste danneggiano gli oppositori all´opera

Non aspettiamo un grave incidente: tocca ai sindaci rompere il silenzio e l´ambiguità

Dopo gli ultimi episodi di Buttigliera si riaccende il dibattito che coinvolge amministratori e partiti

VERA SCHIAVAZZI – Repubblica

C´È un nuovo allarme-violenza in Val di Susa? Che cosa si potrebbe o si dovrebbe fare per mettere fuori dal gioco della protesta no Tav quelle poche decine di ‘antagonisti´ che a ogni occasione tirano pietre, bengala ricoperti di chiodi e che sembrano quasi sperare in una bella carica della polizia? La domanda è attualissima dopo gli ultimi episodi di Buttigliera, accompagnati almeno nelle prime ore dal sostanziale silenzio della gran parte dei no Tav, quando non da dichiarazioni di aperto sostegno all´assedio ai cantieri come quelle di Alberto Perino.

Ed è ancora più lecita alla vigilia della riunione della commissione di garanzia del Pd, domani sera, che dovrebbe pronunciarsi sulle posizioni di quegli amministratori iscritti al partito che continuano a partecipare a manifestazioni contro la Torino-Lione e dalla quale potrebbe arrivare un nulla di fatto: «A noi toccava verificare se ci fossero divergenze tra le posizioni del partito e quelle di alcuni amministratori – si schermisce il presidente Gian Paolo Zancan – Lo abbiamo fatto, ora tocca alla segreteria».

Nonostante le grandi manifestazioni che – come è avvenuto il 23 gennaio – mostrano l´ampio radicamento popolare del quale il movimento no Tav ancora gode, la sensazione è quella di una forte crisi di leadership, nata dalla scelta di leader come Antonio Ferrentino di dialogare e influire sul progetto piuttosto che di continuare a contestarlo a tutto campo. Come spiega lucidamente Mario Virano, che dal suo posto alla guida dell´Osservatorio ha avuto tempo e modo di conoscere bene gli oppositori: «Pare quasi che il movimento abbia paura di confrontarsi davvero con quel progetto che arriverà nel prossimo mese di giugno e potrebbe dimostrare come gran parte degli argomenti sollevati in questi anni siano stati risolti attraverso il confronto. Che cosa accadrebbe, infatti, se si verificasse nero su bianco che non vi sarà alcuno ‘sconvolgimento´ della Valle?». E Virano aggiunge: «La piega che stanno prendendo le manifestazioni di (legittima) opposizione alla Torino-Lione è un grave danno innanzi tutto per gli oppositori all´opera, perché impedisce loro di proseguire quel confronto sia sulle preoccupazioni specifiche sul tracciato o sui cantieri, sia con chi ha una diversa visione del mondo e dei suoi modelli di sviluppo. Un movimento democratico non può vivere nel ricordo di quello che è accaduto anni fa negli scontri di Venaus, un momento doloroso, certo, ma che è stato superato nei fatti».

Il nervosismo che si percepisce a fior di pelle tra gli amministratori sembra confermare la difficoltà politica, oltre che di ordine pubblico, che gli episodi come quello di Buttigliera creano: «Il movimento no Tav è pacifico, io e gli altri amministratori ci siamo sempre dissociati da ogni forma di violenza e non partecipiamo neppure ai presidi dove lavorano le trivelle – dice Sandro Plano, presidente della Comunità Montana della Bassa Valle e ‘spina nel fianco´ del Pd al quale appartiene – Nessuno ha il diritto di confonderci con chi tira i sassi, ma sui sondaggi stanno avvenendo speculazioni elettorali non del tutto pulite e per questo avevamo chiesto al prefetto di fermarle fino alle elezioni regionali. Noi amministratori siamo già intervenuti più volte e interverremo ancora per gettare acqua sul fuoco, ma manifestare contro le trivelle è legittimo». Plano, come la mette col suo partito? «Non vedo dov´è il problema. Voterò e farò votare per Mercedes Bresso anche se lei è favorevole alla Tav e io no. Del resto la stessa Bresso non è forse contraria al nucleare, con posizioni in parte diverse dal Pd?». Altrettanto polemica Carla Mattioli, sindaco di Avigliana, Pd pure lei: «Non siamo noi sindaci, né il nostro partito a controllare il movimento. Condanniamo da sempre la violenza, il lancio di sassi, e continueremo a farlo, ma anche le manganellate sulla testa dei manifestanti». Gemma Amprino, sindaco di Susa (e storia politica nel centrodestra) è più cauta: «Tirare sassi contro la polizia è un modo intollerabile di manifestare, si tratta di frange estreme e dannose. Personalmente, sono stata eletta in una lista che riteneva che la Tav si farà e che con quest´opera occorre fare i conti».

Ma dal Pd arrivano voci del tutto diverse: «La politica non può lasciare che siano le forze dell´ordine a garantire la democrazia in Val di Susa – dice il parlamentare Stefano Esposito – Le violenze sono opera di un´ala militare formata da anarchici e militanti di Askatasuna che ormai ha preso il controllo del movimento, la polizia finora non reagisce ma non possiamo aspettare che accada quel grave incidente che gli antagonisti cercano un giorno dopo l´altro. Tocca ai sindaci rompere il silenzio e l´ambiguità, anche per garantire agli oppositori pacifici di potere continuare a manifestare».