E Cota “scivola” sul rinnovamento

MARCO TRABUCCO – Repubblica

«LE MUMMIE devono stare al Museo Egizio. C´è bisogno di rinnovamento, e noi vogliamo svecchiare il Piemonte» dice Roberto Cota, arringando la folla di piazza San Carlo, oltre duemila persone arrivate da tutta la regione per il Cota Day. Lo dice convinto e in cambio riceve una grande applauso, mentre sul palco, di fianco a lui ci sono Enzo Ghigo (per 10 anni governatore e poi senatore Pdl), Carla Spagnuolo (che fa parte del suo listino ed era già assessore negli anni ‘80 per il Psi come altri membri la cui età media è ben superiore ai 50 anni e quella politica ai venti). C´è anche Deodato Scanderebech, anche lui ben sopra i 50 e in politica da almeno 15, c’è Agostino Ghiglia che è vero, ha iniziato giovanissimo, ma sono almeno 30 anni che calca le scene della politica torinese e nazionale. Cota tra l´altro ha appena incassato l´appoggio di un personaggio importante del sottobosco politico torinese, quel Giuseppe Bracco, docente universitario, ex assessore Dc, ex presidente Ascom, anche lui da decenni tra i potenti di Torino e che fino a poco fa veniva attribuito al centrosinistra. È lo stesso Cota d´altronde che l´altro ieri ha appena assicurato a Giampiero Leo (un altro fringuello della politica, assessore solo dai primi anni ´80) che se vincerà la delega alla Cultura sarà ancora sua. «Cota si presenta come l’innovatore e poi i suoi sponsor sono politici di lungo corso che in quanto a novità fanno davvero sorridere» commentava il parlamentare Pd Stefano Esposito in piazza ad ascoltare il messaggio del «nemico».

Tutto vero, ma intanto fra esplosioni di coriandoli e lancio in cielo di palloncini, l´arringa di Cota, candidato del centrodestra che fra due settimane contenderà a Mercedes Bresso la guida del Piemonte, è andata avanti senza tanto badare alla coerenza. I temi sono quelli ormai classici della sua campagna elettorale: «Il mio sogno è tornare qui, da Roma, per far saltare la cappa della sinistra al potere, che non lascia respirare il Piemonte. Con la sinistra, a Torino imperversano il modello Tunisi con gli immigrati e il modello Zapatero con la famiglia e negli asili nido i nostri si vedono scavalcare dagli stranieri». Va bene così e quello che la folla verdeazzurra («non ne vedevamo tanta di nostra in piazza dai tempi di Roberto Rosso contro Chiamparino qui a Torino, questa è la volta buona che vinciamo» dice Ghiglia) vuole sentirsi dire. Tra Cota e Ghigo, tra Barbara Bonino ed Elena Maccanti (almeno loro sì giovani e donne) sul palco sfilano giovani cantanti (non male, molto, molto pop) in una atmosfera da festa tra amici che ha come modello proprio gli «Amici» televisivi della Maria De Filippi. D´altronde anche il pubblico sembra essere lo stesso quello largamente maggioritario dell´Auditel.

Così anche il ritornello più debole di questo Cota elettorale (quello sulla necessità dei far ritornare a Torino il Salone dell´auto, usato come simbolo un po´ consumato del rilancio del Piemonte) passa senza difficoltà tra lo sventolio delle bandiere dei Giovani Padani e gli ultimi attacchi a Bresso: sulla gestione della Sanità, ovviamente «dove eliminando i suoi sprechi potremmo introdurre le cure odontoiatriche gratuite per i nostri anziani», e ovviamente sul caso Soria: poi si torna a cantare.