La politica sanitaria di Lega-Pdl

FEDERICO MONGA – LaStampa

In caso di vittoria del centrodestra la Città della Salute sarà il primo banco di prova, o a sentire il fronte politico opposto il grimaldello, per una stretta collaborazione tra pubblico e privato nel sistema sanitario piemontese secondo il modello lombardo. Fino ad ora il candidato Roberto Cota si era limitato a mettere il veto sul trasferimento a Grugliasco ma mai aveva dato indicazioni precise sul modello di sviluppo che la coalizione Pdl-Lega ha in mente per uno dei più importanti investimenti dei prossimi dieci anni, oggi al centro della campagna per le prossime regionali.
Andando a spulciare nelle pieghe del programma elettorale del Carroccio al capitolo «L’ospedale del Futuro» paragrafo «La governance tra Stato e Mercato» si legge: «Le conclusioni sono state quelle di definire la politica della spesa sanitaria con nuovi criteri di sostenibilità identificando l’area di mercato per il modello privatistico, definendo l’area di intervento pubblico-privato per valorizzare il servizio per l’utente. Si è convenuto di ottimizzare i costi interni dell’ospedale del futuro utilizzando formule privatistiche: il project financing, l’esternalizzazione di servizi, le società miste pubblico/privato».
«Una delle priorità – conferma l’oncologo Claudio Zanon, consigliere per la politica sanitaria di Cota – è riequilibrare la spesa sanitaria del Piemonte che è fuori controllo. Un ingresso del privato nella costruzione ma anche nei servizi di assistenza della Città della Salute è quanto mai necessario». Una liason che si estende anche alla ricerca e, ovviamente, all’indotto dell’industria bio-sanitaria.
«L’ospedale del futuro – si legge ancora nel programma della Lega – deve riuscire ad ottenere il supporto finanziario da parte del settore privato (singoli donatori, fondazioni, imprese con politiche di social responsability) non solo in modo passivo, ma attivo, proponendo il cofinanziamento di progetti e iniziative di forte valore scientifico e di impatto sociale».
L’idea del centrodestra per la Città della Salute è allora, oltre al sistema del project financing che consente di reperire i fondi necessari sul lungo periodo coinvolgendo imprese private, anche dare vita a una società mista «dove – spiega ancora Zanon – il pubblico mantiene la maggioranza per garantire l’impatto sociale del servizio sanitario ma il privato bilancia con una gestione più efficiente». Insomma un modello che è parente stretto del sistema sanitario lombardo dove i privati sono ormai i grandi protagonisti attraverso le convenzioni. Zanon però ci tiene a spostare l’attenzione dalla Lombardia: «Pubblico e privato si sono messi insieme a costruire ospedali anche a Sassuolo nella rossa Emilia Romagna o a Cortina». Lo schema di riferimento resta però il Centro Europeo di Ricerca Biotecnologica Avanzata targato Umberto Veronesi a Milano.
Nulla ancora di definito invece sulla localizzazione della Città della Salute. «Molto dipenderà – è l’opinione di Zanon – dalle risorse che avremo a disposizione e dalla partecipazione del governo all’opera. Ad oggi la strada più percorribile sembra quella di restare nell’area di Italia 61. Costruire un centro avanzato dove confluiranno i reparti ad alta specializzazione degli ospedali torinesi e contemporaneamente di restaurare i nosocomi esistenti, dal Regina Margherita al San Giovanni Battista».
«E ora che Cota – mette le mani avanti il deputato del Pd Stefano Esposito – dica chiaramente se la Città della Salute è il Cavallo di Troia per far arrivare in Piemonte un diverso modello di sanità, vedi quello lombardo. Fino ad ora, Bresso sulla Città della Salute è stata molto chiara. Dopo la presa di posizione del preside di Medicina Palestro, il centrodestra ci dica con chiarezza quali sono i privati che Moratti e Formigoni hanno suggerito e soprattutto indichino qual è l’area dove realizzare l’intervento. Ci raccontino insomma per intero il loro progetto anche perché l’università è un’istituzione di tutti e che non deve essere schierata nell’agone politico».