Pagato il coraggio di dire sì alla Tav

MAURIZIO TROPEANO – LaStampa
Il voto disgiunto che Mercedes Bresso considerava come arma che l’avrebbe portata alla vittoria l’ha invece condannata alla sconfitta. «Elettori dei Verdi e della Federazione della sinistra hanno votato per il partito e poi indicato come presidente il grillino Davide Bono», spiega la presidente. Stefano Esposito, parlamentare del Pd, calcola nello 0,80 per cento i voti mancanti per la «zarina» dalla sinistra radicale. La Bresso non dà i numeri, ma spiega di «aver pagato un prezzo alto al coraggio di dire sì alla Tav», e anche alla scelta di radicalizzare lo scontro da parte degli ultras del Sì Tav che «hanno attirato odio nei confronti del centrosinistra».
Chi sono? Lo stesso Esposito, ad esempio. Ma anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino e il presidente della Provincia, Antonio Saitta che hanno avuto, anche per le «cariche istituzionali che ricoprono un atteggiamento più radicale della Regione che nei fatti, però, ha sempre agevolato l’iter dei lavori». In questa confessione pubblica si ragiona sul fatto che forse non era il caso di organizzare la manifestazione Sì Tav al Lingotto o di processare gli esponenti di punta del Pd valsusino: «A volte esageriamo per cercare di prevenire le critiche degli avversari. Critiche che arrivano lo stesso, e dunque un atteggiamento più comprensivo verso i nostri sindaci che sono da soli al fronte sarebbe stato più utile».
La presidente si dice convinta che «non c’erano segnali di una simile disaffezione e di questo ribellismo montante». Difficile, però, sostenere che non c’erano indizi per arrivare al colpevole. Il comizio di Beppe Grillo in piazza Castello con l’intervento di Alberto Perino, uno dei volti della protesta No Tav, e pochi giorni dopo la saldatura tra il popolo viola e i comitati di valle nella manifestazione di Torino erano sotto gli occhi di tutti. Senza dimenticare che il video taroccato sul comizio di Bresso in Valsusa ha avuto 200 mila contatti su Internet tanto da costringere la presidente a fare una denuncia penale «perché chi mi conosce sa che non sono capace di augurare la morte ad una persona».
Probabilmente Bresso e il centrosinistra hanno sottovalutato il fatto che il No Tav potesse dar forza e forma all’incubo di un competitore presidente a sinistra, incubo che la Bresso pensava di aver risolto con l’accordo tecnico con la Federazione della Sinistra. Nell’analisi della Bresso, Grillo è stato in grado di attirare le varie anime del movimento No Tav, non solo valsusino, e di riuscire a fonderle il ribellismo urbano. Con il senno di poi «forse stringere un accordo di governo non solo con l’Udc ma anche con il Prc, così come fatto in Liguria, sarebbe stato più saggio».
E a chi gli ricorda che sono stati il Pd e Chiamparino a spingere verso questa soluzione, risponde così: «Il sindaco ha fatto molto per la mia campagna, più di quanto abbiamo fatto i dirigenti del Pd non direttamente impegnati in campagna elettorale». E aggiunge: «Non credo che con Chiamparino capolista sarebbero cambiate le cose, anzi avrebbe catalizzato gli strali dei No Tav e degli arrabbiati contro di noi. Sergio è un valore mentre il partito in questi cinque anni ha fatto tre o quattro manifestazioni sulle politiche regionali ma mai un manifesto».
In una sconfitta per poche migliaia di voti pesa anche questo. Così come pesa il fatto che «è stato praticamente impossibile parlare dei programmi». E aggiunge: «Non conta la politica ragionata ma quella urlata in una contrapposizione quasi jugoslava tra schieramenti contrapposti che si gridano addosso». Visto che c’è una piccola differenza tra le due coalizioni, «in presenza di un numero di schede annullate che solo in provincia di Cuneo supera quelle della Toscana, sarebbe giusto riconteggiare i voti».
Bresso, comunque, resterà consigliere regionale «anche se non so se guiderò l’opposizione perché vorrei trovare la formula per mantenere il mandato alla guida del Comitato delle Regioni: sarebbe un peccato perdere una simile opportunità visto che sono l’unica italiana alla guida di un organismo europeo».