Archive for aprile 2010


Senza Intesa, Siniscalco si ritira

aprile 30th, 2010 — 6:25pm

Marco Ferrante – Riformista

Domenico Siniscalco ha ritirato la propria disponibilità per il consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo, alla vigilia dell’assemblea della banca che si tiene stamane a Torino. Una nota diffusa dalle agenzie dice che Siniscalco si ritira «in polemica» con la Compagnia di San Paolo, primo azionista della banca, perché in due settimane, non è neppure riuscita a formulare una candidatura univoca per il ruolo che pure gli era stato proposto. L’ex ministro si è irritato per la pubblicazione sui giornali dei verbali della riunione della Compagnia del 14 aprile (ma lo vedremo più avanti).

Nella nota, Siniscalco ringrazia «il sindaco di Torino e tutti gli azionisti che hanno manifestato il loro apprezzamento, sostenendo la sua candidatura». Ironia molto siniscalchiana, dal momento che proprio l’apprezzamento del sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, espresso in una intervista a Repubblica parecchio criticata, aveva causato le reazioni anti Siniscalco degli altri grandi soci della banca, a partire dalla fondazione Cariplo, il cui presidente Giuseppe Guzzetti è stato sin dal primo momento apertamente contrario all’ipotesi di sostituire l’attuale presidente del consiglio di gestione di Intesa, Enrico Salza. E Chiamparino ha reagito alla decisione di Siniscalco dicendo: «Hanno prevalso i poteri forti».

A questo punto c’è un altro candidato indicato dalla Compagnia di San Paolo, Andrea Beltratti, che peraltro aveva ottenuto più voti di Siniscalco e che ha confermato ieri la sua candidatura alla presidenza. Benessia in un comunicato lo ha indicato come l’unico candidato per Torino. Elsa Fornero – vicepresidente della Compagnia, da oggi (la eleggerà l’assemblea) vice-presidente del consiglio di sorveglianza di Banca Intesa Sanpaolo, nonchè probabile componente del comitato nomine che designerà il consiglio di gestione – dice che la sosterrà. Ma si profila anche il ritorno in pista della candidatura Salza, a cui in molti guardano con interesse. Si vedrà nelle prossime ore.

Ma che cosa ha portato Siniscalco a ritirarsi? Breve riepilogo. Ieri mattina sono stati pubblicati dal Corriere della Sera e dalla cronaca torinese della Stampa i verbali della riunione del comitato esecutivo in data 14 aprile della Compagnia di Sanpaolo. In quella occasione Angelo Benessia, presidente della Compagnia, aveva forzato la mano. Aveva chiesto al comitato di esprimere una preferenza per il candidato torinese alla presidenza del consiglio di gestione di Banca Intesa Sanpaolo. Preferenza irrituale non prevista dalle procedure. Aveva chiesto anche di escludere Salza, presidente uscente, e proposto il ticket Siniscalco-Beltratti. Dai verbali emerge il netto no di Elsa Fornero, collega universitaria di entrambi, e di altri dissenzienti. La pubblicazione dei verbali, insieme all’emergere sempre più netto di una opposizione alla sua nomina dai vertici di Intesa e di alcuni azionisti chiave, hanno spinto Siniscalco ieri, alla vigilia dell’assemblea della banca, a sganciarsi da una vicenda che diventava sempre più imbarazzante. Gesto apprezzato da amici e avversari dell’attuale capo delle attività italiane di Morgan Stanley.

La rinuncia di Siniscalco produce due risultati. Il primo riguarda i nuovi assetti della banca. Il suo arrivo veniva considerato come un punto a favore del ministro dell’Economia Giulio Tremonti. I due hanno un rapporto travagliato, Siniscalco prese il suo posto al ministero dell’economia nell’estate 2004 quando Tremonti fu allontanato in uno scontro dentro la maggioranza. Ma con il tempo le cose si sono un po’ aggiustate. E l’attuale ministro considera l’economista torinese una persona amica e gradita. Né gli azionisti, né i vertici di Intesa Sanpaolo erano entusiasti di avere in banca un uomo in rapporti di vicinanza con il ministro. Va detto, peraltro, che Tremonti aveva espresso simpatia per la candidatura Siniscalco ma aveva anche aggiunto che non ne avrebbe fatto una malattia se non ce l’avesse fatta.

Primo provvisorio bilancio in attesa delle nomine della prossima settimana: il no di Siniscalco è una vittoria per Giuseppe Guzzetti, capo della fondazione Cariplo, arbitro degli equilibri azionari della banca, leader delle fondazioni raccolte nell’Acri, il primo a non avere apprezzato il tentativo di Benessia di imporre un nome non concordato con le altre fondazioni azioniste e seccato con Chiamparino per aver coperto da sinistra la scelta pro Siniscalco. Rafforza Corrado Passera, il quale non aveva mai fatto mistero di preferire Enrico Salza a Siniscalco. Sancisce il ruolo di autorità di ultima istanza in banca Intesa Sanpaolo di Giovanni Bazoli, il quale secondo alcune ricostruzioni, a un certo punto ha deciso di intervenire per ripristinare metodo di comportamento ed equilibrio tra gli azionisti. E indebolisce, ovviamente, la posizione di Benessia, presidente della Compagnia San Paolo e grande sconfitto della giornata di ieri. Il ruolo dell’avvocato torinese si ridimensiona nel suo tentativo di sfondare nel risiko economico e finanziario, e diventa molto vulnerabile nel quadro dei poteri torinesi, dove a questo punto si apre una fase di guerra, perché i vertici della Compagnia sono espressione del sistema produttivo e camerale e degli enti locali, che a Benessia chideranno conto.

Il deputato del Pd Stefano Esposito, avversario della Compagnia nella stagione Benessia, ieri ha chiesto le dimissioni del presidente per non aver saputo gestire questa fase. Il presidente della provincia di Torino, Antonio Saitta, piddino, chiede anche lui le dimissioni e la convocazione di un consiglio generale. Ma Stefano Esposito apre un fronte ulteriore. Nella sua nota dice di essere dispiaciuto per il fatto che il sindaco Chiamparino si sia lasciato trascinare in questa vicenda. Già. Perché da ieri a Torino si apre un caso Chiamparino. Era stato lui a volere Benessia alla guida della Compagnia, e – secondo le osservazioni dei suoi oppositori – gli aveva consentito di sganciarsi dal rapporto con il sindaco e con il Pd, e di avvicinarsi a Tremonti, soprattutto negli ultimi tempi in vista di una affermazione della Lega. Ed era stato lo stesso Chiamparino ad aprire le ostilità con Guzzetti con una intervista poco accorta in cui aveva dato la sua ricostruizione dei rapporti di potere intorno alla nomina dei vertici di Banca Intesa Sanpaolo. E in cui aveva sostenuto la bontà della soluzione Siniscalco, e per questo criticato da chi – per esempio, il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina – aveva contestato la validità politica di una soluzione che dal punto di vista di un pezzo del partito democratico regalava al ministro dell’Economia il vertice della prima banca operante sul territorio nazionale. Chiamparino ha reagito con una replica dai toni duri al passo indietro di Siniscalco. Ma alcuni osservatori rinvengono in quel passaggio in cui parla di «logica dettata da poteri forti e autoreferenziali, per i quali la politica è buona solo quando rafforza tale autoreferenzialità», quasi un riflesso di contaminazione leghista. «Certo che si apre un caso Chiamparino – dice Antonio Saitta al Riformista – e si chiude una fase nella vita del Pd». Due giorni fa, a Roma, in una riunione di parlamentari piemontesi del Pd sono emersi nervosismo e insofferenza generali nei confronti del sindaco.

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Bersani risponde a Travaglio ad Annozero

aprile 30th, 2010 — 12:31pm

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Parte l´attacco bipartisan al vertice della Compagnia

aprile 30th, 2010 — 8:16am

DIEGO LONGHIN – Repubblica

Le parole sono garbate, ma il senso è uno: il primo responsabile del pasticcio se ne vada. Il ritiro della disponibilità da parte di Domenico Siniscalco ad entrare nel consiglio di gestione della banca in contrasto con la Compagnia di San Paolo e con il presidente Angelo Benessia ha provocato un terremoto sotto la Mole. E le richieste di dimissioni arrivano da più fronti.

Il primo è il presidente della Provincia, Antonio Saitta, che aveva già criticato il sistema adottato da Benessia: «Non poteva che finire così. Il ritiro della candidatura di Siniscalco è la prevedibile conseguenza di una vicenda mal gestita fin dall´inizio da parte del presidente di Compagnia. Siamo ai dilettanti allo sbaraglio». E aggiunge: «Tragga le conseguenze del suo errore per consentire alla fondazione di aprire una nuova fase dove le realtà istituzionali, economiche e sociali abbiano realmente voce». Il sindaco Sergio Chiamparino non parla di assunzioni di responsabilità, ma di «incapacità di scegliere un candidato unico da parte della fondazione e di logiche dettate dai poteri forti».

Il coordinatore del Pdl, Enzo Ghigo, sostiene che la «Compagnia ci ha fatto fare una figura da cioccolatai». Il passo indietro arriva a poche ore dall´assemblea dei soci dell´istituto di Ca´ de Sass che si terrà oggi in piazza San Carlo. «Con il venir meno della candidatura di Siniscalco, Torino e il Piemonte hanno perso l´opportunità di candidare al vertice uno dei più importanti istituti del Paese una figura che avrebbe impersonificato la difesa della torinesità», sottolinea Ghigo. E aggiunge: «Resta lo sconcerto per il modo in cui questa candidatura è stata gestita. Spero che di questo fallimento qualcuno voglia assumersi le responsabilità che gli competono».

Sulla stessa lunghezza d´onda il numero uno del Pd regionale, Gianfranco Morgando, anche lui critico sul metodo: «I vertici della Compagnia di San Paolo dovranno assumersi le responsabilità di questa vicenda che si può sintetizzare come un duro colpo al ruolo di guida che Torino giustamente ambiva a svolgere nella governance della più grande banca italiana. Il Piemonte esce indebolito». Secondo Morgando «l´unico modo per aprire una fase nuova, anche per le scelte più urgenti di definizione degli assetti, tra Torino e Milano», sono le dimissioni di Benessia. Tra i critici della prima ora anche l´onorevole Stefano Esposito del Pd: «Benessia tragga le conseguenze del suo disastro, il maggior azionista deve avere un rappresentante più autorevole e credibile. Peccato che il sindaco Chiamparino si sia fatto trascinare nella peggiore vicenda della storia della Compagnia».

Il presidente della Compagnia non sembra però intenzionato a fare passi indietro. Anzi. Sostiene che esiste un secondo candidato, il professore bocconiano, Andrea Beltratti, «che esprime appieno la giusta valenza della torinesità». Non solo per questioni anagrafiche, «ma per la capacità di comprendere le esigenze del territorio, specie quelle delle famiglie e delle piccole e medie aziende che sono la clientela classica della Biverbanca della quale è consigliere di amministrazione». Ora i giochi sono più aperti che mai e in molti credono che le possibilità di un ripescaggio di Enrico Salza siano molto probabili.

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Cota lascia l´aula sul caso Eutelia Il Pd accusa e lui annuncia la cassa

aprile 28th, 2010 — 8:04am

SARA STRIPPOLI – Repubblica

Roma-Torino e ritorno. Il primo scontro fra il presidente e la sua opposizione parte da Montecitorio, rimbalza a Palazzo Lascaris e torna nella Capitale. Nel suo ruolo di capogruppo del Carroccio alla Camera, ieri il neo governatore Cota è uscito dall´aula mentre si votavano gli emendamenti del Pd a sostegno dei lavoratori di Eutelia e Phonemedia, un gesto che non è piaciuto affatto a Pierluigi Bersani («Cota nella sua regione ha i dipendenti di quei call center e che ha fatto? È uscito») e ha prodotto la reazione immediata del neo capogruppo regionale del Pd Aldo Reschigna: «Non si può, a Torino, dichiarare ai lavoratori che rischiano il posto di lavoro e a Roma non votare provvedimenti a loro sostegno». Un doppio binario insomma, una personalità duplice, incalza ancora il capogruppo: «Come si fa a lavarsene le mani a Roma e poi in Piemonte ergersi a paladino degli stessi lavoratori?». Pochi minuti e arriva la risposta del governatore: «La gente non mangia con le strumentalizzazioni di Bersani – replica Cota – Entro lunedì, dopo una sola settimana dal mio insediamento, saremo in grado di provvedere con la cassa integrazione in deroga per Eutelia. Faremo quello che per otto mesi non ha mai fatto Bresso». Bersani ha perso una buona occasione per tacere, conclude con una sferzata il presidente in carica, «il suo emendamento era inutile, una norma manifesto per fare polemica». L´ultima parola è dell´onorevole Stefano Esposito, ancora da Roma: «Cota ci spieghi dove troverà i soldi per la cassa integrazione in deroga, visto che ha appena dichiarato che gli mancano 100 milioni per quella già assegnata al Piemonte». Il neo governatore farebbe meglio ad informarsi prima, incalza l´onorevole del Pd: «La Regione non poteva assegnare la cassa integrazione in deroga perché l´azienda non era commissariata. Il commissariamento è arrivato solo qualche giorno fa».

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COTA SI INFORMI MEGLIO PRIMA DI ATTACCARE BERSANI E IL PD

aprile 28th, 2010 — 8:03am

Oggi nell’aula di Montecitorio ho chiesto al Presidente Cota e all’assessore Rosso di avere lo stesso atteggiamento in Piemonte e nella capitale, e di votare quindi il nostro emendamento sulla estensione della cassa integrazione ai lavoratori Eutelia e Phonemedia, come chiediamo senza risposte da mesi. Cota ha risposto uscendo dall’aula, e attaccando Bersani e Bresso. Si informi meglio: La Regione Piemonte non poteva assegnare la Cassa integrazione in deroga perchè l’azienda non era commissariata. Il commissariamento è arrivato solo qualche giorno fa. Per questo il PD, primo firmatario Bersani, aveva presentato nei mesi scorsi un disegno di legge e la bozza di un decreto per comprendere nella cassaintegrazione questa tipologia di aziende. Ma il governo, sostenuto da Cota, non l’ha voluto varare, bloccando la Cig per Eutelia e Phonemedia. Ora Cota annuncia da lunedì la cassa in deroga. A noi farebbe piacere per i lavoratori, ai quali noi siamo stati vicini in questi 9 mesi. Ma ci spieghi dove troverà i soldi per pagarla, visto che lui stesso ha denunciato pochi giorni fa che mancano già 100 milioni per pagare le casse in deroga già assegnate”.

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Film Commission, il no di Coppola blocca il bilancio

aprile 27th, 2010 — 9:11pm

FEDERICO MONGA – RAPHAËL ZANOTTI – LaStampa

Rinviato il bilancio di Film Commission. La motivazione: non quadrano i conti di una controllata della società presieduta da Steve della Casa.

Il neoassessore regionale alla Cultura Michele Coppola, al primo vero incontro con il mondo della cultura torinese, ha voluto dare subito un segnale su come intende operare per il futuro: «Ci sarà una particolare attenzione ai costi perché non possiamo più permetterci, utilizzando risorse pubbliche, di sostenere iniziative che non garantiscano ricadute sul territorio».

L’ostacolo all’approvazione del bilancio della Film Commission si chiama Fip, una società di investimenti partecipata per l’82% da Film Commission e per il 18% dalla società di produzioni americana Endgame. La società doveva investire in film internazionali che avessero una ricaduta economica sul territorio, ma per ora sembra aver solo drenato soldi pubblici. Il primo anno ha collezionato 450 mila euro di debiti e deve 5 milioni di euro alla Film Commission, prestito che prima è diventato infruttifero (la Film Commission ha rinunciato agli interessi) e poi addirittura è stato autoridotto dal creditore (un «regalo» alla Fip da 700 mila euro).

Sembra di essere tornati ai tempi della Lumiq, la disastrosa operazione finanziaria su cui la procura aveva aperto un’indagine (peraltro non pervenuta a nulla). Le analogie sono parecchie e anche le persone coinvolte ritornano spesso. Per capire, però, bisogna fare un passo indietro, anno 2005. All’epoca, la Lumiq è una società misto pubblico privata che vede una partecipazione del Virtual Multimedia Park e della società di produzione americana Endgame, il cui referente italiano è Ignazio Moncada, ex socialista legato ai «laganghiani». La Lumiq è in crisi nera, è piena di debiti, ma a salvarla ci pensa il Virtual Multimedia Park che acquista le quote del privato.

È un bagno di sangue, dal punto di vista economico, e le lamentele della politica, sia di minoranza che di maggioranza, si sprecano. A compiere la ricognizione sulla Lumiq per conto del pubblico è lo studio Hammonds Rossotto che dà disco verde: l’operazione è economicamente interessante. Hammonds Rossotto si è avvalso, per lo studio, della consulenza di un manager della A&G Consulting. Si tratta di Fabio Massimo Cacciatori, che poco tempo dopo verrà nominato proprio direttore del Virtual Multimedia Park.

Mentre Stefano Esposito, oggi deputato del Pd, lancia strali sull’operazione di salvataggio che portano all’apertura dell’inchiesta in procura, dalle ceneri della Lumiq nasce il progetto Fip.

Non tutti ne sono entusiasti. Per esempio la Finpiemonte, finanziaria regionale guidata da Mario Calderini, storce il naso e si defila. Ma il progetto è fortemente voluto dall’allora assessore Andrea Bairati e va avanti. Le trattative con la Endgame vengono condotte dallo studio Hammonds Rossotto. Garante per la Endgame è sempre Ignazio Moncada.

Nella Cda della Fip oggi siedono Fabio Massimo Cacciatori e Giulia Marletta, referente di Moncada già ai tempi della Lumiq quando aveva una consulenza con il Virtual di 90.000 euro l’anno per tenere aperto l’ufficio di Los Angeles degli studios.

Ma la Fip, ha mai prodotto qualcosa? «La società è diventata operativa nel febbraio del 2009 – spiega Cacciatori – Abbiamo 30-40 progetti sulla scrivania, ma per ora solo uno è partito. Si tratta di “Black to the moon”, un cartoon che ha per protagonista una pecora che tenta di andare sulla luna ma che viene ostacolata da un cane».

La scaramanzia non è di casa nella Torino cinematografica. Basti pensare che il tracollo finanziario del Virtual viene imputato al film di animazione «Donkey Xote», storia di un somaro che combatte contro i mulini a vento. Un’eredità della Lumiq.

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CENTRO SINISTRA, SERVONO ALLEANZE CREDIBILI

aprile 27th, 2010 — 7:50am

Le alleanze politiche sono credibili quando sono credibili agli occhi degli elettori. E la legittimazione dei fischi e dell’intolleranza verbale nei confronti di esponenti delle istituzioni – anche se di schieramento avverso al proprio – durante la manifestazione del 25 aprile a Torino non fanno che confermare la posizione di coloro che, all’interno del PD, sostenevano recentemente la difficoltà a stringere alleanze di Governo con partiti che fanno dell’estremismo e del massimalismo la loro cifra politica. Il PD è credibile se riesce a costruire alleanze trasparenti. Le ammucchiate sono perdenti di fronte all’elettorato e poco credibili per chi si candida a governare

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DDL CIG: BOCCIA (PD), GOVERNO IMMOBILE, DA NOI PROPOSTE CONCRETE

aprile 24th, 2010 — 9:50am

“Mentre la maggioranza si spacca e il Governo è immobile di fronte alla crisi, il Pd propone vie d’uscita per quel pezzo consistente della nostra società che subisce i drammatici effetti della crisi: nelle nostre proposte c’è solo la volontà di sostenere i più deboli attraverso piccoli sforzi da parte di chi ha di più. Siamo pronti da subito a ritornare in commissione per un confronto parlamentare che porti ad approvare misure concrete”.

Lo ha affermato in Aula Francesco Boccia, coordinatore delle commissione Economiche del gruppo del Pd, durante la discussione del Ddl sugli ammortizzatori sociali.

“Non sono rinviabili misure di sostegno ai redditi e di tutela per chi non arriva alla fine del mese: il Governo dice che non ci sono risorse? Non è così”, ha aggiunto Boccia, spiegando il contenuto del principale emendamento del Partito Democratico.

“Noi diciamo che è possibile trovare le risorse per allungare la Cassa Integrazione da 12 a 24 mesi attraverso un modesto contributo di solidarietà per la parte dei redditi eccedente i 200mila euro. Si tratta di una misura possibile e urgente, il Governo non si giri dall’altra parte. Inoltre, non è rinviabile un confronto parlamentare su un provvedimento che riguardi le tasse per gli speculatori: così saremmo un Paese più giusto, che tutela risparmio, bot e cct come avviene nel resto dell’Europa ma sostenendo davvero chi è in difficoltà. Anche su questa proposta la destra non stia in silenzio: apra subito un confronto per approvare una legge al più presto”.

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Scrittori, imprenditori e politici ecco gli altri emergenti under 40

aprile 22nd, 2010 — 8:47am

DIEGO LONGHIN e SARA STRIPPOLI – Repubblica

Il neo presidente della Regione Piemonte Roberto Cota

Ricordate il “patto Luca Josi”? La proposta dell’imprenditore appariva allora quasi come una provocazione: farsi da parte a sessantanni per lasciare qualche chance ai giovani. Era solo tre anni fa e in ogni campo i veterani con tante lune sembravano inamovibili. Cosa direbbe oggi vedendo il quarantenne Cota governatore e il trentenne Elkann presidente della Fiat?

Tre anni fa, che fosse impresa o politica, il potere era tutto saldamente nelle mani dei soliti noti. Non è certo un caso che fra i firmatari piemontesi di quel patto ci fosse anche il neo assessore regionale alla cultura Michele Coppola, 37 anni, che all’epoca scalpitava un po’, convinto che il suo turno sarebbe arrivato solo dopo la conquista di una testa brizzolata. Tre anni dopo parrebbe che i trentenni siano invece riusciti ad aprire la breccia e sembra che questa volta siano i cinquantenni a sentire le gambe tremolare.

La svolta è arrivata negli anni 10, improvvisa. In pochi mesi una doppietta che dodici mesi fa nessuno avrebbe potuto prevedere. A fine marzo la faccia del quarantenne Cota si sovrappone a quello di Mercedes Bresso e adesso è John Elkann, trentaquattro anni, a prendere il posto di Luca Cordero di Montezemolo, che pure non può essere accusato di avere perso quel suo aspetto di eterno giovanile bon vivant.

Ieri, durante la presentazione della nuova giunta regionale, Roberto Ravello, che di anni ne ha solo trentatré e ha fatto un grande balzo dal consiglio comunale al ruolo di assessore regionale all’Ambiente, riceveva molte pacche sulle spalle: “Chi l’avrebbe mai detto che dalle interpellanze contro Nanni Moretti saresti approdato a piazza Castello?”.

Lui sfoggiava un sorriso raggiante ma chiedeva con modestia di concedergli un po’ di tempo prima di emettere verdetti sul suo conto. Con i suoi trentanove anni Barbara Bonino, delfina di Agostino Ghiglia e con anni di esperienza come capogruppo di opposizione in Provincia, potrebbe essere quasi considerata border line. In questo scenario, non ancora quarantenne, corre il rischio di essere messa anche lei fra i navigati della politica. E naturalmente c’è Elena Maccanti, efficiente coordinatrice della campagna elettorale della Lega che ancora oggi in Regione tutti salutano come una dei tanti portavoce dei gruppi politici di Palazzo Lascaris. In pochi anni una carriera fulminante. Chi non si capacita liquida la questione attribuendo i meriti alla Lega dei principianti assoluti: un partito che dovendo espandersi in fretta ti dà opportunità di crescere.

Passando da piazza Castello in via Fanti, il volto del rinnovamento è quello di Alberto Dal Poz, che nel suo passato vanta già la presidenza dei Giovani industriali. Trentasei anni, ingegnere, ha fondato la Comec, azienda meccanica che di recente è sbarcata negli States. Si prevede un futuro ricco di successi per Alberto Bertone, rampollo della famiglia di costruttori di Borgaretto. Coetaneo del neo presidente della Regione, Alberto ha lanciato con successo il marchio dell’acqua Sant’Anna e siede anche nel Consiglio di indirizzo della Fondazione Crt. Altri incarichi prestigiosi, si dice, lo attendono. Nell’elenco dei professionisti giovani compare ancora il quarantenne Stefano Ambrosini, professore ordinario di diritto commerciale ed esperto capace di traghettare, insieme agli altri commissari, l’ex Carrozzeria Bertone in Fiat e salvare 1.300 posti di lavoro. Giovanissimi anche i nuovi scrittori, come Christian Frascella, nato nel 1973, con il suo “Mia sorella è una foca monaca”, 40 mila copie vendute e un film in preparazione. Si sono già chiuse le riprese di “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano, classe 1982, un premio Strega nel palmares.

L’intuizione è stata la grande forza, invece, di Guido Martinetti e Federico Grom che all’età di 28 anni puntavano tutto sulla valorizzazione degli ingredienti di qualità e lanciavano la prima gelateria artigianale Grom. Oggi, quando di anni ne hanno appena 35 anni, il marchio è presente in 22 città italiane, a Parigi, New York e Tokyo.

Tanto alzano la testa, che adesso i trenta-quarantenni non si vietano neppure sogni come lo scranno di sindaco. Non è un mistero che si parli di Coppola o di Maccanti come possibili candidati per il 2011. Nessuno di loro nega le ambizioni, nessuno scuote la testa come di fronte ad una impossibile chimera. Resta da capire cosa accadrà nel centrosinistra, dove a questo punto la lista dei candidati potrebbe arricchirsi di qualche nominativo di anti-Coppola.

Già è girato il nome del quarantenne onorevole Pd Stefano Esposito, ma l’età potrebbe scendere ancora se anche i trentenni del Pd dovessero passare all’incasso e insistere per dare un segnale. Uno sfidante della coppia Coppola-Maccanti potrebbe essere Stefano Lo Russo, attuale coordinatore della segreteria regionale del Pd e docente al Politecnico, trentacinque anni nel 2009. O forse Paola Bragantini, trentasei anni, presidente della V circoscrizione, da tempo in tutti gli elenchi di chi è ad un passo da uno scatto in avanti.

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lettera a me stesso

aprile 21st, 2010 — 4:54pm

Dopo la sconfitta, di misura, del Centro Sinistra alle elezioni regionali, si è avviata la discussione sul prossimo Sindaco di Torino. La scelta che siamo chiamati a fare richiede una grande dose di consapevolezza e di responsabilità da parte di tutti coloro che vogliono dar vita ad un nuovo ciclo di governo, che a partire dagli ottimi risultati delle giunte Castellani-Chiamparino, presenti alla città un progetto di innovazione. Se questa premessa è condivisa si tratta di analizzare se le prime mosse, soprattutto da parte del PD, vadano nella direzione giusta. Vorrei provare ad evidenziare alcuni avvenimenti che la città sta osservando, apparentemente in modo distaccato, che a mio avviso, sono e saranno determinanti nell’individuazione e nella proposta che sarà la base per individuare il nuovo Sindaco e la squadra che lo accompagnerà.

Il primo di questi avvenimenti è ciò che sta avvenendo in casa Fiat; il cambio alla presidenza rappresenta una innovazione ma credo che la vera rivoluzione stia nell’annunciato spin-off dell’auto e nella nascita di un vero gruppo internazionale e globale che sarà quotato, con ogni probabilità, alla Borsa di New York e non a quella di Milano. Non è una critica, semplicemente la presa d’atto che il tema del futuro dell’automobile italiana così come l’abbiamo conosciuta fino ad ora sarà deciso all’interno di una logica globale, dove Torino potrebbe non essere più determinante. Se a questo aggiungiamo la totale assenza di una politica industriale sull’auto da parte del Governo italiano, a differenza per esempio di Germania e Francia, la necessità di un nuovo approccio sul dossier Fiat mi pare obbligato. Non può più bastare la richiesta generica di garanzie sul futuro di Mirafiori, rischiamo di assistere al suo progressivo ridimensionamento e ad una politica di riduzione del danno nei confronti della parte più debole della catena, operai-impiegati e PMI dell’indotto.

Se a questo aggiungiamo la grande massa di persone che già oggi hanno perso la loro occupazione, l’allarme lanciato da Cota sulla mancanza di risorse, 100 milioni per il 2010, per garantire la CIG, risulta evidente la impellente necessità di riempire di concretezza gli slogan per una Torino internazionale e solidale.

Sempre su questa falsa riga come non riflettere sulla partecipazione di 7000 candidati all’ultimo concorso del Comune di Torino per 10 posti da assegnare.

Fra quei 7000 vi sono straordinarie competenze e probabilmente c’è una parte consistente del futuro della nostra città, le nuove generazioni, che come appare evidente, vengono frustrate e umiliate nella ricerca di un’occupazione che appare più come un miraggio che come una speranza.

Se togliamo anche la speranza a questa generazione, se non troviamo tutti insieme un’idea, le paure e le insicurezze sulle quali il Cento destra ha costruito il proprio consenso non potranno che aumentare e consolidarsi. A noi viene chiesta una prospettiva e una nuova speranza; questo a mio avviso farà la differenza.

E allora, stiamo dando questa sensazione a chi ci osserva? Al momento no. Quello che si vede è un partito piegato dalla sconfitta, dove si affollano candidati alla carica di Sindaco di cui poco si sa e di cui non si conosce un barlume di progetto. Per evitare inutili polemiche, parlo di me prima di tutto, di Tricarico, Gariglio, Placido, Giorgis, Airaudo, Rossomando, Bragantini, Lo Russo, La volta, Boccuzzi ecc. Spero che nessuno si offenda per essere stato citato o dimenticato.

Eppure io sono convinto che queste persone e altre, se venissero vissute come una squadra, che gioca coesa e si apre ad un confronto non formale con la società torinese, potrebbero essere il vero motore di quel cambiamento e di quella innovazione politica e culturale di cui non solo Torino ha un disperato bisogno. Perché questa speranza si trasformi in realtà è necessario un prerequisito, rispettarsi reciprocamente e riconoscersi, scegliendo la strada del confronto e non quella dello sgambetto, sapere che tra noi potrebbe emergere l’uomo o la donna che sarà il prossimo candidato Sindaco, oppure che con il nostro lavoro potremmo individuare una figura che oggi non ci immaginiamo. Questa per me è il primo e fondamentale passo per costruire quel patto generazionale sul quale improntare una nuova stagione per la nostra città.

Io sono interessato a questo percorso, non credo che tra di noi esistono fuoriclasse, sono certo che i nostri concittadini sarebbero interessati ad un confronto con noi. Se invece la strada sarà quella della competizione e delle lotte intestine, oppure l’idea che in qualche sede o salotto chiuso si possano prendere le decisioni, temo che oltre a buttare al vento una straordinaria opportunità per dare ruolo ad una generazione rischiamo di mettere a rischio il proseguimento della straordinaria esperienza di Governo avviata nel 1993.

Naturalmente una nuova generazione politicamente esiste se dà risposte ai problemi nuovi che si affacciano. Torino è alla fine di un ciclo amministrativo. Sono giunti o stanno giungendo a compimento antichi progetti (Piano Regolatore, passante ferroviario, Olimpiadi, valorizzazione e/o cessione del patrimonio comunale) che hanno trasformato in meglio la città, mentre si affacciano nuovi scenari a cui non corrisponde ancora un convincente progetto di governo.

Il progressivo venir meno del ruolo della Fiat, e in genere di tutta l’industria manifatturiera, impone di immaginare un nuovo sviluppo, che abbia al centro ricerca ed alta tecnologia, industria verde, servizi di logistica.

La competizione globale chiede alla città un salto di qualità: è necessario un piano di ammodernamento di reti e infrastrutture, che, coinvolgendo capitali pubblici e privati, salvaguardi criteri di equità territoriale, come garanzia di sviluppo equilibrato.

Le difficoltà finanziarie dei prossimi anni impongono un serio ripensamento del welfare cittadino, che non significa necessariamente una riduzione del livello dei servizi, ma certo una loro diversa organizzazione e gestione.

La dimensione, infine, in cui tutti i problemi andranno affrontati con un coinvolgimento non formale ma sostanziale con i comuni della cintura metropolitana.

Queste considerazioni le rivolgo innanzitutto a me stesso, ma sono l’agenda politica per ciascuno di noi nei prossimi anni. Vorrei che tutti fossimo animati da una speranza e da un sogno; dopo la stagione, anche gloriosa, interpretata dalla generazioni nate prima del 1960, costruire lo spazio perché le generazioni nate dopo allora possano dimostrare di avere gambe e fiato e cervello per governare la cosa pubblica senza temere il confronto.

Grazie per la vostra attenzione.

Roma, 21 aprile 2010

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