Una sconfitta grave, bisogna rinnovare

MAURIZIO TROPEANO – LaStampa
Forse l’unica cosa di cui Gianfranco Morgando si pente è quella di «aver clamorosamente ignorato, nella formazione delle liste, il processo di rinnovamento dei gruppi dirigenti». Per il resto «rifarei tutto». Anche perché la scelta di allargare l’alleanza all’Udc e di riconfermare Mercedes Bresso è stata condivisa da tutti. Ma siccome Morgando conosce bene la pancia dei dirigenti del suo partito, spiega alla segreteria regionale riunita ieri di essere pronto a farsi da parte nel caso ci fossero molti pronti a contestarlo.
Lo dice con un linguaggio democristiano – «affiderò al dibattito della direzione il compito di verificare le condizioni per la prosecuzione del nostro lavoro comune» – che suona anche come un richiamo alla collegialità di quelle scelte. E ad oggi non c’è nessuno che vuole o può criticare. Anche perché Morgando non lascia margini: «E’ una sconfitta grave perché consegna il Nord all’egemonia della Lega». Una sconfitta che non può che ricadere sulle spalle del Pd – «non siamo riusciti a spiegare quale contraddizione ci fosse tra la presidenza Cota e un Piemonte aperto e moderno» – che continua ad avere un problema: motivare e mobilitare il proprio elettorato prima ancora di conquistare elettorato altrui.
Morgando, a differenza di altri esponenti del partito, non attacca direttamente la Bresso anche se si toglie alcuni sassolini dalle scarpe: «E’ un po’ mancato l’effetto giunta, cioè la capacità dei risultati dell’azione amministrativa di incidere sul consenso elettorale». E poi difende il partito che la «zarina» aveva chiamato in causa per il risultato negativo: «Sarebbe ingeneroso e francamente incomprensibile attribuire al disimpegno del Pd responsabilità nella sconfitta elettorale».
Sullo sfondo resta il tema del rinnovamento. Da questo punto di vista la prima scadenza interna è quella del rinnovo della carica del segretario provinciale. Morgando giudica positivamente la possibilità di scegliere il nuovo segretario provinciale con il metodo delle primarie. E poi ci sono le comunali del 2011. Ieri il segretario regionale ha avuto un lungo colloquio con il sindaco Sergio Chiamparino, che si è detto «interessato e disponibile a collaborare con il partito per trovare le soluzioni migliori per restare al governo di Torino che diventerà una delle sfide politiche più importanti dell’anno prossimo».
Questo però è il futuro. Nell’immediato c’è la necessità di digerire la sconfitta delle regionali. Se Morgando è cauto nell’accusare la Bresso, altri esponenti del partito sono più espliciti nell’accusare la presidente uscente. E’ il caso dei parlamentari Giorgio Merlo e Stefano Esposito: «La sconfitta in Piemonte è anche il frutto di una non sufficiente conoscenza di ciò che ha prodotto in questi anni la Giunta regionale. Non si spiega altrimenti la vittoria, quasi schiacciante, del centrodestra in tutte le province, salvo Torino».
Analisi simile a quella di Giuseppe La Ganga: «Quando alle politiche 2008 apparve in tutta evidenza che nelle province il centrodestra sfondava, circondando Torino, fu posto il problema di riorganizzare la giunta regionale. Meno tecnocrati e “yes-men”, più politici con il compito di lavorare sul territorio. La presidente preferì confermare in toto la sua squadra alla prova del voto, e ne esce quasi ridicolizzata». Da qui l’accusa alla «zarina» di «avere un’idea elitaria della politica, travolta dal ruspante populismo della Lega, che è cosa ben diversa da quello mediatico di Berlusconi».
La resa dei conti interna al Pd, insomma, è rinviata anche se c’è chi è intenzionato a mettere sotto accusa Gioachino Cuntrò per il doppio ruolo giocato in questa campagna elettorale condotta come segretario provinciale e candidato alle regionali. Ma Cuntrò non ha intenzione di farsi da parte – «si tratta di due piani separati» – e oggi nella riunione della segreteria analizzerà un voto che vede «Torino come l’unica provincia dove il centrosinistra vince e dove, grazie all’azione della segreteria provinciale, la coalizione ha vinto le comunali a Venaria e si sta giocando la partita di Moncalieri». E a chi invoca il rinnovamento replica: «La vittoria non è casuale e arriva perché abbiamo iniziato a rinnovare la nostra azione politica senza badare all’età anagrafica dei dirigenti».