I vecchi si facciano da parte o nel Pd sarà battaglia

BEPPE MINELLO – LaStampa

Bravo Montagna: i padri devono lasciare il posto ai figli». Ma Stefano Esposito, quarantenne onorevole Pd alla sua prima legislatura e gran manovratore dei democratici torinesi, va oltre le parole del giovane primo eletto al Comune di Moncalieri: «Se i padri, ingenerosamente, non faranno un passo indietro allora sarà battaglia». Niente di sanguinoso, per carità. Piuttosto lo sguardo è rivolto al toscano Matteo Renzi che fa la «battaglia contro il partito, vince le primarie e conquista Firenze».
Addirittura bisogna guardare fino a Firenze?
«Macchè, basta seguire cosa sta accadendo nel centrodestra. Sento i nomi che circolano per gli assessorati: Coppola, Porchietto, Ravello, Maccanti, Bonino, gente di 30-40 anni, e provo invidia. E come se non bastasse, Ghigo dichiara che per il prossimo anno dovranno trovare un candidato giovane per il Comune. Stanno facendo ciò che il Pd avrebbe dovuto fare da tanto tempo»
E invece cosa fa?
«Parla. Parla di rinnovamento ma quando c’è da fare scelte per incarichi importanti salta sempre fuori la necessità dell’autorevolezza. Una parola vuota che però porta sempre alle stesse persone cresciute e formatesi negli Anni ‘60 o, quando va bene,‘70.»
Facciamo qualche nome?
«Non voglio personalizzare, ma limitandoci alla giunta comunale penso alla Sestero, a Alfieri, a Viano. Quando Chiamparino nominò la sua squadra gli chiesi un profondo rinnovamento. Si limitò a inserire Ilda Curti e a confermare Tricarico. Diamo un’opportunità alle generazioni degli Anni ‘80 e ‘90 di misurarsi con l’amministrazione, devono avere la possibilità di essere riconosciute».
Scusi, ma lei è un parlamentare a soli 41 anni…
«Vero, e come me sono Boccuzzi o Anna Rossomando, ma siamo dei cooptati. E di giovani come me ce ne sono tanti altri, dai Lavolta ai Cassiani, dai Lubatti ai Lorusso. Invece…»
Invece?
«Invece si va avanti per chiamata e alla fine nei posti di comando, dove si gestisce il potere che crea consenso, finiscono sempre quelli della generazione più vecchia e i risultati, senza voler infierire su nessuno, li abbiamo sotto gli occhi. Ben pochi assessori regionali sono stati eletti. Tra loro la Pentenero, che trattavano con ironia».
Lei prima citava l’esempio della giunta comunale. E per quanto riguarda la corsa alla successione di Chiamparino?
«Lo stesso. Il tema è ovviamente sulla bocca di tutti e cosa sento da persone che rispetto tantissimo? Che dobbiamo individuare “una figura aurorevole”. Sa cosa vuol dire? Che si finisce su Fassino o su Violante. Ma questa non sarebbe una soluzione».
E quale sarebbe la soluzione?
«Che i giovani del partito, da quelli che citavo prima ai Tricarico, a me stesso, a quelli che hanno partecipato alle Regionali, come Gariglio, Placido, Laus, alcuni dei quali hanno affrontato il test-elettorale illudendosi che fosse una sorta di pre-selezione per le primarie da sindaco, mettano insieme idee e progetti e facciano un patto affinchè la cifra del futuro sindaco sia quella di avere 40-45 anni, possibilmente politico anche se su questo non chiudo. Un’impostazione che fa a pugni con le teorie di Castellani»
Perchè?
«Perché è ora di finirla che ci spieghino cosa dobbiamo fare: la loro stagione, peraltro con ottimi risultati, è finita. C’è bisogno di una rottura. La sconfitta della Bresso ha chiuso il ciclo apertosi nel ‘93 con l’allenza fra borghesia illuminata e popolo. Un patto che va riscritto abbandonando stucchi e salotti e scendendo nuovamente in strada».
Al sindaco Chiamparino, ai segretari Morgando e Cuntrò cosa chiede?
«Ciò che ha detto Sergio sul Pd è un bel cambiamento rispetto al Chiamparino solitario e autosufficiente che conoscevamo. Non concordo con chi parla di dimissioni per i segretari, ma abbiamo il tempo per dare un segnale di rinnovamento. A partire dalle province dove la classe dirigente e gli eletti sono ancora quelli di 20 anni fa: più che essere generosi e fare spazio ad altri, dovrebbero avere il senso del limite».