Pagamenti più veloci o le imprese muoiono

MARINA CASSI – LaStampa
E’ insolitamente drastico il segretario della Cna di Torino Paolo Alberti: «Spero che la politica si renda conto che deve intervenire adesso; se aspetta ancora un po’ lo farà quando le imprese saranno decotte o fallite». Non c’è niente da fare, ma i ritardi che le aziende – soprattutto piccole e medie – subiscono stanno rischiando di dare il colpo di grazia in una fase di crisi che ha tagliato i fatturati, azzerato i ricavi e fatto lievitare fino a tempi scandalosi i pagamenti. E così nella moderna sede di via Millio, di fronte alla Fondazione Sandretto, la Cna ha convocato per stasera Stefano Esposito, deputato Pd, Michele Vietti, deputato Udc, Gilberto Pichetto Fratin, senatore Pdl. Con loro – e con una serie di tecnici – vogliono discutere di come uscire da una situazione ormai giudicata insostenibile. Guardando, ancora una volta, ai modelli di altri Paesi europei come Francia e Spagna dove, ad esempio, dal 2013 ci sarà l’obbligo per la Pubblica Amministrazione di pagare a 30 giorni, con una fase transitoria che fissa i pagamenti entro i 55.
L’occasione c’è: l’Unione Europea sta cambiando la vecchia Direttiva del 2000 e chiede agli Stati membri di garantire che le amministrazioni pubbliche paghino le fatture relative a forniture e servizi entro un mese, salvo deroghe particolari. Dice Alberti: «Quella direttiva dovrà essere recepita e allora si colga l’occasione per estendere i termini di pagamento anche tra privati e per cambiare la precedente legge sulla subfornitura del 1998 che non ha funzionato».
L’emergenza è particolarmente drammatica in Piemonte e soprattutto a Torino. Alberti traccia un quadro spaventoso: «Qui va tutto peggio perché c’è una cultura ormai consolidata ricavata dal vecchio modello Fiat e di un gruppo di altre grandi aziende e la crisi ha aggravato questa tendenza a scaricare sui piccoli». Racconta: «A Torino a fronte di pagamenti concordati a 60-90 giorni, si assiste a ritardi di incasso fino ai 180-250 giorni. I piccoli subiscono questa situazione, simile allo strozzinaggio nell’usura, senza intravedere vie d’uscita. Anzi in alcuni casi sono costretti a praticare degli sconti sul prezzo pattuito pur di ridurre i ritardi di riscossione, in base al vecchio detto “pochi, maledetti, subito”».
E denuncia: «Molte medio-grandi aziende utilizzano la strategia del ritardato pagamento in modo deliberato, come leva di finanza aziendale, sapendo di non pagare alcun prezzo. Inoltre la riduzione degli impieghi bancari, un meno 10% nel 2009, amplifica la carenza di liquidità e limita la possibilità dei piccoli di ricorrere agli affidamenti per compensare gli allungamenti degli incassi».
E allora la Cna lancia un appello alla politica: «Ora o mai più». E indica una serie di proposte. Spiega Alberti: «Chiediamo che la proposta di Direttiva intervenga per tutelare anche i pagamenti tra i privati e che si costituisca un tavolo bipartisan tra le forze politiche più rappresentative per elaborare una proposta di legge che superi i limiti della legislazione esistente». E c’è un altro punto: «Vista l’inapplicabilità del ricorso alla giustizia per ottenere i decreti ingiuntivi, chiediamo ai deputati europei e ai parlamentari piemontesi di fare approvare una norma, con deterrenti e strumenti di vigilanza che, sulla falsariga di quanto previsto dalla recente legge francese e dal progetto di legge spagnolo, attivino automatismi e sanzioni per la sua applicabilità». In sostanza: chi non paga nei tempi giusti si becca una penale certa.