Chiamparino perde in banca

Francesco Pacifico – Liberal

«Per quanto mi riguarda, sino all’assemblea di IntesaSanpaolo non parteciperà a nessun altro incontro». E si sa, è difficile far cambiare idea a Giuseppe Guzzetti. Nelle parole del presidente di Fondazione Cariplo c’è un non detto che si può tradurre con «se lo risolvano a Torino il pasticciaccio che hanno creato sulla presidenza del consiglio di gestione di Ca’de Sass» dopo aver di fatto messo alla porta Enrico Salza. E se il secondo azionista di Ca’de Sass non vuole mediare con il primo azionista (Compagnia di San Paolo) sul nome del presidente della banca, Intesa rischia di diventare una polveriera. Perché il dominus delle Fondazioni cresciuto alla scuola di Marcora non ha intenzione di fare sconti né all’avvocato Angelo Benessia e alle sue manovre per affossare Salza né al sindaco di Torino, Sergio Chiampartino, reo di aver spiattelato sui giornali trattative che devono restare segrete. Indipendentemente se quanto raccontato corrisponda al vero o meno. Nella Torino che conta ormai si scommette su due cose: su uno scatto di reni che porti Domenico Siniscalco a ritirarsi dalla corsa alla presidenza del consiglio di sorveglienza di IntesaSanpaolo e sul fatto che Chiamparino abbia messo a rischio le sue chance di diventare un leader nazionale della sinistra. Sembrava trascorso un secolo da quando Massimo Cacciari candidava il primo cittadino di Torino alla guida di un Partito democratico del Nord, caldeggiato per ultimo da Romano Prodi. Invece non è passata neanche una settimana e oggi tutti commentano che alla prima prova di rilevanza nazionale – che altro è il rinnovo dei vertici della prima banca del Paese? – Chiamparino ne esca sconfitto. Infatti le ultime vicende in piazza Castello sono difficile da dimenticare: prima ha appoggiato senza remore l’avvocato Benessia nella sua guerra contro Salza che ha portato a bruciare nomi eccellenti in città come Augusto Iozzio, Federico Ottolenghi o Elsa Fornero. Quindi – pur di raggiungere l’obiettivo – ha fatto convergere l’appoggio di Compagnia di San Paolo su Domenico Siniscalco, sperando nella copertura di Giulio Tremonti, ma con l’unico risultato di spaccare il consiglio della cassaforte torinese. Tanto che a quella dell’ex ministro è stata affiancata la candidatura del bocconiano Andrea Beltratti. Ma non contento, il sindaco ha provato trasformare un pasticcio in una mossa politica, spiegando in un’intervista a Repubblica che l’investitura Siniscalco nasceva dopo una mediazione tra il presidente della Fondazione Cariplo e lo stesso ministro dell’Economia. Apriti cielo. E non soltanto perché se Chiamparino dice la verità, è strano vedere Tremonti prima fare accordi con Guzzetti e Bazoli portando Gorno Temprini alla guida di Cassa depositi e prestiti e poi affossare il loro uomo alla guida del Cdg di Intesa. Con il suo comportamento maldestro Il sindaco ha finito soltanto per dimostrare quanto siano deboli le fondamenta delle maggiori banche italiane, in una fase che vede le maggiori fondazioni vicine al rinnovo dei vertici mentre è massimo il caos politico. C’è chi dice che con l’intervista a Repubblica Chiamparino volesse soltanto cercare uno sponsor (Tremonti?) per i nuovi assetti in IntesaSanpaolo. Chi invece dice che il sindaco «è un uomo spossato, in confusione, mal consigliato dall’ex funzionario del Pci Benessia, perché si avvicina la fine del suo mandato e lui non sa che cosa gli riserva il futuro». Un conto è farsi forte della fascia tricolore per diventare il sindaco più amato d’Italia, un altro conquistare un partito che non ha smaltito la guerra per banche tra la dorsale emiliana e quella tirrenica. Se non bastasse, come ricorda l’ex parlamentare del Pd e ora nell’Api, Gianni Vernetti, «alle ultime elezioni il Pd ha ottenuto a Torino città il 23 per cento, quanto i Ds prendevano 5 anni fa. E con un 12 per cento di voti provenienti dalla Margherita che sono evaporati». In questo clima è difficile riscrivere gli equilibri della Mole, soprattutto se si punta alla poltrona più interessante come lo è la presidenza del consiglio di gestione di Intesa- Sanpaolo. E dove per 20 anni ha fatto il bello e il cattivo tempo il liberale Enrico Salza. Ma contro i disegni di Chiamparino non ci sono soltanto Mercedes Bresso a Torino ed Enrico Letta che lo accusano di fare il gioco della Lega rivendicando di giocare con le banche. Il segretario regionale del Pd, Gianfranco Morgando, biasima il metodo, mentre il deputato Stefano Esposito e l’assessore Roberto Tricarico non fanno fatica a chiedere un cambio di passo per il governo della città. Lunedì prossimo si riunisce il consiglio della Compagnia di San Paolo, e molte sue anime ne approfitteranno per fare i conti con l’avvocato Benessia. Ma nei prossimi mesi – quando si capiranno i destini della Fiat a Mirafiori e si peserà il successo della nuova banca di stazza media tra Crt e Carige per coprire il vuoto lasciato da piazza Castello – sarà chiaro se Sergio Chiamparino potrà ambire ancora a un ruolo a livello nazionale.