Film Commission, il no di Coppola blocca il bilancio

FEDERICO MONGA – RAPHAËL ZANOTTI – LaStampa

Rinviato il bilancio di Film Commission. La motivazione: non quadrano i conti di una controllata della società presieduta da Steve della Casa.

Il neoassessore regionale alla Cultura Michele Coppola, al primo vero incontro con il mondo della cultura torinese, ha voluto dare subito un segnale su come intende operare per il futuro: «Ci sarà una particolare attenzione ai costi perché non possiamo più permetterci, utilizzando risorse pubbliche, di sostenere iniziative che non garantiscano ricadute sul territorio».

L’ostacolo all’approvazione del bilancio della Film Commission si chiama Fip, una società di investimenti partecipata per l’82% da Film Commission e per il 18% dalla società di produzioni americana Endgame. La società doveva investire in film internazionali che avessero una ricaduta economica sul territorio, ma per ora sembra aver solo drenato soldi pubblici. Il primo anno ha collezionato 450 mila euro di debiti e deve 5 milioni di euro alla Film Commission, prestito che prima è diventato infruttifero (la Film Commission ha rinunciato agli interessi) e poi addirittura è stato autoridotto dal creditore (un «regalo» alla Fip da 700 mila euro).

Sembra di essere tornati ai tempi della Lumiq, la disastrosa operazione finanziaria su cui la procura aveva aperto un’indagine (peraltro non pervenuta a nulla). Le analogie sono parecchie e anche le persone coinvolte ritornano spesso. Per capire, però, bisogna fare un passo indietro, anno 2005. All’epoca, la Lumiq è una società misto pubblico privata che vede una partecipazione del Virtual Multimedia Park e della società di produzione americana Endgame, il cui referente italiano è Ignazio Moncada, ex socialista legato ai «laganghiani». La Lumiq è in crisi nera, è piena di debiti, ma a salvarla ci pensa il Virtual Multimedia Park che acquista le quote del privato.

È un bagno di sangue, dal punto di vista economico, e le lamentele della politica, sia di minoranza che di maggioranza, si sprecano. A compiere la ricognizione sulla Lumiq per conto del pubblico è lo studio Hammonds Rossotto che dà disco verde: l’operazione è economicamente interessante. Hammonds Rossotto si è avvalso, per lo studio, della consulenza di un manager della A&G Consulting. Si tratta di Fabio Massimo Cacciatori, che poco tempo dopo verrà nominato proprio direttore del Virtual Multimedia Park.

Mentre Stefano Esposito, oggi deputato del Pd, lancia strali sull’operazione di salvataggio che portano all’apertura dell’inchiesta in procura, dalle ceneri della Lumiq nasce il progetto Fip.

Non tutti ne sono entusiasti. Per esempio la Finpiemonte, finanziaria regionale guidata da Mario Calderini, storce il naso e si defila. Ma il progetto è fortemente voluto dall’allora assessore Andrea Bairati e va avanti. Le trattative con la Endgame vengono condotte dallo studio Hammonds Rossotto. Garante per la Endgame è sempre Ignazio Moncada.

Nella Cda della Fip oggi siedono Fabio Massimo Cacciatori e Giulia Marletta, referente di Moncada già ai tempi della Lumiq quando aveva una consulenza con il Virtual di 90.000 euro l’anno per tenere aperto l’ufficio di Los Angeles degli studios.

Ma la Fip, ha mai prodotto qualcosa? «La società è diventata operativa nel febbraio del 2009 – spiega Cacciatori – Abbiamo 30-40 progetti sulla scrivania, ma per ora solo uno è partito. Si tratta di “Black to the moon”, un cartoon che ha per protagonista una pecora che tenta di andare sulla luna ma che viene ostacolata da un cane».

La scaramanzia non è di casa nella Torino cinematografica. Basti pensare che il tracollo finanziario del Virtual viene imputato al film di animazione «Donkey Xote», storia di un somaro che combatte contro i mulini a vento. Un’eredità della Lumiq.