Parte l´attacco bipartisan al vertice della Compagnia

DIEGO LONGHIN – Repubblica

Le parole sono garbate, ma il senso è uno: il primo responsabile del pasticcio se ne vada. Il ritiro della disponibilità da parte di Domenico Siniscalco ad entrare nel consiglio di gestione della banca in contrasto con la Compagnia di San Paolo e con il presidente Angelo Benessia ha provocato un terremoto sotto la Mole. E le richieste di dimissioni arrivano da più fronti.

Il primo è il presidente della Provincia, Antonio Saitta, che aveva già criticato il sistema adottato da Benessia: «Non poteva che finire così. Il ritiro della candidatura di Siniscalco è la prevedibile conseguenza di una vicenda mal gestita fin dall´inizio da parte del presidente di Compagnia. Siamo ai dilettanti allo sbaraglio». E aggiunge: «Tragga le conseguenze del suo errore per consentire alla fondazione di aprire una nuova fase dove le realtà istituzionali, economiche e sociali abbiano realmente voce». Il sindaco Sergio Chiamparino non parla di assunzioni di responsabilità, ma di «incapacità di scegliere un candidato unico da parte della fondazione e di logiche dettate dai poteri forti».

Il coordinatore del Pdl, Enzo Ghigo, sostiene che la «Compagnia ci ha fatto fare una figura da cioccolatai». Il passo indietro arriva a poche ore dall´assemblea dei soci dell´istituto di Ca´ de Sass che si terrà oggi in piazza San Carlo. «Con il venir meno della candidatura di Siniscalco, Torino e il Piemonte hanno perso l´opportunità di candidare al vertice uno dei più importanti istituti del Paese una figura che avrebbe impersonificato la difesa della torinesità», sottolinea Ghigo. E aggiunge: «Resta lo sconcerto per il modo in cui questa candidatura è stata gestita. Spero che di questo fallimento qualcuno voglia assumersi le responsabilità che gli competono».

Sulla stessa lunghezza d´onda il numero uno del Pd regionale, Gianfranco Morgando, anche lui critico sul metodo: «I vertici della Compagnia di San Paolo dovranno assumersi le responsabilità di questa vicenda che si può sintetizzare come un duro colpo al ruolo di guida che Torino giustamente ambiva a svolgere nella governance della più grande banca italiana. Il Piemonte esce indebolito». Secondo Morgando «l´unico modo per aprire una fase nuova, anche per le scelte più urgenti di definizione degli assetti, tra Torino e Milano», sono le dimissioni di Benessia. Tra i critici della prima ora anche l´onorevole Stefano Esposito del Pd: «Benessia tragga le conseguenze del suo disastro, il maggior azionista deve avere un rappresentante più autorevole e credibile. Peccato che il sindaco Chiamparino si sia fatto trascinare nella peggiore vicenda della storia della Compagnia».

Il presidente della Compagnia non sembra però intenzionato a fare passi indietro. Anzi. Sostiene che esiste un secondo candidato, il professore bocconiano, Andrea Beltratti, «che esprime appieno la giusta valenza della torinesità». Non solo per questioni anagrafiche, «ma per la capacità di comprendere le esigenze del territorio, specie quelle delle famiglie e delle piccole e medie aziende che sono la clientela classica della Biverbanca della quale è consigliere di amministrazione». Ora i giochi sono più aperti che mai e in molti credono che le possibilità di un ripescaggio di Enrico Salza siano molto probabili.