Senza Intesa, Siniscalco si ritira

Marco Ferrante – Riformista

Domenico Siniscalco ha ritirato la propria disponibilità per il consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo, alla vigilia dell’assemblea della banca che si tiene stamane a Torino. Una nota diffusa dalle agenzie dice che Siniscalco si ritira «in polemica» con la Compagnia di San Paolo, primo azionista della banca, perché in due settimane, non è neppure riuscita a formulare una candidatura univoca per il ruolo che pure gli era stato proposto. L’ex ministro si è irritato per la pubblicazione sui giornali dei verbali della riunione della Compagnia del 14 aprile (ma lo vedremo più avanti).

Nella nota, Siniscalco ringrazia «il sindaco di Torino e tutti gli azionisti che hanno manifestato il loro apprezzamento, sostenendo la sua candidatura». Ironia molto siniscalchiana, dal momento che proprio l’apprezzamento del sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, espresso in una intervista a Repubblica parecchio criticata, aveva causato le reazioni anti Siniscalco degli altri grandi soci della banca, a partire dalla fondazione Cariplo, il cui presidente Giuseppe Guzzetti è stato sin dal primo momento apertamente contrario all’ipotesi di sostituire l’attuale presidente del consiglio di gestione di Intesa, Enrico Salza. E Chiamparino ha reagito alla decisione di Siniscalco dicendo: «Hanno prevalso i poteri forti».

A questo punto c’è un altro candidato indicato dalla Compagnia di San Paolo, Andrea Beltratti, che peraltro aveva ottenuto più voti di Siniscalco e che ha confermato ieri la sua candidatura alla presidenza. Benessia in un comunicato lo ha indicato come l’unico candidato per Torino. Elsa Fornero – vicepresidente della Compagnia, da oggi (la eleggerà l’assemblea) vice-presidente del consiglio di sorveglianza di Banca Intesa Sanpaolo, nonchè probabile componente del comitato nomine che designerà il consiglio di gestione – dice che la sosterrà. Ma si profila anche il ritorno in pista della candidatura Salza, a cui in molti guardano con interesse. Si vedrà nelle prossime ore.

Ma che cosa ha portato Siniscalco a ritirarsi? Breve riepilogo. Ieri mattina sono stati pubblicati dal Corriere della Sera e dalla cronaca torinese della Stampa i verbali della riunione del comitato esecutivo in data 14 aprile della Compagnia di Sanpaolo. In quella occasione Angelo Benessia, presidente della Compagnia, aveva forzato la mano. Aveva chiesto al comitato di esprimere una preferenza per il candidato torinese alla presidenza del consiglio di gestione di Banca Intesa Sanpaolo. Preferenza irrituale non prevista dalle procedure. Aveva chiesto anche di escludere Salza, presidente uscente, e proposto il ticket Siniscalco-Beltratti. Dai verbali emerge il netto no di Elsa Fornero, collega universitaria di entrambi, e di altri dissenzienti. La pubblicazione dei verbali, insieme all’emergere sempre più netto di una opposizione alla sua nomina dai vertici di Intesa e di alcuni azionisti chiave, hanno spinto Siniscalco ieri, alla vigilia dell’assemblea della banca, a sganciarsi da una vicenda che diventava sempre più imbarazzante. Gesto apprezzato da amici e avversari dell’attuale capo delle attività italiane di Morgan Stanley.

La rinuncia di Siniscalco produce due risultati. Il primo riguarda i nuovi assetti della banca. Il suo arrivo veniva considerato come un punto a favore del ministro dell’Economia Giulio Tremonti. I due hanno un rapporto travagliato, Siniscalco prese il suo posto al ministero dell’economia nell’estate 2004 quando Tremonti fu allontanato in uno scontro dentro la maggioranza. Ma con il tempo le cose si sono un po’ aggiustate. E l’attuale ministro considera l’economista torinese una persona amica e gradita. Né gli azionisti, né i vertici di Intesa Sanpaolo erano entusiasti di avere in banca un uomo in rapporti di vicinanza con il ministro. Va detto, peraltro, che Tremonti aveva espresso simpatia per la candidatura Siniscalco ma aveva anche aggiunto che non ne avrebbe fatto una malattia se non ce l’avesse fatta.

Primo provvisorio bilancio in attesa delle nomine della prossima settimana: il no di Siniscalco è una vittoria per Giuseppe Guzzetti, capo della fondazione Cariplo, arbitro degli equilibri azionari della banca, leader delle fondazioni raccolte nell’Acri, il primo a non avere apprezzato il tentativo di Benessia di imporre un nome non concordato con le altre fondazioni azioniste e seccato con Chiamparino per aver coperto da sinistra la scelta pro Siniscalco. Rafforza Corrado Passera, il quale non aveva mai fatto mistero di preferire Enrico Salza a Siniscalco. Sancisce il ruolo di autorità di ultima istanza in banca Intesa Sanpaolo di Giovanni Bazoli, il quale secondo alcune ricostruzioni, a un certo punto ha deciso di intervenire per ripristinare metodo di comportamento ed equilibrio tra gli azionisti. E indebolisce, ovviamente, la posizione di Benessia, presidente della Compagnia San Paolo e grande sconfitto della giornata di ieri. Il ruolo dell’avvocato torinese si ridimensiona nel suo tentativo di sfondare nel risiko economico e finanziario, e diventa molto vulnerabile nel quadro dei poteri torinesi, dove a questo punto si apre una fase di guerra, perché i vertici della Compagnia sono espressione del sistema produttivo e camerale e degli enti locali, che a Benessia chideranno conto.

Il deputato del Pd Stefano Esposito, avversario della Compagnia nella stagione Benessia, ieri ha chiesto le dimissioni del presidente per non aver saputo gestire questa fase. Il presidente della provincia di Torino, Antonio Saitta, piddino, chiede anche lui le dimissioni e la convocazione di un consiglio generale. Ma Stefano Esposito apre un fronte ulteriore. Nella sua nota dice di essere dispiaciuto per il fatto che il sindaco Chiamparino si sia lasciato trascinare in questa vicenda. Già. Perché da ieri a Torino si apre un caso Chiamparino. Era stato lui a volere Benessia alla guida della Compagnia, e – secondo le osservazioni dei suoi oppositori – gli aveva consentito di sganciarsi dal rapporto con il sindaco e con il Pd, e di avvicinarsi a Tremonti, soprattutto negli ultimi tempi in vista di una affermazione della Lega. Ed era stato lo stesso Chiamparino ad aprire le ostilità con Guzzetti con una intervista poco accorta in cui aveva dato la sua ricostruizione dei rapporti di potere intorno alla nomina dei vertici di Banca Intesa Sanpaolo. E in cui aveva sostenuto la bontà della soluzione Siniscalco, e per questo criticato da chi – per esempio, il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina – aveva contestato la validità politica di una soluzione che dal punto di vista di un pezzo del partito democratico regalava al ministro dell’Economia il vertice della prima banca operante sul territorio nazionale. Chiamparino ha reagito con una replica dai toni duri al passo indietro di Siniscalco. Ma alcuni osservatori rinvengono in quel passaggio in cui parla di «logica dettata da poteri forti e autoreferenziali, per i quali la politica è buona solo quando rafforza tale autoreferenzialità», quasi un riflesso di contaminazione leghista. «Certo che si apre un caso Chiamparino – dice Antonio Saitta al Riformista – e si chiude una fase nella vita del Pd». Due giorni fa, a Roma, in una riunione di parlamentari piemontesi del Pd sono emersi nervosismo e insofferenza generali nei confronti del sindaco.