maggio 29th, 2010 — 4:47pm
Il Governo della destra ha scoperto la crisi. E la favola che per mesi la coppia Tremonti-Berlusconi ha raccontato agli italiani è finita. Le riforme? Neanche a parlarne, solo tagli. Indiscriminati. “Ci hanno raccontato che i conti erano in equilibrio, invece non è vero niente. – ha ricordato Pier Luigi Bersani – La Grecia non c’entra nulla: è un problema nostro. E non vedo riforme”
L’improvvisazione è stato l’unico programma di questo Esecutivo che ora tenterà di porre rimedio ai suoi errori con una manovra tardiva e inadeguata. Una finanziaria dura che proteggerà i forti e metterà in ginocchio i più deboli. L’equità è per noi obiettivo primario. La manovra annunciata non pare coglierlo. La nostra proposta di finanziaria, presentata da Enrico Letta, parla chiaro e, tra gli altri punti della sua contromanovra, chiede un aiuto concreto per sostenere l’occupazione e la crescita: una norma che preveda ‘tasse zero’ per i primi due anni per le aziende che assumeranno a tempo indeterminato.
Non c’è ossigeno neanche per gli Enti Locali. La manovra da 24 miliardi ne scarica 13 sul Patto di Stabilità, compromettendo la qualità e la quantità dei servizi ai cittadini. E le critiche fioccano, persino dai presidenti della Lombardia e della Calabria, Formigoni e Scopelliti. Sono disfattisti sinistri anche loro? Forse è troppo facile per Berlusconi nascondersi dietro alle citazioni deplorevoli di Mussolini per ricordare che lui non ha potere. Una pessima scusa di cattivo gusto? Un certo capitano ha già lasciato la nave prima che affondi. Un bel servizio al Paese.
Commenti disabilitati | PD
maggio 28th, 2010 — 7:07pm
“Il governo si scuota e cominci a pensare anche a misure in grado di rilanciare la crescita nel nostro Paese”. Lo afferma Stefano Esposito deputato del partito democratico.
“Eliminare la contribuzione per i nuovi assunti per i due anni su cui interviene la manovra decisa dal governo potrebbe essere un segnale importante per migliaia di imprese e per l’enorme numero dei disoccupati. La proposta avanzata oggi dal vice segretario del Pd Enrico Letta va in questa direzione e l’esecutivo non dovrebbe lasciar cadere nel vuoto”.
Commenti disabilitati | camera, PD
maggio 28th, 2010 — 11:53am
Ascolta un estratto del programma – Taglio agli stipendi dei parlamentari. Stefano Esposito (Pd): “Sono un privilegiato, ma lavoro. Sono un politico, non un ladro”…
Clicca QUI
Commenti disabilitati | camera
maggio 26th, 2010 — 11:10am
Commenti disabilitati | camera
maggio 25th, 2010 — 6:18pm
Da oggi, in questa sezione del mio sito, coloro che lo vorranno potranno trovare tutte le informazioni relative al mio reddito da parlamentare – sono stato eletto per la prima volta nel 2008 – accompagnato dalla mia situazione patrimoniale.
Oltre al mio codice fiscale, saranno consultabili la dichiarazione dei redditi 2007, 2008, 2009, una tabella riassuntiva nella quale sono indicate le principali voci di spesa, i versamenti al PD che servono per l’attività politica, le proprietà immobiliari e le auto e moto di cui sono proprietario.
Inoltre, per render più semplice comprendere come si costituisce il mio reddito, pubblicherò mensilmente gli statini delle indennità, le correlative voci, la sintesi del rimborso spese forfetario e quella riguardante le risorse impiegate per l’attività politica.
Le ragioni di questa scelta sono due: la prima è che credo nell’importanza della trasparenza, oggi più che mai necessaria per chi svolge un incarico pubblico. La seconda è che, pur consapevole di essere un privilegiato rispetto alla stragrande maggioranza delle persone che mi hanno permesso, con il loro voto, di essere eletto, ritengo opportuno contribuire ad una maggiore chiarezza rispetto al reddito reale di un deputato, anche perché passare per un fannullone, magari anche un po’ disonesto, che si arricchisce con questo incarico è per me non accettabile.
Ovviamente ognuno potrà verificare la verdicità di quanto pubblicato, chiedermi approfondimenti a partire però da dati reali e non dalla propaganda.
P.S. Un parlamentare eletto per la prima volta nel 2008 matura il diritto al vitalizio (pensione) se la legislatura dura 4 anni, 6 mesi e 1 giorno. Nel qual caso all’età di 65 anni riceve un mensile di circa 1700 – 1800 euro. Nel caso le legislature siano 2 il mensile arriva a 3700 -3800 euro mensili.
On. Stefano Esposito
27 comments » | camera
maggio 25th, 2010 — 4:00pm
Ma il Presidente della Regione Piemonte, On. Roberto Cota, e il Vicepresidente On. Roberto Rosso, hanno così poco da fare nei loro rispettivi compiti se continuano ad essere contemporaneamente anche membri della Camera dei Deputati?
Poniamo questa domanda perché la Giunta delle elezioni della Camera, convocata per questa settimana, dovrà prendere in esame la loro situazione, visto che le dimissioni da deputato non sono ancora state presentate a differenza di quanto ha fatto invece l’On. Elena Maccanti, già surrogata.
Sembra per lo meno singolare che il Presidente Cota, mentre veste i panni del moralizzatore e di chi vuole colpire gli sprechi, non si dedichi interamente al suo nuovo compito istituzionale e che il Vicepresidente Rosso, avendo assunto le deleghe al Lavoro e alla Formazione, non concentri le sue energie sulla difficile situazione di molte imprese piemontesi e sulle gravi difficoltà in cui si trovano molti lavoratori in cassa integrazione o disoccupati. Per non parlare dell’On. Buonanno, che pur rivestendo ben quattro cariche (Parlamentare, Consigliere regionale, Sindaco di Varallo e Vicesindaco di Borgosesia ), continua ad atteggiarsi a campione della nuova politica!
Ma Cota, Rosso e Buonanno non si sono ancora accorti che esiste una esplicita ed evidente incompatibilità tra ruolo di Consigliere regionale e quello di parlamentare nazionale? E allora cosa aspettano ad optare per una delle funzioni istituzionali? I cittadini piemontesi, visto che li hanno votati, si attendono un po’ di chiarezza e soprattutto il rispetto delle regole. Basta con i rinvii e i sotterfugi.
Commenti disabilitati | PD
maggio 21st, 2010 — 7:32pm
SARA STRIPPOLI – Repubblica
Mercedes Bresso dovrebbe essere riconfermata alla presidenza del Comitato europeo delle Regioni, un desiderio che aveva manifestato immediatamente, poche ore dopo la sconfitta di fine marzo. In cambio però cancella la sua firma dai ricorsi presentati al Tar per presunte irregolarità nelle liste di appoggio a Roberto Cota. L´ex-presidente della Regione finisce così sotto il fuoco di fila di molti compagni di partito («bell´esempio di coerenza»), mentre viene assolta dal centrodestra, liberato dalla spada di Damocle di un giudizio positivo del Tar che avrebbe interrotto bruscamente l´avventura di governo. Il via libera alla sua candidatura è arrivato ieri: il presidente della Liguria Claudio Burlando ha rinunciato al suo delegato per favorire Bresso. Il Piemonte invece ha indicato il nome di Roberto Cota, anche se esiste un accordo perché la presidenza del Comitato europeo sia affidata al Pse e quindi alla presidente uscente. «La Conferenza dei presidenti era bloccata – spiega Bresso – e i governatori del centrosinistra, su forte richiesta di Cota, mi hanno chiesto di ritirare il ricorso. Per senso di responsabilità nei confronti del centrosinistra e dell´Italia ho deciso di farlo. Ho accettato la mediazione raggiunta anche per un reciproco riconoscimento». E Bresso chiede ai partiti che firmano con lei i ricorsi, Udc, Verdi e i Pensionati e invalidi per Bresso, di valutare la nuova situazione. Commento scarno per il governatore della Lega che conferma l´esistenza di una trattativa: «Sono una persona di buon senso e ho lavorato per trovare una soluzione di buonsenso». Ed Enzo Ghigo sceglie la via del buonismo: «Bresso ha riconosciuto la vittoria del centrodestra evitando alla nona legislatura di cominciare all´insegna dell´incertezza e così ha dimostrato di avere rispetto per le istituzioni».
Il Pd piemontese però non perdona. Stefano Esposito non fa sconti: «I cacicchi avevano ragione e Bresso si vergogni. Ha mentito ancora ai piemontesi dimostrando di essere lei l´unica ‘cacicca´ del Pd, che in questo modo, grazie a lei, perde credibilità». Il vicecapogruppo del Pd in Consiglio regionale Stefano Lepri è pungente: «Qualche giorno fa Bresso aveva dichiarato di avere il dovere di lottare ed era rimasta l´unica a farlo. Prendiamo atto che la coerenza è un´altra cosa». Più moderato l´intervento del vicesegretario Pd Federico Fornaro: «Il venir meno dei veto di Cota rappresenta un fatto positivo, anche se si è voluto forzare la mano con la richiesta del ritiro della firma. Bresso ha deciso di fare un passo indietro confermando la linea di chi ha sempre tenuto distinto il piano politico ed elettorale da quello giuridico e amministrativo». E il “Pensionato di destra” Michele Giovine commenta ironico: «Un po´ cinica, ma certo non si può dire che Mercedes Bresso non sia stata abile». Bresso dice di non essere intenzionata a fare opposizione dura in Consiglio e si difende dagli attacchi dei suoi: «Quando parlavo di cacicchi non pensavo a Esposito, perché lui non ha preso voti ma è stato eletto in liste bloccate. La mia decisione non è stata affatto di sfiducia sulle motivazioni del ricorso, che ritengo solido». Non sono previste indennità o portaborse per la presidente del Comitato delle Regioni, chiarisce: «Soltanto un gettone di 200 euro per ogni presenza».
Alcuni, non molti, ci avevano creduto. Ed è questo che fa male: sapere che la buonafede di chi aveva sperato nel buon esito del ricorso di Mercedes Bresso contro la vittoria di Cota è stata utilizzata per puntare un coltello alla gola al centrodestra e garantirsi una seggiola in Europa. Conoscevamo un´altra Mercedes Bresso che la sconfitta elettorale, evidentemente, si è portata via. Dell´ex presidente ci è rimasto solo un profilo sfocato: il profilo del tartufo.
Commenti disabilitati | PD
maggio 21st, 2010 — 7:29pm
FEDERICO MONGA – LaStampa
L’imbarazzo è tale che a un certo punto del pomeriggio si è scomodato addirittura Pierluigi Bersani. Il segretario è stato costretto a fare un giro di telefonate su in Piemonte per cercare di tenere a freno i commenti dei suoi. Anche perché, pare, i piani alti del partito potrebbero avere avuto un ruolo in questa, sono parole di Bresso, «mediazione». Il messaggio da Roma era: state buoni se potete. Come si vedrà, non possumus. I più buoni hanno scelto il silenzio. I più maligni dicono: tanto aveva capito che in caso di vittoria la candidata non sarebbe stata lei.
Persino i suoi assessori, quelli che la zarina aveva mandato in giro per il Piemonte a guadagnarsi il pane duro dei voti, sono stati colti di sorpresa e l’hanno presa davvero male. Dall’altro capo del telefono si coglie un sentimento misto: molto imbarazzo ma anche una certa dose di rabbia. Gianni Oliva, ex assessore alla Cultura: «Sono basito, la legalità è un valore e non si baratta. Se non ci sono i presupposti per fare un ricorso non ci avvia nemmeno. Da una parte mi pare brutto che vi si rinunci per un ruolo in Europa. Dall’altra mi pare altrettanto brutto che la Lega scambi l’opposizione politica con la tranquillità di non avere strascichi giudiziari». Financo il preferito Andrea Bairati non se la sente di comprendere le ragioni dello scambio: «Sono assai amareggiato, è stato un brutto ricatto, mi auguro almeno che ci siano altri disposti a difendere il diritto e la legalità». Irripetibile, invece, la reazione a caldo di Paolo Peveraro che di Mercedes è stato il vicepresidente. Sbollita la rabbia, poi preferisce non commentare.
Sembra voler stendere un velo pietoso anche il presidente della provincia Antonio Saitta che nei giorni scorsi aveva già accusato Bresso di berlusconeggiare troppo in quanto a leaderismo: «Questi sono i risultati». Il sindaco Sergio Chiamparino si trincera dietro una delle sue classiche battute in piemontese: «Lasuma perdi».
Chiedere un commento ai cacicchi è come servire un assist a porta vuota. Stefano Esposito, deputato del Pd, spara a palle incatenate: «Cara signora Bresso, io sono uno dei cacicchi che aveva espresso contrarietà al ricorso e sono stato apostrofato in malo modo. Fino a ieri ha spiegato ai cittadini piemontesi che c’era un grave vulnus democratico sulla vittoria di Cota. Oggi, all’improvviso, è sparito. Mi aspetto almeno che ritiri gli insulti e si scusi con coloro che le avevano suggerito di seguire altre strade. Ma la cosa che mi fa più inc… è che l’unico beneficiario beneficerà di questa storia si chiama Roberto Cota».
Corgiat non è da meno: «Ognuno è responsabile delle proprie azioni. E’ una storia triste. Succede quando si opera da soli, quando si crede di poter fare a meno della squadra. Questa è una malattia che colpisce molti dei nostri dirigenti. Adesso almeno spero che ci serva per il futuro». E infine Placido: «Non ero d’accordo sul ricorso perché rispetto sempre il risultato popolare, ora mi stupisce il repentino scambio. A questo punto mi pare chiaro che la Bresso è stata nominata dalla Lega e da Cota».
I difensori dei diritti e della legalità per dirla alla Bairati comunque vanno avanti. Al netto di altri ripensamenti politico, è quello che spiega l’avvocato Enrico Piovano che sta curando il fascicolo: «Restano altri quattro ricorrenti. Ai fini processuali il ritiro della Bresso ha valenza quasi nulla. E poi, è bene ricordalo, c’è anche un aspetto penale che dipende solo dalla Procura».
Commenti disabilitati | PD
maggio 21st, 2010 — 6:21pm
Dopo aver appreso la notizia che Michele Santoro lasciava la Rai ho scritto un post sul mio profilo di Face book, per esprimere il mio fastidio. Non sono uno di quelli che ama o odia Santoro, ho sempre guardato in maniera oggettiva le sue trasmissioni, a volte apprezzandole, altre meno, ma una cosa non ho mai condiviso: l’idea di Santoro ‘campione della vera sinistra italiana’. Non è così, nonostante egli rappresenti i sentimenti di una parte del popolo del centrosinistra.
Santoro dice di essere stanco di una battaglia con l’azienda che va avanti ormai dal 2002, dal famoso “editto bulgaro” di Silvio Berlusconi. Giustificazioni che offendono per la loro scarsa sostanza i telespettatori e i politici – tra cui me – che in questi anni lo hanno difeso in nome della libertà di informazione.
Berlusconi ha provato a chiudere il programma, ma non c’è riuscito, come dichiarano gli stessi consiglieri di amministrazione Rai sostenendo che “Annozero era stato già inserito nei palinsesti autunnali, se non andrà in onda la decisione sarà solo di Santoro”.
Santoro se ne va dalla Rai volontariamente, e gli accordi economici con cui contratta la sua uscita sono, citando testualmente i comunicati Rai “in linea con casi analoghi e conformi alla normativa vigente in materia giuslavoristica e alla governance aziendale”. Esattamente come qualsiasi professionista della tv, da Baudo a Bonolis alla Ventura.
Il problema nasce dal fatto che lui non è mai stato solo “un personaggio televisivo”: ha abbracciato la causa dell’antiberlusconismo e della difesa della ‘gente comune’, ha costruito il proprio profilo giornalistico usando queste bandiere, si è autoproclamato martire della libertà di informazione.
Considero di gran lunga più coraggiosa e coerente la scelta fatta da Enrico Mentana che, ritenendo impossibile proseguire a fare giornalismo liberamente, ha lasciato Mediaset denunciando le ragioni del suo abbandono ed interrompendo qualunque rapporto con l’azienda.
Al contrario mi risulta che Santoro non solo ha preso la buona uscita concordata con i vertici di Viale Mazzini, ma si è assicurato un accordo commerciale lautamente retribuito per continuare a produrre i propri docufiction da esterno. Con questo comportamento Santoro ha dimostrato di non essere né un tribuno della plebe né martire della libertà di informazione, ma semplicemente un professionista come tutti gli altri, decisamente più ipocrita.
Commenti disabilitati | Senza categoria
maggio 20th, 2010 — 9:58am
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=Y0BIGax66sc[/youtube]
14 comments » | PD