Elezioni da rifare? Il Pd contro la Bresso

FEDERICO MONGA – LaStampa

Roberto Placido a Mercedes Bresso vorrebbe dedicare la canzone dei Rokes: «Bisogna saper perdere, non sempre si può vincere». Il deputato Stefano Esposito non ha invece voglia di metterla sul canterino: «Il brano di Vasco Rossi “Rewind” è bellissimo ma è, appunto, una canzone e noi non dobbiamo certo tornare indietro». La sinistra Pd insomma non vuol ricadere sul fronte morettiano del «continuiamo a farci del male».

L’ala cattolica è «basita». Il segretario Gianfranco Morgando è alquanto freddo. Salvo che l’avvocato Enrico Piovano, legale noto per prudenza e competenza in materia, tiri fuori bombe clamorose, è difficile che l’affondo dell’ex governatore del Piemonte per chiedere l’annullamento delle ultime lezioni regionali trovi nel Pd un qualche appoggio politico.

Morgando si limita a ricordare come ora ci sia «solo una responsabilità giuridica in capo ai ricorrenti». Ovvero i Verdi che se la prendono con la truppa ecologista «Verdi Verdi», capitanata dal clan Lupi. L’accusa, dal mondo del «Sole che ride», è di aver «plagiato» il simbolo e il nome. E, in seconda battuta, Udc contro Deodato Scanderebech che all’ultimo minuto ha abbandonato il partito di Casini per sostenere Roberto Cota, portando in dote quei voti che sono mancati alla Bresso per vincere. C’è poi il caso del partito dei Pensionati, guidati da Michele Giovine, che, secondo i ricorrenti sarebbe stata composta con una truppa di anziani da fuori regione. «Per quanto riguarda una responsabilità politica e quindi un appoggio di partito o di coalizione – si limita a dire Morgando – ne dovremo discutere e lo faremo in settimana».

Molto più chiaro Aldo Corgiat, sindaco di Settimo ed esponente di spicco della corrente «Sinistra In Rete»: «Mi auguro che il partito non si metta a seguire questa strada. Non sono in discussione brogli e né li vedo possibili, se la tradizione del civile Piemonte resta sempre valida. Semmai ci possono essere stati degli errori di conteggio ma questi, mi sento abbastanza sicuro di poterlo sostenere, sono, da un punto di vista statistico, equamente suddivisi sui due fronti». Corgiat vede anche un rischio politico: «Se non lo capisco io, che sono un elettore militante, figuriamoci quale potrebbe essere l’impressione su cittadini normali».

Placido preferirebbe che «ci si occupasse tutti assieme di fare una buona opposizione». Il candidato a un posto da vicepresidente nel nuovo Consiglio regionale poi ricorda come sia ancora pendente un ricorso, sempre tra partiti dei Pensionati, addirittura dalle elezioni del 2005, «quando fummo noi a sconfiggere al fotofinish e a sorpresa Enzo Ghigo». «Non tentiamo di tenere aperta una stagione – ammonisce Esposito – che invece dovremmo chiudere. Guardiamo alle prossime sfide, in primis il Comune di Torino, che il lavoro da fare. Dopo questa pesante sconfitta, è davvero tanto».

Anche Davide Gariglio, in questi giorni, avrebbe espresso più di un’insofferenza per una strategia che nel mondo cattolico del Pd viene bollata come «un’inutile testardaggine, quando si è perso – commenta Gariglio – si è perso. Vediamo gli elementi del ricorso, ma certo si corre il rischio di andare incontro a un altro lungo periodo di instabilità che non fa bene al Piemonte». D’altro canto all’interno del partito il malumore verso la Bresso e il suo giro continua a crescere. I nuovi maldipancia sono dovuti anche alla decisione di dividere in Consiglio i due «marchi» «Uniti per Bresso» e «Insieme per Bresso». «Continua – dice un importante membro della segreteria di area popolare che chiede l’anonimato – ad avere un atteggiamento elitario e aristocratico della politica, senza capire che lei e alcuni dei suoi assessori, nonostante i miliardi di fondi distribuiti in questi anni non sono riusciti a creare quel consenso necessario per arrivare alla riconferma».