Mercedes isolata anche dai fedelissimi “Che brutta storia”

FEDERICO MONGA – LaStampa

L’imbarazzo è tale che a un certo punto del pomeriggio si è scomodato addirittura Pierluigi Bersani. Il segretario è stato costretto a fare un giro di telefonate su in Piemonte per cercare di tenere a freno i commenti dei suoi. Anche perché, pare, i piani alti del partito potrebbero avere avuto un ruolo in questa, sono parole di Bresso, «mediazione». Il messaggio da Roma era: state buoni se potete. Come si vedrà, non possumus. I più buoni hanno scelto il silenzio. I più maligni dicono: tanto aveva capito che in caso di vittoria la candidata non sarebbe stata lei.

Persino i suoi assessori, quelli che la zarina aveva mandato in giro per il Piemonte a guadagnarsi il pane duro dei voti, sono stati colti di sorpresa e l’hanno presa davvero male. Dall’altro capo del telefono si coglie un sentimento misto: molto imbarazzo ma anche una certa dose di rabbia. Gianni Oliva, ex assessore alla Cultura: «Sono basito, la legalità è un valore e non si baratta. Se non ci sono i presupposti per fare un ricorso non ci avvia nemmeno. Da una parte mi pare brutto che vi si rinunci per un ruolo in Europa. Dall’altra mi pare altrettanto brutto che la Lega scambi l’opposizione politica con la tranquillità di non avere strascichi giudiziari». Financo il preferito Andrea Bairati non se la sente di comprendere le ragioni dello scambio: «Sono assai amareggiato, è stato un brutto ricatto, mi auguro almeno che ci siano altri disposti a difendere il diritto e la legalità». Irripetibile, invece, la reazione a caldo di Paolo Peveraro che di Mercedes è stato il vicepresidente. Sbollita la rabbia, poi preferisce non commentare.

Sembra voler stendere un velo pietoso anche il presidente della provincia Antonio Saitta che nei giorni scorsi aveva già accusato Bresso di berlusconeggiare troppo in quanto a leaderismo: «Questi sono i risultati». Il sindaco Sergio Chiamparino si trincera dietro una delle sue classiche battute in piemontese: «Lasuma perdi».

Chiedere un commento ai cacicchi è come servire un assist a porta vuota. Stefano Esposito, deputato del Pd, spara a palle incatenate: «Cara signora Bresso, io sono uno dei cacicchi che aveva espresso contrarietà al ricorso e sono stato apostrofato in malo modo. Fino a ieri ha spiegato ai cittadini piemontesi che c’era un grave vulnus democratico sulla vittoria di Cota. Oggi, all’improvviso, è sparito. Mi aspetto almeno che ritiri gli insulti e si scusi con coloro che le avevano suggerito di seguire altre strade. Ma la cosa che mi fa più inc… è che l’unico beneficiario beneficerà di questa storia si chiama Roberto Cota».

Corgiat non è da meno: «Ognuno è responsabile delle proprie azioni. E’ una storia triste. Succede quando si opera da soli, quando si crede di poter fare a meno della squadra. Questa è una malattia che colpisce molti dei nostri dirigenti. Adesso almeno spero che ci serva per il futuro». E infine Placido: «Non ero d’accordo sul ricorso perché rispetto sempre il risultato popolare, ora mi stupisce il repentino scambio. A questo punto mi pare chiaro che la Bresso è stata nominata dalla Lega e da Cota».

I difensori dei diritti e della legalità per dirla alla Bairati comunque vanno avanti. Al netto di altri ripensamenti politico, è quello che spiega l’avvocato Enrico Piovano che sta curando il fascicolo: «Restano altri quattro ricorrenti. Ai fini processuali il ritiro della Bresso ha valenza quasi nulla. E poi, è bene ricordalo, c’è anche un aspetto penale che dipende solo dalla Procura».