Cesana, addio ai Mondiali di slittino

Maurizio Tropeano – LaStampa

La pista olimpica di Cesana ha perso l’appuntamento con i Mondiali di slittino programmati per il 2011. Giovanni Morzenti, presidente Fisi: «L’ultima data utile per dare una risposta alla Federazione internazionale degli sport del ghiaccio era l’altro ieri. E alla domanda vi assumente o no l’impegno ad organizzare i mondiali io non posso che rispondere no». Si attendeva un intervento romano per garantire i fondi necessari al funzionamento dell’impianto che è invece mancato nonostante una richiesta bipartisan dei parlamentari piemontesi.

Il tempo è scaduto. La pista olimpica di Cesana ha perso l’appuntamento con i mondiali di slittino programmati per il 2011. Lo spiega Giovanni Morzenti presidente della Fisi: «L’ultima data utile per dare una risposta alla Federazione internazionale degli sport del ghiaccio era l’altro ieri. E alla domanda vi assumente o meno l’impegno ad organizzare i mondiali io non posso che rispondere no». Non c’è più tempo per mediazioni o interventi della politica. Una rinuncia che secondo Pierpaolo Maza, presidente delle Fondazione 20 marzo, «condanna a morte la pista olimpica di Cesana». Una pista inaugurata per le Olimpiadi invernali di Torino 2006 e costata 107 milioni.

Morzenti racconta di una scelta che avrebbe dovuto essere fatta due mesi fa e che poi di volta in volta è stata rinviata ma adesso «non era più possibile prendere ancora tempo con la Federazione Internazionale e aspettare tavoli istituzionali che avrebbero dovuto trovare i fondi necessari». Già, il problema sono i soldi, almeno 2 milioni per tenere aperta la struttura oggi gestita dalla Parcolimpico legata alla multinazionale Usa Live Nation. Ambienti della Fisi, però, hanno anche parlato della mancanza di professionalità per quanto riguarda la formazione del ghiaccio. Accuse che Roberto de Luca, amministratore delegato della società, respinge al mittente: «Noi il ghiaccio lo sappiamo fare e lo sappiamo fare bene perché i tecnici sono gli stessi che l’hanno fatto in passato. C’è un problema di spese di gestione e di un piano finanziario basato su un’attenta analisi dei costi e benefici che deve essere utilizzato anche per valutare la fattibilità dei singoli eventi».

Già, la pista di Cesana ha costi di gestione altissimi, per altro già evidenziati nel corso degli anni anche dai sindaci della Valsusa e Chisone. Per risolvere il problema nei mesi scorsi l’allora capogruppo della Lega Nord e oggi presidente del Piemonte, Roberto Cota e il parlamentare del Pd, Stefano Esposito, hanno firmato e fatto approvare dalla Camera un ordine del giorno bipartisan che impegnava il governo a prorogare fino al dicembre 2014 l’attività dell’Agenzia Torino 2006 e di destinare 10 milioni di avanzo registrati per il funzionamento degli impianti olimpici. Il documento, però, è rimasto lettera morta con le inevitabili polemiche politiche.

Il governatore Cota spiega che «quell’ordine del giorno verrà rispettato e il mio compito sarà quello di farlo rispettare». Per Esposito, invece, «grazie all’indifferenza del Governo e alle amnesie del Presidente Cota e degli esponenti piemontesi del centrodestra il Piemonte rischia di perdere una manifestazione prestigiosa, esponendosi a una figuraccia internazionale». E Agostino Ghiglia, vice-coordinatore piemontese del Pdl, annuncia «un’interrogazione parlamentare: «E’ incredibile che un impianto così recente sia inadeguato ad ospitare un’altra importante competizione, vogliamo sapere di chi sono le responsabilità».

Si è mosso anche Alberto Cirio, assessore regionale allo Sport: «La Regione è disponibile a fare la sua parte ma è evidente che può farlo solo di fronte ad un piano finanziario certo che quantifichi le risorse necessarie all’organizzazione la possibilità di autofinanziamento e la necessità di contributi pubblici». Dati che Top dovrebbe fornire entro la giornata di oggi. A tempo scaduto, pero: «Serve un impegno preciso e la volontà di assumersi dei rischi – spiega Morzenti – e non possiamo rinviare nel tempo una decisione a poco più di sei mesi dallo svolgimento dei mondiali. Abbiamo perso un’opportunità».