“L’Ages deve vivere” Operai protestano in cima alla Mole

FEDERICO GENTA – LaStampa

L’Ages non deve morire». È il grido dei 350 operai di Santena, che vedono sempre più vicino l’incubo del fallimento. I dipendenti dell’azienda di gomma e metallo stanno facendo il possibile perché la loro storia rimanga sotto i riflettori. Ieri mattina sono riusciti a salire sulla Mole Antonelliana, confusi tra le decine di turisti che ad ogni ora si affacciano dal monumento simbolo di Torino, per vedere l’effetto che fa la città vista dall’alto. Da lassù i lavoratori hanno srotolato gli striscioni. Lo slogan è lo stesso che campeggiava la scorsa settimana a Santena, davanti allo svincolo per l’autostrada Piacenza-Brescia.

«Tutta Torino deve sapere in che condizioni siamo ridotti», spiega Caterina Facciorusso, 50 anni, residente a Mirafiori. «Siamo veramente disperati. Io e mio marito portiamo a casa, insieme, 1300 euro al mese. Anche lui è in mobilità, e l’azienda di Nichelino dove lavorava ha già chiuso. Abbiamo due figli. Tra un mese anch’io sarò a spasso senza prospettive». Dall’ingresso del Museo nazionale del cinema, osserva i colleghi in cima alla Mole. «Non smetteremo di protestare fino a quando qualcuno ci restituirà il lavoro che ci spetta».

Passa una mezz’ora, poi il gruppo decide di scendere. Per un attimo Gianfranco Marcellino trova la forza di sorridere. «Le stiamo davvero provando tutte. Di fronte a questa situazione non possiamo restare immobili». Lui ha 47 anni, e lavora all’Ages dall’88. «Anche mia moglie è impiegata nello stabilimento di via Trinità, e abbiamo quattro figli. Non possiamo permetterci di perdere anche questo misero stipendio».

Venerdì i sindacati sono stati ascoltati in Provincia, dove l’assessore al Lavoro Carlo Chiama ha promesso di fare tutto il possibile per organizzare un tavolo a cui sarà invitata la Regione e i vertici Fiat. «Continuiamo a chiedere che dal Lingotto arrivino garanzie per nuove produzioni da affidare all’Ages», spiega Salvatore Scalia della Femca Cisl. «Solo in questo modo sarà possibile trovare un nuovo acquirente per la fabbrica, oggi commissariata. In alternativa, speriamo almeno che venga prolungata di qualche mese l’erogazione degli ammortizzatori sociali. In caso contrario, nessuno potrà evitare la chiusura definitiva, prevista per il 6 agosto».