Il Pd tra primarie e lista civica con il rischio di due candidature

SARA STRIPPOLI – Repubblica

«Mi sembra naturale che il sindaco uscente sia alla testa della lista del Pd». Parola dell´inviato di Bersani, nella persona del responsabile nazionale enti locali Davide Zoggia, agli stati generali del partito democratico piemontese. Qualcosa di più di un invito romano per Sergio Chiamparino, che sull´ipotesi che il suo nome guidi una lista civica nicchia e nelle pause si presta al gioco del corteggiato reticente: «E´ come quando si gioca a bocce, solo quando il boccino è fermo si calcolano i punti». Delle reali intenzioni del sindaco non ne sapremo di più, questa l´esegesi della metafora, almeno fino a quando non si saprà se si andrà alle urne per le Regionali, ma anche come le diverse anime del partito intendano affrontare i nodi che lui indica come fondamentali per il governo della città. A maggior ragione in una fase in cui è la scarsità di risorse il vero convitato di pietra del dibattito, tanto che Valentino Castellani scandisce il suo apprezzato intervento con il refrain della «sostenibilità economica» del Comune di Torino. Per il momento però, il sindaco lancia un avvertimento che suona un po´ come una minaccia: «Il 17 per cento di vantaggio sul centrodestra può essere molto o poco. Non ci va nulla perché questa percentuale si sgretoli. Soprattutto, con i personalismi, questa differenza potrebbe evaporare nello spazio di un mattino».

Tanto più inutile per ora fare nomi di candidati. La domanda fa sobbalzare Piero Fassino, seduto nelle prime file della sala convegni di Villa Gualino: «Sono qui perché ho ricevuto l´invito come deputato. Nient´altro, non cominciamo con le congetture». Il partito sceglierà le primarie? Gianfranco Morgando dà il via libera ma aggiunge che non bisogna «rinunciare al ruolo di un gruppo dirigente che sappia fare sintesi». Bandita la tentazione di fare nomi, il tema del dilemma lista civica compare nella relazione del segretario provinciale Gioacchino Cuntrò, che ha rivendicato per il Pd il ruolo di chi deve governare il processo e del segretario regionale, il quale ha ribadito che una lista del Pd si farà, aggiungendo che è importante abbandonare la presunzione di essere autosufficienti («non possiamo rinunciare a costruire una forte esperienza civica»). Poi, la lista Chiamparino viene sdoganata ed esce dal backstage del dibattito con l´intervento di Stefano Esposito: «Il quadro cambia del tutto se il sindaco intende guidare una sua lista civica o la lista del Pd. Nel primo caso il partito non andrebbe oltre il 9 per cento». Un unico listone dunque? Anche sull´ipotesi primarie Esposito è piuttosto esplicito: «Se non si troverà una sintesi davvero condivisa sul programma e sul nome non ci scandalizziamo all´idea che il partito si presenti con due candidati». Il destinatario del messaggio è ovviamente Davide Gariglio, uno dei pochi a non dissimulare la sua ambizione a candidarsi allo scranno di Palazzo Civico. Quando arriva il suo turno l´ex-presidente del Consiglio regionale rimanda al mittente la provocazione: «Ben vengano le primarie. Sarebbe però un fallimento dividersi perché guardiamo alle vecchie logiche di provenienza e non perché abbiamo idee sul futuro»