Gli irriducibili duri dell’Ages

FEDERICO GENTA – LaStampa

Dal presidente Napolitano alla Mole Antonelliana: quando la protesta funziona. In quasi due anni di lotta, i lavoratori dell’Ages le hanno studiate tutte per attirare l’attenzione ed evitare la morte della storica azienda di lavorazione di gomma e metallo.

A un mese dal fallimento sembra essere arrivata la svolta. Roberto Ginatta, l’imprenditore che proprio in queste ore sta trattando con il commissario le condizioni per la cessione delle fabbriche di Asti, si è detto interessato ad acquistare anche lo stabilimento di via Trinità.

Ma chi c’è dietro alle manifestazioni che, a Santena come a Torino, riescono a catturare l’attenzione di politici, media e gente comune? Tutto nasce qui, nella saletta riunioni a due passi dal cancello d’ingresso della fabbrica. Uno stanzone che in queste settimane pare un forno, da trenta gradi, già alle prime ore del mattino. Due tavoli e sedie attorno. Sui muri sono appesi i ritagli dei giornali che parlano di loro, dei 350 operai, uomini e donne che ancora oggi corrono il rischio di trovarsi senza occupazione.

Alla vigilia di ferragosto, quando in genere si pensa alle vacanze e ad una pausa meritata dopo mesi di fatica. Loro no. Loro, a lavorare, vogliono ritornarci. Come ai vecchi tempi, quando Fiat non lesinava commesse per gli ultimi modelli. Famiglie che oggi si devono arrangiare con 600 euro al mese, che arrivano dalla cassa. Come Ilario Coniglio, santenese di 46 anni, che all’ex stabilimento di Egidio di Sora è arrivato nell’86: «Prima ci siamo dovuti battere per cacciare un padrone che non ci pagava più stipendi e tredicesime. Adesso lottiamo contro l’indifferenza. Siamo la più grossa vertenza sindacale del Piemonte, ma fino a ieri il mondo del lavoro si è sempre voltato dall’altra parte». Tra le mani stringe la lista di tutte le proteste messe in atto: dai 36 giorni di presidio davanti ai cancelli, iniziati nel novembre del 2008, fino alla scalata dell’8Gallery, compiuta appena due giorni fa.

«Tutte le iniziative sono nate attorno a questi tavoli» conferma Cristofaro Monte, cinquantenne di Villastellone. «Abbiamo sempre discusso tutti insieme, e ognuno di noi si è sempre sforzato di portare idee nuove». Come quando si è deciso di presidiare, per due settimane consecutive, gli uffici del Lingotto. «Non sappiamo se quell’azione è servita a qualcosa. Di certo abbiamo fatto un bel baccano con tamburi e trombe suonate a tutte le ore. Altro che vuvuzelas».

Disturbatori sì, ma sempre garbati. In due anni di braccia incrociate, blocchi stradali e scalate ai monumenti torinesi, non si è mai verificato il benché minimo incidente. Accanto alle rappresentanze sindacali, è ovvio, ci sono anche i professionisti. Gente come Enrico De Paolo della Filctem Cgil, o Salvatore Scalia della Femca Cisl. «Ma i veri eroi sono loro, che ogni giorno si mettono in gioco, perché la posta è il loro stesso futuro».

E adesso che la Magneti Marelli sembra interessata ad acquisire anche gli stabilimenti di Santena, interromperete le proteste? Gerardo Preite, 42 anni, scuote la testa e sorride. «Non ci pensiamo nemmeno. Fino a quando non vedremo la firma dell’acquisizione, queste per noi saranno solo chiacchiere». Oggi i lavoratori dell’Ages monteranno le tende, nel vero senso della parola, davanti alla Regione. «Non ce ne andremo da piazza Castello fino a quando la politica non organizzerà quel tavolo di discussione che chiediamo ormai da troppi mesi. E’ vero: siamo sempre stati educati. Ma la nostra pazienza si sta esaurendo».