Anci e Pd: i tagli costeranno in media 300 euro per ogni torinese

Alessandro Mondo – LaStampa

Lacrime e sangue: questo, molto in sintesi, l’effetto della manovra sui bilanci degli enti locali. Parola dei sindaci, gli stessi che domani alle ore 10 si raccoglieranno in piazza Castello, muniti della fascia tricolore, per far sentire la loro voce nell’ambito della manifestazione promossa da Anci Piemonte, Legautonomie e Uncem contro la manovra finanziaria in discussione alle Camere. Obiettivo: denunciare le ricadute di uno «tsunami» che promette di sommergere i bilanci degli enti locali. Se qualcuno avesse dei dubbi sull’impatto del provvedimento, troverà istruttivi i numeri diligentemente calcolati e messi nero su bianco dal gruppo parlamentare del Partito democratico con l’Ispel, il centro studi dell’Anci. Un lavoro certosino, portato a termine in tutta Italia su un pacchetto progressivo di comuni, che sostanzia le ricadute sui conti del 2011 e del 2012. Numeri che non tornano, investimenti al palo, servizi a rischio. Prospettive che stanno rovinando il sonno dei sindaci piemontesi, e italiani, alle prese con l’impatto ormai imminente della manovra del governo.

Sono gli stessi che domani alle ore 10 si raccoglieranno in piazza Castello, muniti della fascia tricolore, per far sentire la loro voce nell’ambito della manifestazione promossa da Anci Piemonte, Legautonomie e Uncem contro la manovra finanziaria in discussione alle Camere. Appuntamento davanti alla Prefettura. Obiettivo: denunciare una volta di più le ricadute di un vero e proprio «tsunami» che promette di sommergere i bilanci degli enti locali, e possibilmente correre ai ripari.

Se qualcuno avesse dei dubbi sull’impatto del provvedimento, troverà istruttivi i numeri diligentemente calcolati e messi nero su bianco dal gruppo parlamentare del Partito democratico con l’Ispel, il centro studi dell’Anci. Un lavoro certosino, portato a termine in tutta Italia su un pacchetto progressivo di comuni, che sostanzia le ricadute sui conti del 2011 e del 2012.

Le Regioni, respinte al mittente dal ministro Tremonti dopo l’incontro di venerdì e trattate separatamente in questo lavoro, non fanno eccezione. Quanto ai comuni, che alla pari di regioni e province sono stretti tra i vincoli del Patto di stabilità e il taglio dei trasferimenti statali, la piccola schiarita con il governo, almeno per ora, non basta a fare la differenza. Le proposte accolte da Roma – la delega sul federalismo fiscale municipale (varata entro luglio), l’allentamento del Patto di stabilità interno e il trasferimento del Catasto – sono certamente benvenute ma difficilmente potranno cambiare la sostanza delle cose.

Stefano Esposito, parlamentare Pd e membro del gruppo di lavoro guidato Paola De Micheli, non ha dubbi: «Parliamo di proposte in divenire, più volte richieste e non ancora attuate, che nel migliore dei casi produrranno qualche effetto sulla media e lunga distanza». Per ora tiene banco la cruda realtà dei numeri, inviati a tutti gli amministratori italiani (in prima battuta li trovate sul sito www.stefanoesposito.net). «Prossimamente estenderemo il nostro rendiconto anche alle province – precisa il parlamentare -. Anche così, emerge la realtà di una manovra depressiva, nel senso che strozza l’economia invece di rilanciarla, e penalizzante per le imprese come per i cittadini».

Se si considera il monitoraggio del Pd e dell’Anci – che in Piemonte fotografa la situazione di un centinaio di comuni (30 quelli riportati in tabella, tutti nel Torinese) – c’è poco da stare allegri. Quattro le voci considerate per il 2011 e per il 2012, dove la situazione – se possibile – è ancora peggiore. La percentuale del taglio sui bilanci risultante dall’incrocio di parametri diversi – in primis le somme che ogni comune dovrà risparmiare per non sforare il Patto di stabilità e i minori trasferimenti da Roma – oscilla dal 2,5 a punte del 18%. Ancora più indicativo il valore della manovra pro-capite, cioè la cifra che ogni abitante dovrà sostenere per coprire gli effetti dei tagli: dai 28 euro di Almese ai 140 di Grugliasco, passando per i 114 di Caselle. E naturalmente Torino: 17,3% il taglio di spesa nel 2011, addirittura 19,6 nel 2012, con un aggravio per abitante rispettivamente di 308 e di 348 euro.

Non è un caso se le preoccupazioni legate alla manovra, per una volta, sono bipartisan. «Giusto tirare la cinghia, ma i tagli dovrebbero essere più equi e tenere conto di chi non ha mai sforato il Patto – commenta tra gli altri Giuseppe Marsaglia, sindaco di Caselle -. Aggiungo che il primo esempio dovrebbe arrivare dallo Stato. Strade, mense scolastiche, trasporti… O questi servizi si eliminano o bisognerà trovare il modo di uscirne, non si può ragionare solo in termini matematici. Oltretutto, dal 2011 non potremo nemmeno più utilizzare gli oneri di urbanizzazione per coprire la spesa corrente».

Praticamente un rebus, che domani spingerà Marsaglia, con altri amministratori di centrodestra e di centrosinistra, a indossare la fascia per protestare in piazza Castello. L’Unità d’Italia, purtroppo, si rispecchia anche nei conti in rosso.

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