Il mistero dei 27 milioni che Roma tiene in cassaforte

Mancano i quattrini, stiamo perdendo un grande evento dietro l’altro e rischiamo di lasciarne per strada ancora qualcuno. Da tre giorni Torino e il Piemonte si stracciano le vesti. Sbagliano, perché i soldi ci sarebbero. Basterebbe scassinare il lucchetto della cassaforte che li custodisce e poi ragionare su come spenderli. Non sono pochi. Di questi tempi valgono più di un tesoro: 27 milioni di euro.

Da due anni sono fermi sul conto dell’Agenzia Torino 2006, l’ente creato con decreto della presidenza del Consiglio per realizzare tutti gli impianti, gli edifici e le infrastrutture in vista dei Giochi olimpici.

L’ente, finanziato dal governo con un miliardo di euro, ha da tempo esaurito il suo compito. E si può dire che abbia ben amministrato le risorse, visto che ha avanzato circa 50 milioni di euro. È ancora in vita, con una struttura ridotta all’osso, ma solo perché deve risolvere alcuni contenziosi con imprese che hanno eseguito i lavori. Cause che non dovrebbero «costare» più di una decina di milioni, tanto che qualche tempo fa il presidente dell’Agenzia Mimmo Arcidiacono ha quantificato la somma che Torino 2006 potrebbe liberare anche subito: 27 milioni di euro, appunto.

Se ne parla da mesi, quando il deputato del Partito democratico Stefano Esposito ha sollevato il problema, chiedendo una rapida soluzione: «È assurdo che quei soldi restino fermi, quando ne avremmo un disperato bisogno. Ci sono migliaia di persone in cassa integrazione, aziende da sostenere. E magari con quei soldi potremmo salvare l’Eurolega, i World Master Games e i mondiali di slittino». Ha elaborato una proposta da sottoporre alla Regione: 15 milioni sulle attività produttive e sul sociale, dal sostegno alla piccola e media impresa al fondo per i cassaintegrati, ad aiuti per disabili e autosufficienti; 8 milioni per salvare gli eventi sportivi, dall’Eurolega ai Master Games allo slittino, tenere in vita gli impianti olimpici e investire sulla promozione turistica delle valli olimpiche; alla fine ne resterebbero ancora 4 da spendere su altri fronti. Ha presentato anche un emendamento in Parlamento. Poi un ordine del giorno, insieme con Roberto Cota, allora capogruppo della Lega alla Camera e oggi governatore del Piemonte: documento accolto, con tanto di impegno del sottosegretario all’Economia Giuseppe Vegas a sbloccare i fondi.

Era aprile. Da allora non è successo nulla: il Piemonte continua ad arrancare alla disperata ricerca di qualche spicciolo ed Esposito è il ritratto dell’amarezza: «Mi chiedo perché in Piemonte, a differenza di altre regioni, non siamo capaci di fare lobby, lavorare al di là degli schieramenti, coalizzarci quando c’è un interesse comune da difendere e fare pressioni per vedere accolte le nostre richieste».

Anche Enzo Ghigo, senatore e coordinatore regionale del Pdl, da subito favorevole alla proposta (come il vicecoordinatore Agostino Ghiglia), ha presentato due emendamenti. «Abbiamo lavorato con Cota e Vegas per cercare di inserire il provvedimento nel maxi-emendamento collegato alla finanziaria». Vero, ma ancora una volta l’ha spuntata Tremonti e ieri pomeriggio – quando è stato diffuso il testo del maxi-emendamento – del provvedimento che avrebbe dovuto sbloccare i 27 milioni non c’era traccia. «Vorrà dire che cercheremo di svincolare quel denaro attraverso un altro provvedimento», sospira Ghigo. Ma Esposito affonda il colpo: «La verità è che Regione e parlamentari piemontesi di Lega e Pdl non stanno facendo abbastanza per convincere Tremonti a liberare quei fondi. Basterebbe una firma, un decreto del governo. Lo aspettiamo da mesi».La vicenda della Final Four di basket rischia di avere ricadute sul vertice di Italia 150. Il direttore Paolo Verri s’è scusato con una lettera inviata al presidente Cota «per quanto accaduto negli ultimi giorni (…) e per le dichiarazioni rilasciate che “legittimamente possono essere ritenute inopportune e non pertinenti”» al ruolo di direttore. Cota, preso atto, dice che non ci sono «questioni di carattere personale nei confronti di Paolo Verri né ovviamente prese di distanza della Regione Piemonte dall’organizzazione delle Celebrazioni del 2011». Resta il fatto che, previa una «consultazione» con sindaco e Saitta e per «rendere ancora più funzionale ed efficace l’attività del Comitato», nel cda del 22 luglio verrà presentata «una proposta di riorganizzazione operativa».