In Piemonte 7 miliardi di credito verso enti pubblici

Marina Cassi – LaStampa

Va un po’ meglio, ma solo per le imprese più grandi. Per piccoli e medi e per gli artigiani il ritardo nei pagamenti continua a essere una spina nei bilanci che si somma alla lunghissima crisi. Un mix infernale che rischia di far affogare aziende altrimenti sane.

Da tempo chiedono una legge che stabilisca tempi certi sia da parte della pubblica amministrazione sia da parte delle imprese medio-grandi a cui spesso le piccole fanno da banca. E il problema è particolarmente grave a Torino e in Piemonte, dove l’industria è ancora molto estesa.

Così i deputati torinesi del Pd Esposito, Merlo, Beltrandi, Misiani hanno messo giù un testo di 11 articoli e lo stanno facendo circolare tra le associazioni di categoria. Spiega Esposito: «Da tempo chiedono una legge e hanno ragione. Penso che riusciremo a portarla a casa solo con una azione bipartisan e per questo sollecito il centrodestra a elaborare un proprio testo su cui confrontarci». Aggiunge: «Il nostro articolato non è blindato, spettiamo osservazioni e siamo disposti al cambiamento».

Secondo l’associazione italiana per il factoring, i crediti vantati dalla imprese italiane nei confronti della pubblica amministrazione sono stimabili in 60-70 miliardi, di cui un decimo abbondante in Piemonte.

Esposito fa una provocazione: «Le piccole e medie imprese sono gli istituti di credito più generosi e affidabili nei confronti dello Stato e della grande azienda». I tempi di pagamento arrivano anche a 600 giorni per il pubblico. Una media di 128 giorni contro i 67 dell’Europa, dove le imprese private pagano in 88 giorni grazie a leggi impositive.

In Piemonte, come denunciano gli artigiani, le attese sono eterne, anche 7-8 mesi, e da qualche tempo per ottenere in molto ritardo i propri soldi si deve concedere un ulteriore sconto. Nella proposta di legge di Esposito si pone il termine di 90 giorni per la pubblica amministrazione.

La proposta ha ottenuto molta attenzione tra le associazioni di categoria. Dice il direttore dell’Api, Roberto Degiovanni: «È veramente importante che si muova finalmente qualcosa e per questo siamo favorevoli all’iniziativa».

Ci sono però dei rilievi nel merito: «Va bene che ci siano termini secchi per la pubblica amministrazione, ma a noi servono scadenze egualmente decise anche per i rapporti tra privati». E spiega: «Non va bene che i termini siano stabiliti tra le parti, perché così c’è il rischio che non vengano rispettati e che siano poste condizioni che la piccola impresa non può rifiutare».

Analoga la posizione della Cna con Stefano Busi: «Il problema non è solo stabilire tempi e scadenze brevi nei pagamenti delle pubbliche amministrazioni e nelle transazioni commerciali tra privati, che vengono ridotti a 30 per il pubblico e a 30-60 con deroghe per i privati, ma riuscire a farle rispettare con efficacia, individuando meccanismi e strumenti automatici, che realizzino la riduzione dei tempi senza dover ricorrere solo e sempre alla procedura del decreto ingiuntivo che deve, a mio avviso, essere eseguita solo in casi eccezionali».