II Pd: Cota non invitato per tutelarlo

Un equivoco. Peggio: la strumentalizzazione di una valutazione «fatta serenamente» e priva di dietrologie. A quasi una settimana dal «caso Torino», con riferimento alla mancato invito di Roberto Cota alla Festa nazionale del Pd sotto la Mole, il partito prende di petto la questione. Non più a Torino ma da Roma: la volontà di lasciarsi l’incidente alle spalle si sposa a uno scatto d’orgoglio verso le defezioni in massa dei ministri di Lega e Pdl.

Il che dimostra almeno due cose: a suo tempo ci fu una riflessione sull’opportunità di invitare il governatore del Piemonte, in base a motivazioni diverse rispetto a quelle poi finite sui giornali; valutazioni che lo stesso Bersani – chiamato da Cota, evidentemente sconcertato per l’esclusione -, spiegò all’interessato. Equilibri precari, travolti dalla presa di posizione di Maroni, Calderoli e Tremonti a difesa del governatore. Ieri anche il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, accogliendo l’appello del senatore Enzo Ghigo, ha dato forfait alla kermesse torinese del Pd.

E’ stato quel comunicato a far precipitare la situazione, precludendo la possibilità di una mediazione e spingendo il Pd a uno scatto d’orgoglio. «Su Cota non ci sono mai stati veti o questioni di legittimità – spiega Stefano Di Traglia, portavoce di Bersani -. La decisione di non invitarlo rispondeva alla necessità di evitare polemiche, eventuali contestazioni. Paradossalmente, è stata una scelta per tutelarlo. Per evitare imbarazzi». Nessun ostracismo, insomma. Non a caso, si apprende che Bersani invitò personalmente alla Festa i ministri di Lega e Pdl. Quanto a Cota, «chiamò il segretario per chiedere spiegazioni». E le ottenne? «Sì, le ottenne».

Poi la levata di scudi dei tre ministri, preceduta dal «j’accuse» del governatore, e il gelo. «Il tono di quella lettera è inaccettabile – aggiunge Di Traglia -. Nessuno può venire a casa nostra pretendendo di forzare la mano e dirci cosa dobbiamo fare».

Ricostruzione avallata da Filippo Penati: «Fino a prova contraria la legittimità di Cota è fuori discussione, era solo per evitare polemiche. Prima che i tre ministri prendessero posizione, lo stesso Bersani si stava adoperando per cercare una soluzione». Detto questo, «quanti oggi ci accusano non hanno le carte in regola per impartire lezioni di democrazia». La memoria di Penati torna alla fiaccolata organizzata a Torino da Pdl e Lega «contro il sovvertimento del voto»: «Sono stati loro i primi a forzare la mano, tirando in ballo i ricorsi».

Resta lo stillicidio delle reazioni. Ieri anche Luciano Violante ha censurato la scelta di escludere Cota. «Quanto è bello fare il responsabile della Festa nazionale del Pd – replica sarcastico Lino Paganelli su Facebook -. È come essere l’allenatore della Nazionale: ci sono almeno altri sessanta milioni di italiani che ti dicono qual era la formazione».