Archive for settembre 2010


PRIMA VITTORIA DEL PD SULL’UNIVERSITA’

settembre 30th, 2010 — 8:01pm

E’ appena terminata la conferenza dei capigruppo e sono contento di annunciarvi che è passata la proposta del PD: il disegno di legge Gelmini verrà posto in votazione solo dopo la discussione della legge finanziaria (oggi chiamata legge di stabilità). I tempi previsti di conseguenza sono i seguenti: lunedi 14 Ottobre inizierà la discussione sull’università senza votare gli articoli. Il giorno seguente comincerà la discussione finanziaria che impegnerà la Camera per tuttto il mese e forse i primi di Novembre. Quando sarà concluso questo argomento riprenderà il dibattito sulla legge Gelmini.

Non è solo una vittoria di calendario. In questo modo si costringe Tremonti a scoprire le carte e avremo modo di fare la battaglia di opposizione per il ritiro dei tagli che rischiano di portare al collasso gli atenei. Sarà quindi definito il contesto finanziario e diventerà più seria la discussione sulle norme proposte dal governo. Su queste rimane fermo il giudizio negativo contenuto nel documento inviato ieri.

Abbiamo, quindi liberato i rettori dal ricatto che avevano subito dal governo che suonava prima la legge e poi i soldi . Ora c’è più spazio per il dibattito e la mobilitazione contro una legge che va cambiata radicalmente.

Speriamo di continuare così

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TAV. DALLA COMMISSIONE UE UN “NO” AI “NO TAV”.

settembre 30th, 2010 — 12:13pm

TORINO-LIONE: NO TAV, ‘OPERA INUTILE’, MURO COMMISSIONE UE

(ANSA) – BRUXELLES, 29 SET – I rappresentanti del Comitato No Tav, nella commissione petizioni del Parlamento europeo, sono tornati ad insistere sulla necessita’ che Bruxelles sospenda i fondi per un’opera come la Torino-Lione, a loro avviso, ‘inutile e devastante’. Ma la Commissione europea e’ rimasta sulle proprie posizioni.Le diverse petizioni presentate al Parlamento europeo sono state illustrate da Paolo Prieri e da Alberto Paolo Veggio. ‘I finanziamenti europei devono essere sospesi e deve essere promossa una valutazione d’impatto ambientale’, ha sottolineato Prieri, mentre Veggio ha insistito sul fatto che l’Osservatorio non e’ rappresentativo di tutti i comuni dell’area ed ha ricordato che il Comitato No Tav ha presentato anche un esposto antifrode all’Olaf per l’affitto del terreno dove sono stati fatti i sondaggi.Il rappresentante dell’esecutivo europeo, dopo aver ascoltato i due esponenti del Comitato, ha tuttavia ribadito la posizione gia’ nota: per Bruxelles, la Torino-Lione e’ un progetto prioritario perche’ l’attraversamento delle Alpi ha ‘bisogno di un passaggio dal trasporto su gomma a quello su rotaia’. I finanziamenti, ha sottolineato ancora la Commissione europea, servono per i lavori preparativi e per gli studi che saranno in grado eventualmente di far emergere anche i problemi ambientali, mentre l’Osservatorio tecnico ha invitato tutti i comuni. Quanto alla valutazione di impatto ambientale non e’ iniziata, perche’, e’ la tesi di Bruxelles, non c’e’ stata alcuna autorizzazione per un progetto definitivo.Due i soli interventi in aula da parte dei parlamentari, oltre a quello della presidente Erminia Mazzoni (Ppe-Pdl) che ha ritenuto ancora non chiusa la petizione, in attesa della valutazione d’impatto ambientale. A favore dei No Tav e’ intervenuta la rappresentante dei Verdi, mentre il parlamentare Antonio Cancian (Pdl) ha sostenuto che la linea ad alta velocita’ e’ un’opera necessaria per l’Europa.

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“Troppo alti gli obiettivi della differenziata”

settembre 29th, 2010 — 10:52pm

LaStampa

Pura teoria. Dogma irrealizzabile. Peggio: una chimera che danneggia il sistema invece di sostenerlo. Il sistema è quello della raccolta differenziata: meno del 30% la media italiana, con punte di eccellenza in alcune realtà territoriali. La chimera sono i traguardi fissati negli anni a livello nazionale: 60% nel 2011, 65% nel 2012. Obiettivi irrealizzabili, secondo l’Anci, decisa ad abolirli con un emendamento al decreto legge incaricato di recepire entro fine anno la direttiva europea sui rifiuti. La richiesta, sostenuta dal deputato Pd Stefano Esposito alla Camera, è stata presentata il 14 settembre alla Commissione ambiente del Senato.

Oltretutto Bruxelles è più attenta alla qualità che alla quantità della raccolta: la direttiva europea, senza fissare asticelle, si limita a disporre che entro il 2020 il 50% del pattume raccolto con la differenziata sia effettivamente riciclato. Particolare non trascurabile: a Torino, dato Amiat, poco meno del 18% dei rifiuti differenziati finiscono comunque in discarica.

Il fenomeno, condiviso da altri comuni e da altre province, interessa essenzialmente organico e plastica. Stando ai numeri forniti dall’Ato rifiuti, il 30% dell’organico raccolto nel Torinese – dove la differenziata raggiunge una promettente media del 50% – torna in discarica. Nel caso della plastica, siamo al 29%. Diverse le cause: deficit di comunicazione, errato conferimento dei rifiuti, numero e logistica degli impianti, scarsa domanda sul mercato. La performance migliore riguarda carta, vetro e metalli: lo scarto non supera il 5%.

Insomma: non è solo questione di quantità ma di qualità. Non a caso, spiegano dall’Ato, paesi come Germania, Austria, Svezia, Olanda e Belgio preferiscono valutare quanto effettivamente riciclato e valorizzato sotto il profilo energetico. Sulla base di queste considerazioni l’Anci chiede di eliminare traguardi troppo ambiziosi (oltre che costosi) e controproducenti su vari fronti: dall’omogeneità della raccolta alla pianificazione degli impianti.

Uscita a sorpresa, che spiazza un po’ tutti e accende il dibattito a Torino e dintorni. Favorevole Paolo Foietta, Ato rifiuti: «Gli obiettivi del 60 e del 65% sono un dogma che si applica indistintamente alle realtà rurali e alle metropoli, prescindendo da qualsiasi fattibilità reale».

Moderatamente d’accordo, con una serie di distinguo, Provincia e Comune. Antonio Saitta chiede di mantenere comunque una soglia, «purchè sia credibile»: «Altrimenti si fornisce una sponda ai detrattori della differenziata». Giusto lavorare sulla qualità oltre che sulla quantità, aggiunge, riducendo gli imballaggi e dando incentivi ai comuni più virtuosi. Posizione sostanzialmente condivisa da Roberto Tricarico, assessore all’Ambiente di Torino.

Contraria la Regione, che ieri ha documentato la buona salute della raccolta: in pole position il Novarese con il 71% (71,3 nel capoluogo); ultima la provincia di Vercelli, sotto il 30%. In Piemonte la differenziata ha raggiunto il 49,6. «Gli obiettivi oggi contestati, noti da tempo, sono stati uno stimolo per realtà virtuose come Novara – replica l’assessore Roberto Ravello -. Azzerarli significa mortificare i comuni virtuosi e vanificare i contributi pubblici erogati negli anni».

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Bersani sulla fiducia al Governo Berlusconi 29 Settembre 2010

settembre 29th, 2010 — 7:27pm

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Caro esposito, anche noi siamo degni di rispetto

settembre 29th, 2010 — 10:57am

Sara Strippoli – Repubblica

«Lei dice: “È ora di dire basta!”. Lo diciamo anche noi: lavoratori a tempo determinato e indeterminato del mondo culturale. Quelli che secondo lei non fanno parte delle migliaia di persone che rischiano di perdere il lavoro, quelli che hanno in uguale misura il problema di mettere insieme il pranzo con la cena (esattamente come chiunque non viviamo solo d´aria e di arte). Solo i lavoratori delle aziende e dei supermercati hanno per lei dignità d´essere?».

Questo l´incipit battagliero di una lettera aperta inviata da settanta lavoratori dello spettacolo a Stefano Esposito, che sulle pagine di “Repubblica” aveva lanciato un´accusa ai vertici culturali della città richiamandoli ad una maggiore concretezza, alla consapevolezza dei bisogni più pressanti di tanti lavoratori che da anni patiscono sulla propria pelle le conseguenze della crisi economica. I settanta firmatari (attrici, registi, scenografi, tecnici, organizzatori), e altri che sottoscriveranno nei prossimi giorni, si ribellano a quelle che giudicano critiche insensate e difendono i vertici delle strutture culturali torinesi colpiti dall´appello di Esposito: «Le nostre dichiarazioni dei redditi, documentabili come la sua, sono in media di 18 mila euro lordi all´anno. Ovviamente parliamo solamente di quei dipendenti che dopo anni di gavetta sono stati assunti a tempo indeterminato, senza tener conto dei trattamenti raggiunti dagli assunti a tempo determinato e quindi fortemente precari. Lei se la prende con i vertici delle strutture culturali, ma tutte le strutture di ogni altro settore hanno dei vertici che guadagnano dieci volte più dei lavoratori, come i politici d´altronde. Eppure quelli vanno difesi mentre noi no, noi siamo inutili e superflui. Lei scrive che il nostro lavoro è degno di “essere infilzato con i forconi”».

Poi l´affondo finale: «Anche noi siamo pronti a fare la nostra parte di fronte alla crisi che tutti conosciamo. Tuttavia ci guardiamo attorno come cittadini e lavoratori che cercano nella politica – di qualunque colore – la forza in grado di raccogliere le domande, le speranze e indicare la soluzione dei problemi che nelle sue dichiarazioni mancano».

Sintetica la replica di Esposito: «Ho chiesto di conoscere i numeri reali dei precari del mondo dello spettacolo che dipendono dai finanziamenti pubblici. Finora non li ho avuti, attendo fiducioso».

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Esposito e Christillin ai ferri corti

settembre 28th, 2010 — 7:43am

LaStampa

Il dibattito sui tagli alla Cultura continua. Ieri la presidente del Teatro Stabile Evelina Christillin ha risposto all’onorevole Stefano Esposito («tagliare la cultura significa tagliare posti di lavoro») e oggi lui le contro-risponde: «Sono perfettamente consapevole che il sistema cultura occupa migliaia di persone, ma difendere il loro posto di lavoro non può voler sottrarre a ogni giudizio il modo con cui la cultura è stata gestita in questi anni». E ancora: «Mi fa piacere constatare che Christillin scopra ora il problema del precariato nel settore cultura: ma cosa ha fatto lei in questi anni per contrastarlo? Sono disposto ad accettare la sfida: garanzie economiche, ma in cambio di lavoro stabilizzato» E aggiunge: «Vediamo di non confondere la difesa dei posti di lavoro nella cultura con la difesa dei privilegi dei salotti e salottini in cui si ritrova la “casta” della cultura. A costoro va richiesto almeno un esercizio di sobrietà, e magari anche un po’ di autocritica. Per esempio: che fine ha fatto Palazzo Cavour, dopo i tanti soldi investiti dalla Regione? Avendo già un prestigioso Museo d’arte contemporanea come Rivoli, è opportuno investire molto denaro pubblico nella Fondazione Sandretto Re Rebaudengo?».

Evelina Christillin però incassa la totale solidarietà dei consiglieri di amministrazione e del Collegio dei Revisori dei Conti del Teatro Stabile: «L’incremento degli spettatori e degli abbonati al cartellone del nostro teatro, giovani in particolare; l’entusiasmo con cui i nostri spettacoli sono stati accolti nei principali centri della penisola; i legami di collaborazione stretti con altre istituzioni musicali e coreutiche; la creazione a Torino di una rassegna internazionale di teatro di ricerca, che altre città ci invidiano: tutto questo, e altro che viene lasciato nella penna, ci sembra sia fare cultura nel senso più ampio e variegato del termine: è cultura per tutti, senza distinzioni di età, censo, e, ovviamente, credo politico»

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MA I SALOTTI COSA HANNO FATTO PER STABILIZZARE I LAVORATORI DELLA CULTURA?

settembre 27th, 2010 — 3:59pm

Evidentemente a Torino c’è qualcuno che pensa che la cultura sia come un “santuario”, intoccabile e mai criticabile. La “Cultura” buona a prescindere, quindi, da considerarsi ‘zona franca’: la politica deve limitarsi a foraggiarla con lauti contributi, senza chiedere troppo agli illuminati che la gestiscono con la stessa sapienza dei filosofi di Platone. Sono perfettamente consapevole che il sistema cultura occupa migliaia di persone, ma difendere il loro posto di lavoro non può voler sottrarre a ogni giudizio il modo con cui la cultura è stata gestita in questi anni, in particolare durante la fase della ‘ubriacatura olimpica’ durante la quale qualcuno è stato colto da un delirio di onnipotenza a cui sta facendo seguito un triste risveglio.

Mi fa piacere constatare che Evelina Christillin scopre ora il problema del precariato nel settore cultura: ma cosa ha fatto lei in questi anni per contrastare questo fenomeno nelle istituzioni che dirige? Sono disposto ad accettare la sfida: garanzie economiche, ma in cambio di lavoro stabilizzato. Essere di sinistra vuol dire saper fare delle scelte, guardare la realtà a 360° e non solo il proprio ombelico finendo per confonderlo con il mondo stesso.

A chi pretende di impartirmi lezioni sulla linea del mio partito, voglio ricordare alcune cose scritte dal Segretario Gianfranco Morgando alla vigilia della manifestazione “Innamorati della cultura”, il 14 febbraio del 2009. Morgando diceva: 1) in questa fase drammatica nessun settore della società può ribellarsi all’idea di dover fare ciò che tocca a tutti gli altri: tirare la cinghia; 2) anche nella cultura sono necessarie politiche selettive, a meno che non si pensi che vi siano realtà intoccabili ‘a prescindere’ e che i contributi pubblici siano un diritto acquisito.

Vediamo di non confondere la difesa dei posti di lavoro nella cultura con la difesa dei privilegi dei salotti e salottini in cui si ritrova la “casta “ della cultura. A costoro va richiesto almeno un esercizio di sobrietà, e magari anche un po’ di autocritica. Un’autocritica che la vicenda del Premio Grinzane Cavour avrebbe dovuto stimolare in molti degli abituali frequentatori delle mense del professor Soria, invece si è preferito fare spallucce, quasi si trattasse solo delle isolate malefatte di un furbo malandrino.

Autocritica che anche le più modeste vicende (ancora da chiarire) che riguardano Marcovaldo e il centro Dar al Hikma dovrebbero suggerire. E ancora: che fine ha fatto Palazzo Cavour, dopo i tanti soldi investiti dalla Regione per recuperarlo e trasformarlo nell’ennesima sede espositiva? Avendo già un prestigioso Museo d’arte contemporanea come Rivoli, è opportuno investire molto denaro pubblico nella Fondazione Sandretto Re Rebaudengo? Se oggi mancano i soldi per le biblioteche, era opportuno il mega-progetto della nuova biblioteca civica? E i molti contributi elargiti al Circolo dei lettori sono immuni da qualsiasi critica? E che dire della tradizione tutta subalpina che vede manager del Lingotto ricollocarsi ai vertici di istituzioni culturali? Sono solo alcune delle tante domande che vorremmo porre a chi la cultura in questa città e in questa Regione l’ha amministrata e gestita.

Infine, mi permetto un consiglio alla Evelina Christillin: se è davvero tanto preoccupata per i precari della cultura, lasci una delle poltrone da lei occupata, così libererà un posto per qualcun altro. Piuttosto che lanciare accuse al ‘doppiopesismo’, si preoccupi del “doppio-incarichismo.”

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Esposito: “Le priorità adesso sono altre”

settembre 26th, 2010 — 10:12am

Diego Longhin – Repubblica

«È ora di dire basta. Picchioni, Christillin e Alfieri non sanno di cosa parlano. Forse non si rendono conto che il mondo è cambiato. Ha ragione Passoni quando dice che qualcuno dovrebbe tornare sulla Terra». Stefano Esposito, deputato Pd, non apprezza le prese di posizione dei responsabili della Cultura torinese sui tagli paventati da Palazzo Civico, ad iniziare da Alfieri. «Si è accorto di cosa è successo da quando è diventato assessore ad oggi: migliaia di persone hanno perso il lavoro, sono in cassa integrazione, non riescono più a mettere insieme pranzo e cena, le aziende e i supermercati chiudono. Ha letto i resoconti della Caritas, i racconti di Dovis a Repubblica? Dovrebbe essere questa la nostra priorità, non la cultura».

Anche gli enti culturali e il settore dell´intrattenimento producono posti di lavoro e ricchezza. E le sforbiciate dei contributi pubblici rischiano di indebolire il sistema creando situazioni alla Carlo Felice di Genova. Esposito, però, storce il naso: «Mi si accuserà di essere passatista, ma questi posti non sono a rischio. Se continuiamo così alla prima del Regio e dello Stabile ci troveremo la gente con i forconi. Perché la gente si è rotta le scatole». E il deputato del Pd arriva a dire che, visto il quadro generale, vista l´irresponsabilità del governo di centrodestra, alla fine i rimedi possono essere anche estremi: «Nella scuola frequentata da mio figlio i genitori che possono si autotassano per dare una mano a pagare la mensa alle famiglie in difficoltà. Bene. Credo che si possa arrivare a non acquistare libri per qualche mese in tutte le biblioteche della città, oppure a rinunciare a qualche serata di teatro, riuscendo però a mettere in tasca a questi genitori cento euro in più al mese in qualche modo». E poi l´affondo su Alfieri: «Dove sono finiti i venti milioni della biblioteca Bellini?».

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I tagli alla cultura? Nessun contraccolpo

settembre 26th, 2010 — 10:06am

Emanuela Minucci – LaStampa

La premessa è lunga e articolata, in perfetto stile Chiamparino: «Puntuale come l’autunno, all’approssimarsi della sessione di bilancio, ritorna il tormentone dei tagli alla cultura, argomentati con cifre di cui non si capiscono presupposti e fondamenti. Al di là del fatto che, per merito di tutti coloro che operano nei vari campi della cultura torinese a tutti i livelli di responsabilità, e anche di chi però avendo la responsabilità della gestione di bilancio ha sempre mantenuto fede agli impegni assunti, non mi risulta che ci siano state riduzioni di significative attività culturali nella città di Torino, né per quanto riguarda la fruizione dei beni museali né per quanto riguarda gli eventi».

Poi arriva al punto: «Dovrebbe essere evidente a tutti, tanto più a chi ha responsabilità amministrative di primo piano, che le restrizioni di finanza pubblica, introdotte con la manovra di luglio con effetto anche sul 2010, non possono non avere alcune ripercussioni anche nei loro campi». Quindi la conclusione: «In ogni caso, come si è deciso nell’ultima riunione del comitato finanziario, fino a quando non si saprà se il governo intende rivedere in senso migliorativo per il 2010 il Patto di stabilità noi manterremo rigorosamente la linea della massima prudenza – a prescindere da tutti i polveroni mediatici che si vogliono sollevare – ai fini del rispetto del Patto di stabilità medesimo. Il che significa rispettare in tutti i casi i limiti di spesa indicati dalla Ragioneria alle varie direzioni operative. Ovviamente se dovessero essere concessi, come fu nel 2009, margini maggiori di utilizzo di spesa si terrà conto delle esigenze di tutti i settori in modo equilibrato».

E’ intervenuto così, ieri, il sindaco Chiamparino, sulle polemiche innescate dagli ipotizzati tagli alla cultura. Lo ha fatto per mettere fine a una polemica che per certi versi assomiglia a un film già visto, ma che alcuni, come il parlamentare del Pd Stefano Esposito, ormai trovano stucchevole se non grave: «Ma l’assessore alla Cultura Alfieri si è reso conto dei tempi in cui viviamo?» è sbottato ieri: «Lui, Vergnano e Christillin si decideranno a uscire dai loro bozzoli dorati per scoprire che ormai la gente è angosciata da problemi veri come non riuscire a mettere insieme il pranzo con la cena? Che la gente ormai non sa più come far studiare i propri figli e si ritrova senza lavoro dal mattino alla sera?».

Dopo aver dichiarato la sua «più che piena solidarietà all’assessore alle Finanze Gianguido Passoni» (ieri finito sul giornale per la guerra dei tagli, insieme appunto al collega responsabile della Cultura) Esposito invita l’assessore Alfieri, «a riflettere sulla situazione reale che il Paese sta vivendo». E Passoni come reagisce? Getta acqua sul fuoco: «Riconduciamo questa vicenda al lavoro di chi deve coniugare le esigenze di bilancio con un settore importante come la cultura a Torino, mettendo, però, da parte le polemiche».

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Niente bandiere Pd ai cortei No Tav

settembre 25th, 2010 — 9:40am

MARIACHIARA GIACOSA

il partito democratico ha deciso: alla manifestazione dei sindaci in Val Susa, sabato 9 ottobre, non dovranno esserci bandiere, né simboli di partito. È l´esito della missione dell´inviato speciale del partito Luciano Marengo, che giovedì sera ha incontrato gli amministratori Pd della valle. Bandiere che non dovrebbero comparire nemmeno oggi alle 14.00, al parcheggio del Mulino a Rivalta da cui partirà la marcia No tav verso Rivoli. Un altro pomeriggio di protesta, ad appena due settimane dal corteo di Chiomonte, che apre un nuovo fronte del no alla linea. Questo anche se, formalmente, non si conoscono ancora i dettagli del progetto per la tratta in pianura: infatti Rfi, che ha curato la progettazione da Chiusa San Michele a Settimo, non ha ancora depositato le carte in attesa del via libera del tavolo politico.

Intanto è accordo tra Regione e Provincia sulla delegazione dei sindaci che andranno al tavolo politico con il Governo. I due presidenti Saitta e Cota ne hanno parlato ieri e hanno deciso che non si farà una delegazione, ma a Roma andranno tutti i 25 sindaci coinvolti dal progetto e la Comunità montana. «Ci pare utile, soprattutto in vista dei prossimi passi, che ci siano tutti: Borgaro che è coinvolto per 800 metri, così come Torino che lo è per 10 km» ha spiegato Saitta. «In questo modo diamo ai sindaci un´opportunità politica di discutere le criticità dell´opera e del progetto, dopo quella tecnica offerta dall´Osservatorio».

Sempre ieri è stata presentata la mozione parlamentare di Pd, Idv, Api e Moderati a sostegno della Torino-Lione. Il documento raccoglie l´appello, lanciato dagli industriali piemontesi pochi giorni fa, perché non si abbassi l´attenzione sulla Tav e si mantengano tutti gli impegni. La mozione sollecita lo stanziamento dei primi fondi per il nodo di Torino e quelli previsti dal piano strategico. Incalza il governo, per il rinnovo, entro la fine dell´anno, dell´accordo internazionale tra Italia e Francia, con la nuova ripartizione dei costi «C´è un po´ di rammarico – sottolinea il promotore dell´iniziativa, Stefano Esposito – perché in calce al documento non ci sono le firme dei partiti del centrodestra e dell´Udc che, ci hanno fatto sapere, presenteranno mozioni separate».

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