Pd, tutti i dubbi delle primarie

ANDREA ROSSI – LaStampa

Avanti con le primarie, ma il metodo (forse) non è mai stato davvero in discussione. Il punto, par di capire, è chi sarà ancora in piedi quando il centrosinistra chiamerà elettori e militanti a scegliere il proprio candidato a sindaco. Il deputato Stefano Esposito lo dice «senza ipocrisie» davanti all’assemblea regionale del Pd. «Basta con il gioco al massacro. Quando è spuntato il nome del rettore Profumo lo si è cominciato a demolire, considerandolo un fastidio anziché una risorsa. Adesso vedo che qualcuno comincia a dare addosso a Fassino. Di questo passo, altro che aprirci all’esterno: li facciamo scappare tutti».

Non è l’unico a mostrare preoccupazione. Un punto fermo, almeno, ieri è stato fissato. Il metodo delle primarie non è in discussione, anzi, secondo il documento proposto dal segretario regionale Gianfranco Morgando, ora si tratta di coinvolgere gli altri partiti per organizzare quelle consultazioni della base che lo statuto del Pd prevede. «È però importante come andremo alle primarie di coalizione. Più che mai serve un partito non sfrangiato, ma capace di esercitare leadership distinguendosi per il suo progetto politico», l’esortazione di Morgando.

Per Morgando, in ogni caso, si tratta di individuare «candidature forti e rappresentative, promuovere una coalizione aperta a forze politiche e realtà civiche». Gli ha risposto indirettamente il segretario provinciale Gioacchino Cuntrò, spiegando che finora «gli altri partiti del centrosinistra non hanno mostrato interesse verso le primarie, anzi».

Chi si aspettava che qualcuno in sala si facesse avanti – nei giorni scorsi era filtrata l’ipotesi che il consigliere regionale Roberto Placido avrebbe annunciato la propria candidatura – sarà rimasto deluso, ma non avrà mancato di cogliere i movimenti delle varie truppe. Proprio Placido ha lanciato due parole d’ordine che molti hanno letto come una bocciatura dei nomi oggi più gettonati: il rettore del Politecnico Francesco Profumo e l’ex segretario dei Ds Piero Fassino. «Abbiamo bisogno di un politico», ha detto Placido, «e il partito ha molti dirigenti capaci di prendersi questa responsabilità». Affondo che sembra chiudere agli esponenti della società civile. Poi: «Ai dirigenti torinesi che venti o trent’anni fa hanno avuto un ruolo nazionale ora chiedo la generosità di favorire il ricambio generazionale della classe dirigente».

Impossibile non cogliere uno stop a Fassino, ed è il motivo che ha spinto Esposito a lanciare l’allarme: «Stiamo continuando ad azzoppare persone che, tra l’altro, non hanno annunciato l’intenzione di essere della partita. Così rischiamo di essere autoreferenziali». Nel frattempo ad Orvieto, a Chiamparino, a margine di un convegno di «Libertà uguale», i cronisti chiedevano se si sentisse o meno «da rottamare» come da auspicio del sindaco fiorentino Renzi. «Come età sono da rottamare – ha risposto il sindaco – ma a livello nazionale il massimo a cui sono arrivato come parlamentare è capogruppo del comitato pareri della commissione Bilancio. Insomma sono in una felice fase della vita in cui posso continuare o posso occuparmi d’altro. Di sicuro non sono alla ricerca di un posto».