I tagli alla cultura? Nessun contraccolpo

Emanuela Minucci – LaStampa

La premessa è lunga e articolata, in perfetto stile Chiamparino: «Puntuale come l’autunno, all’approssimarsi della sessione di bilancio, ritorna il tormentone dei tagli alla cultura, argomentati con cifre di cui non si capiscono presupposti e fondamenti. Al di là del fatto che, per merito di tutti coloro che operano nei vari campi della cultura torinese a tutti i livelli di responsabilità, e anche di chi però avendo la responsabilità della gestione di bilancio ha sempre mantenuto fede agli impegni assunti, non mi risulta che ci siano state riduzioni di significative attività culturali nella città di Torino, né per quanto riguarda la fruizione dei beni museali né per quanto riguarda gli eventi».

Poi arriva al punto: «Dovrebbe essere evidente a tutti, tanto più a chi ha responsabilità amministrative di primo piano, che le restrizioni di finanza pubblica, introdotte con la manovra di luglio con effetto anche sul 2010, non possono non avere alcune ripercussioni anche nei loro campi». Quindi la conclusione: «In ogni caso, come si è deciso nell’ultima riunione del comitato finanziario, fino a quando non si saprà se il governo intende rivedere in senso migliorativo per il 2010 il Patto di stabilità noi manterremo rigorosamente la linea della massima prudenza – a prescindere da tutti i polveroni mediatici che si vogliono sollevare – ai fini del rispetto del Patto di stabilità medesimo. Il che significa rispettare in tutti i casi i limiti di spesa indicati dalla Ragioneria alle varie direzioni operative. Ovviamente se dovessero essere concessi, come fu nel 2009, margini maggiori di utilizzo di spesa si terrà conto delle esigenze di tutti i settori in modo equilibrato».

E’ intervenuto così, ieri, il sindaco Chiamparino, sulle polemiche innescate dagli ipotizzati tagli alla cultura. Lo ha fatto per mettere fine a una polemica che per certi versi assomiglia a un film già visto, ma che alcuni, come il parlamentare del Pd Stefano Esposito, ormai trovano stucchevole se non grave: «Ma l’assessore alla Cultura Alfieri si è reso conto dei tempi in cui viviamo?» è sbottato ieri: «Lui, Vergnano e Christillin si decideranno a uscire dai loro bozzoli dorati per scoprire che ormai la gente è angosciata da problemi veri come non riuscire a mettere insieme il pranzo con la cena? Che la gente ormai non sa più come far studiare i propri figli e si ritrova senza lavoro dal mattino alla sera?».

Dopo aver dichiarato la sua «più che piena solidarietà all’assessore alle Finanze Gianguido Passoni» (ieri finito sul giornale per la guerra dei tagli, insieme appunto al collega responsabile della Cultura) Esposito invita l’assessore Alfieri, «a riflettere sulla situazione reale che il Paese sta vivendo». E Passoni come reagisce? Getta acqua sul fuoco: «Riconduciamo questa vicenda al lavoro di chi deve coniugare le esigenze di bilancio con un settore importante come la cultura a Torino, mettendo, però, da parte le polemiche».