MA I SALOTTI COSA HANNO FATTO PER STABILIZZARE I LAVORATORI DELLA CULTURA?

Evidentemente a Torino c’è qualcuno che pensa che la cultura sia come un “santuario”, intoccabile e mai criticabile. La “Cultura” buona a prescindere, quindi, da considerarsi ‘zona franca’: la politica deve limitarsi a foraggiarla con lauti contributi, senza chiedere troppo agli illuminati che la gestiscono con la stessa sapienza dei filosofi di Platone. Sono perfettamente consapevole che il sistema cultura occupa migliaia di persone, ma difendere il loro posto di lavoro non può voler sottrarre a ogni giudizio il modo con cui la cultura è stata gestita in questi anni, in particolare durante la fase della ‘ubriacatura olimpica’ durante la quale qualcuno è stato colto da un delirio di onnipotenza a cui sta facendo seguito un triste risveglio.

Mi fa piacere constatare che Evelina Christillin scopre ora il problema del precariato nel settore cultura: ma cosa ha fatto lei in questi anni per contrastare questo fenomeno nelle istituzioni che dirige? Sono disposto ad accettare la sfida: garanzie economiche, ma in cambio di lavoro stabilizzato. Essere di sinistra vuol dire saper fare delle scelte, guardare la realtà a 360° e non solo il proprio ombelico finendo per confonderlo con il mondo stesso.

A chi pretende di impartirmi lezioni sulla linea del mio partito, voglio ricordare alcune cose scritte dal Segretario Gianfranco Morgando alla vigilia della manifestazione “Innamorati della cultura”, il 14 febbraio del 2009. Morgando diceva: 1) in questa fase drammatica nessun settore della società può ribellarsi all’idea di dover fare ciò che tocca a tutti gli altri: tirare la cinghia; 2) anche nella cultura sono necessarie politiche selettive, a meno che non si pensi che vi siano realtà intoccabili ‘a prescindere’ e che i contributi pubblici siano un diritto acquisito.

Vediamo di non confondere la difesa dei posti di lavoro nella cultura con la difesa dei privilegi dei salotti e salottini in cui si ritrova la “casta “ della cultura. A costoro va richiesto almeno un esercizio di sobrietà, e magari anche un po’ di autocritica. Un’autocritica che la vicenda del Premio Grinzane Cavour avrebbe dovuto stimolare in molti degli abituali frequentatori delle mense del professor Soria, invece si è preferito fare spallucce, quasi si trattasse solo delle isolate malefatte di un furbo malandrino.

Autocritica che anche le più modeste vicende (ancora da chiarire) che riguardano Marcovaldo e il centro Dar al Hikma dovrebbero suggerire. E ancora: che fine ha fatto Palazzo Cavour, dopo i tanti soldi investiti dalla Regione per recuperarlo e trasformarlo nell’ennesima sede espositiva? Avendo già un prestigioso Museo d’arte contemporanea come Rivoli, è opportuno investire molto denaro pubblico nella Fondazione Sandretto Re Rebaudengo? Se oggi mancano i soldi per le biblioteche, era opportuno il mega-progetto della nuova biblioteca civica? E i molti contributi elargiti al Circolo dei lettori sono immuni da qualsiasi critica? E che dire della tradizione tutta subalpina che vede manager del Lingotto ricollocarsi ai vertici di istituzioni culturali? Sono solo alcune delle tante domande che vorremmo porre a chi la cultura in questa città e in questa Regione l’ha amministrata e gestita.

Infine, mi permetto un consiglio alla Evelina Christillin: se è davvero tanto preoccupata per i precari della cultura, lasci una delle poltrone da lei occupata, così libererà un posto per qualcun altro. Piuttosto che lanciare accuse al ‘doppiopesismo’, si preoccupi del “doppio-incarichismo.”

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