Esposito e Christillin ai ferri corti

LaStampa

Il dibattito sui tagli alla Cultura continua. Ieri la presidente del Teatro Stabile Evelina Christillin ha risposto all’onorevole Stefano Esposito («tagliare la cultura significa tagliare posti di lavoro») e oggi lui le contro-risponde: «Sono perfettamente consapevole che il sistema cultura occupa migliaia di persone, ma difendere il loro posto di lavoro non può voler sottrarre a ogni giudizio il modo con cui la cultura è stata gestita in questi anni». E ancora: «Mi fa piacere constatare che Christillin scopra ora il problema del precariato nel settore cultura: ma cosa ha fatto lei in questi anni per contrastarlo? Sono disposto ad accettare la sfida: garanzie economiche, ma in cambio di lavoro stabilizzato» E aggiunge: «Vediamo di non confondere la difesa dei posti di lavoro nella cultura con la difesa dei privilegi dei salotti e salottini in cui si ritrova la “casta” della cultura. A costoro va richiesto almeno un esercizio di sobrietà, e magari anche un po’ di autocritica. Per esempio: che fine ha fatto Palazzo Cavour, dopo i tanti soldi investiti dalla Regione? Avendo già un prestigioso Museo d’arte contemporanea come Rivoli, è opportuno investire molto denaro pubblico nella Fondazione Sandretto Re Rebaudengo?».

Evelina Christillin però incassa la totale solidarietà dei consiglieri di amministrazione e del Collegio dei Revisori dei Conti del Teatro Stabile: «L’incremento degli spettatori e degli abbonati al cartellone del nostro teatro, giovani in particolare; l’entusiasmo con cui i nostri spettacoli sono stati accolti nei principali centri della penisola; i legami di collaborazione stretti con altre istituzioni musicali e coreutiche; la creazione a Torino di una rassegna internazionale di teatro di ricerca, che altre città ci invidiano: tutto questo, e altro che viene lasciato nella penna, ci sembra sia fare cultura nel senso più ampio e variegato del termine: è cultura per tutti, senza distinzioni di età, censo, e, ovviamente, credo politico»