“Troppo alti gli obiettivi della differenziata”

LaStampa

Pura teoria. Dogma irrealizzabile. Peggio: una chimera che danneggia il sistema invece di sostenerlo. Il sistema è quello della raccolta differenziata: meno del 30% la media italiana, con punte di eccellenza in alcune realtà territoriali. La chimera sono i traguardi fissati negli anni a livello nazionale: 60% nel 2011, 65% nel 2012. Obiettivi irrealizzabili, secondo l’Anci, decisa ad abolirli con un emendamento al decreto legge incaricato di recepire entro fine anno la direttiva europea sui rifiuti. La richiesta, sostenuta dal deputato Pd Stefano Esposito alla Camera, è stata presentata il 14 settembre alla Commissione ambiente del Senato.

Oltretutto Bruxelles è più attenta alla qualità che alla quantità della raccolta: la direttiva europea, senza fissare asticelle, si limita a disporre che entro il 2020 il 50% del pattume raccolto con la differenziata sia effettivamente riciclato. Particolare non trascurabile: a Torino, dato Amiat, poco meno del 18% dei rifiuti differenziati finiscono comunque in discarica.

Il fenomeno, condiviso da altri comuni e da altre province, interessa essenzialmente organico e plastica. Stando ai numeri forniti dall’Ato rifiuti, il 30% dell’organico raccolto nel Torinese – dove la differenziata raggiunge una promettente media del 50% – torna in discarica. Nel caso della plastica, siamo al 29%. Diverse le cause: deficit di comunicazione, errato conferimento dei rifiuti, numero e logistica degli impianti, scarsa domanda sul mercato. La performance migliore riguarda carta, vetro e metalli: lo scarto non supera il 5%.

Insomma: non è solo questione di quantità ma di qualità. Non a caso, spiegano dall’Ato, paesi come Germania, Austria, Svezia, Olanda e Belgio preferiscono valutare quanto effettivamente riciclato e valorizzato sotto il profilo energetico. Sulla base di queste considerazioni l’Anci chiede di eliminare traguardi troppo ambiziosi (oltre che costosi) e controproducenti su vari fronti: dall’omogeneità della raccolta alla pianificazione degli impianti.

Uscita a sorpresa, che spiazza un po’ tutti e accende il dibattito a Torino e dintorni. Favorevole Paolo Foietta, Ato rifiuti: «Gli obiettivi del 60 e del 65% sono un dogma che si applica indistintamente alle realtà rurali e alle metropoli, prescindendo da qualsiasi fattibilità reale».

Moderatamente d’accordo, con una serie di distinguo, Provincia e Comune. Antonio Saitta chiede di mantenere comunque una soglia, «purchè sia credibile»: «Altrimenti si fornisce una sponda ai detrattori della differenziata». Giusto lavorare sulla qualità oltre che sulla quantità, aggiunge, riducendo gli imballaggi e dando incentivi ai comuni più virtuosi. Posizione sostanzialmente condivisa da Roberto Tricarico, assessore all’Ambiente di Torino.

Contraria la Regione, che ieri ha documentato la buona salute della raccolta: in pole position il Novarese con il 71% (71,3 nel capoluogo); ultima la provincia di Vercelli, sotto il 30%. In Piemonte la differenziata ha raggiunto il 49,6. «Gli obiettivi oggi contestati, noti da tempo, sono stati uno stimolo per realtà virtuose come Novara – replica l’assessore Roberto Ravello -. Azzerarli significa mortificare i comuni virtuosi e vanificare i contributi pubblici erogati negli anni».

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