Caro esposito, anche noi siamo degni di rispetto

Sara Strippoli – Repubblica

«Lei dice: “È ora di dire basta!”. Lo diciamo anche noi: lavoratori a tempo determinato e indeterminato del mondo culturale. Quelli che secondo lei non fanno parte delle migliaia di persone che rischiano di perdere il lavoro, quelli che hanno in uguale misura il problema di mettere insieme il pranzo con la cena (esattamente come chiunque non viviamo solo d´aria e di arte). Solo i lavoratori delle aziende e dei supermercati hanno per lei dignità d´essere?».

Questo l´incipit battagliero di una lettera aperta inviata da settanta lavoratori dello spettacolo a Stefano Esposito, che sulle pagine di “Repubblica” aveva lanciato un´accusa ai vertici culturali della città richiamandoli ad una maggiore concretezza, alla consapevolezza dei bisogni più pressanti di tanti lavoratori che da anni patiscono sulla propria pelle le conseguenze della crisi economica. I settanta firmatari (attrici, registi, scenografi, tecnici, organizzatori), e altri che sottoscriveranno nei prossimi giorni, si ribellano a quelle che giudicano critiche insensate e difendono i vertici delle strutture culturali torinesi colpiti dall´appello di Esposito: «Le nostre dichiarazioni dei redditi, documentabili come la sua, sono in media di 18 mila euro lordi all´anno. Ovviamente parliamo solamente di quei dipendenti che dopo anni di gavetta sono stati assunti a tempo indeterminato, senza tener conto dei trattamenti raggiunti dagli assunti a tempo determinato e quindi fortemente precari. Lei se la prende con i vertici delle strutture culturali, ma tutte le strutture di ogni altro settore hanno dei vertici che guadagnano dieci volte più dei lavoratori, come i politici d´altronde. Eppure quelli vanno difesi mentre noi no, noi siamo inutili e superflui. Lei scrive che il nostro lavoro è degno di “essere infilzato con i forconi”».

Poi l´affondo finale: «Anche noi siamo pronti a fare la nostra parte di fronte alla crisi che tutti conosciamo. Tuttavia ci guardiamo attorno come cittadini e lavoratori che cercano nella politica – di qualunque colore – la forza in grado di raccogliere le domande, le speranze e indicare la soluzione dei problemi che nelle sue dichiarazioni mancano».

Sintetica la replica di Esposito: «Ho chiesto di conoscere i numeri reali dei precari del mondo dello spettacolo che dipendono dai finanziamenti pubblici. Finora non li ho avuti, attendo fiducioso».

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