TAV: piace alla politica
Prima parte
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=oM3BOlGBhhc[/youtube]
Seconda parte
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=ZbhO5Psi0xI[/youtube]
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Onorevole Partito Democratico PD
Prima parte
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Seconda parte
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Non è possibile che un lavoratore dipendente in questo Paese paghi di più di chi ha le rendite: è urgente una riforma del fisco che questo governo non sa e non vuole affrontare. Il Gruppo del Pd ha fatto la sua proposta, presentando alla Camera una mozione che sarà discussa il 22 novembre. E’ un testo che ruota attorno a tre pilastri, li abbiamo chiamati i “tre 20”: riduzione al 20 per cento dell’aliquota sul primo scaglione Irpef, aumento dal 12,5 al 20 per cento la tassazione dei redditi da capitale ad esclusione dei titoli di Stato, applicazione dell’aliquota del 20 per cento al reddito d’impresa e da lavoro autonomo. Queste proposte nuove, anche rispetto alla nostra esperienza, e il loro significato è semplice: arricchire l’impresa più che l’imprenditore e inserire indispensabili criteri di equità. Per noi, infatti, il paese può riprendere a marciare solo se si affronta una grande operazione di redistribuzione del reddito e si dà benzina alle imprese: ma fino ad oggi il governo ha solo imbrogliato e va avanti su questa strada. Infatti, la nuova Finanziaria, oggi Legge di Stabilità, dall’8 novembre all’esame dell’Aula, è completamente vuota. Dovrebbe servire a indicare la strategia con la quale il governo intende affrontare la crisi ma è solo tabellare, non prevede nessuna misura sul rientro del debito e sulla crescita, è l’azzeramento della politica economica. Mentre l’Europa attende entro il 12 novembre che l’Italia presenti il suo piano di riforme, viviamo un colossale scollamento tra quello che accade e quello che il governo fa. L’imbroglio è palese se si pensa che da mesi noi diciamo che senza misure adeguate il governo sarebbe stato costretto ad una nuova legge di correzione e proprio mentre la commissione Bilancio discuteva la Legge di Stabilità, ecco l’annuncio: presto arriverà un decreto mille proroghe. Spiegano che è finalizzato alla crescita ma non è vero: è una manovra-bis per rastrellare di nuovo soldi. Niente crescita, mentre la disoccupazione è alle stelle. Per tutto questo noi continuiamo a dire che il governo ha un solo dovere: dimettersi, per il bene del paese.
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(ANSA) – TORINO, 27 OTT – Il taglio di oltre 9 milioni di euro per la Torino-Lione, ufficializzato oggi dalla Commissione Europea, ”e’ un pessimo segnale di fronte al quale il governo deve dare subito risposte precise. Sarebbe una follia che per i ritardi nell’avvio dei lavori si perdano i 671 milioni di finanziamenti previsti dalla Ue”. Lo affermano i deputati del Pd Stefano Esposito e Giorgio Merlo. ”Non possiamo perdere – continuano Esposito e Merlo – un’opera fondamentale per entrare in Europa, si tratta di uno snodo commerciale importantissimo, che non possiamo perdere per ritardi e per mancanza di visione strategica”.
L’europarlamentare del Pd Gianluca Susta da’ la colpa del taglio europeo alle ”indecisioni italiane. Occorre al piu’ presto completare il progetto preliminare, dare il via ai lavori e definire le questioni che sono ancora oggetto di discussione, sapendo che rimpallarsi le responsabilita’ tra Governo centrale e amministrazioni locali e regionali e’ uno sport che a Bruxelles non paga. Occorre, quindi- conclude Susta – , che l’Osservatorio concluda al piu’ presto il suo lavoro e che finalmente si possa cantierare un’opera che unisce l’Europa da ovest a est (Lisbona-Kiev)”.
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MARACHIARA GIACOSA – Repubblica
Nove milioni se ne sono già andati e dovrà essere un Natale con la firma quello tra Italia e Francia. È questa infatti una delle tre condizioni che la Commissione europea ha posto ai due paesi per evitare ulteriori tagli ai 671,8 milioni di euro assegnati alla Torino-Lione, per cui la strada ora è tutta in salita. L´annuncio ieri da parte del commissario ai Trasporti Siim Kallas, che ha presentato i risultati dell´esame di medio periodo delle infrastrutture strategiche transnazionali che godono di un contributo comunitario. «Non è una misura punitiva nei confronti della Torino-Lione – commenta Mario Virano, commissario dell´Osservatorio – perché anche il Brennero ha subito lo stesso trattamento. Questo significa che quando diminuiscono i soldi a disposizione aumenta la responsabilità per chi deve realizzare l´opera».
Come annunciato nei giorni scorsi, a causa dei ritardi accumulati sulla Torino-Lione, l´Europa ha tagliato 9,18 milioni di euro, ma il rischio è che ne vadano in fumo ben di più se non saranno mantenute tre condizioni: la firma “entro Natale” del nuovo trattato internazionale tra Italia e Francia, la costituzione del soggetto che dovrà proseguire il lavoro di Ltf e appaltare l´opera e, infine, l´avvio dei lavori per il tunnel esplorativo della Maddalena entro “i primi mesi del 2011″. Obiettivo, quest´ultimo, tutt´altro che scontato, considerata l´annunciata opposizione della valle. Solo onorando i tre impegni i due Paesi potranno evitare la perdita di ulteriori finanziamenti e ottenere la proroga dell´utilizzo dei fondi fino al 2015, stabilita dalla Commissione tenuto conto del carattere eccezionale della crisi economica e finanziaria. L´idea di fondo dell´Europa è però confermata: i fondi comunitari o ‘‘si utilizzano o si perdono´´.
Immediata la replica del ministro per le Politiche Europee Andrea Ronchi: «Le conclusioni della Commissione ci impongono di procedere a scelte rapide e definitive – spiega – Il governo italiano è deciso, ma tutto il sistema Italia deve dimostrare di voler procedere sulla strada della modernizzazione infrastrutturale». La colpa dei tagli «è delle indecisioni italiane», afferma l´europarlamentare Pd Gianluca Susta. La collega Debora Serracchiani incalza: «Quei finanziamenti sono l´ultimo treno per restare nel nucleo forte dei Paesi europei». I parlamentari Pd Giorgio Merlo e Stefano Esposito ritengono questo taglio «un pessimo segnale di fronte al quale il governo deve dare risposte precise».
Il primo giro di boa è appunto la firma del trattato internazionale che dovrà aggiornare quello siglato nel 2001 da Giuliano Amato e Jacques Chirac e aggiornato, con un memorandum, nel 2004. Da allora però è cambiato tutto. Gli scontri del dicembre 2005 hanno impedito l´avvio dei lavori del tunnel allora previsto a Venaus, poi è nato l´Osservatorio, che ha prodotto il nuovo progetto oggi all´esame. Ma soprattutto sono cambiati i costi. Nei giorni scorsi il ministro Matteoli e il collega francese Bussereau hanno impresso una tabella di marcia serrata per centrare l´obiettivo della firma a dicembre. Soprattutto ora che la firma diventa condizione essenziale per il mantenimento del contributo europeo.
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Francesco Falcone – LaStampa
Sindaco servo del Pd. Esposito pezzo di m…». Sono solo alcune delle scritte ingiuriose apparse ieri in via Peirolo, a Bussoleno, a pochi metri da casa del primo cittadino Anna Maria Allasio, da alcuni giorni al centro delle polemiche per la linea adottata di recente dall’amministrazione cittadina. Amministrazione accusata dal mondo No-Tav di «aver rotto il fronte comune dei sindaci» della Bassa Val Susa, che da mesi hanno scelto di abbandonare l’Osservatorio sulla Torino-Lione presieduto da Mario Virano.
«In realtà, la mia amministrazione non è affatto entrata nell’Osservatorio – puntualizza il sindaco Allasio -. Ciò che abbiamo fatto è stato inviare un nostro delegato ad esprimere, in sede regionale, tutta la contrarietà del Comune di Bussoleno all’opera che riteniamo altamente dannosa per il territorio: un atto indispensabile a far presente alla controparte il nostro pensiero sul progetto in discussione».
Le frasi apparse sul muro che costeggia la stazione di Bussoleno hanno, comunque, offerto l’assist al mondo politico torinese per un affondo nei confronti dell’opposizione alla linea ad Alta velocità. «Questi fatti dimostrano come il movimento No-Tav non cerchi il confronto. Ma, calpestando le regole democratiche, voglia lo scontro frontale con l’unico obiettivo di impedire l’apertura dei cantieri», attaccano i segretari provinciale e regionale del Pd, Paola Bragantini e Gianfranco Morgando, nell’esprimere solidarietà al compagno di partito Stefano Esposito e al sindaco di Bussoleno. Solidarietà espressa a Esposito e Allasio anche dalla Lega Nord, per bocca del segretario provinciale e deputato del Carroccio Stefano Allasia.
Un’attribuzione di paternità che il popolo No Tav, sempre pronto ad assumersi la responsabilità di manifestazioni ed iniziative anche eclatanti, respinge con forza: «In tutti questi anni, abbiamo sempre diffuso le nostre idee a viso aperto: in assemblee pubbliche, come quelle in programma anche nelle prossime ore – sottolinea Alberto Perino, storico leader dei comitati di Valle -. Ritengo che questa iniziativa sia solo il gesto di qualche stupido, che purtroppo esiste in ogni contesto».
Di gesto stupido, e dannoso per il territorio, parla anche il sindaco Anna Maria Allasio: «Più che colpire me, queste scritte danneggiano la Valle, e chi porta avanti da tempo una battaglia a tutela del territorio. Per ciò che mi riguarda, conosco il pensiero della gente perbene di Bussoleno, e mi lascia amareggiata solo il fatto che, chi ha imbrattato quel muro, ha deturpato un murales a cui sono particolarmente affezionata».
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Il sì del Parlamento alle mozioni sulla Torino-Lione rappresenta una pietra miliare per la realizzazione di un’opera decisiva per il Piemonte e per il paese. La mozione presentata dal Pd, tra l’altro, è stata l’unica ad essere approvata all’unanimità dall’Aula e questo conferisce maggior peso e maggior responsabilità al ruolo che questo partito avrà, nelle varie assemblee istituzionali e politiche, nel perseguire l’obiettivo. Per quanto ci riguarda, ci siamo impegnati a sostenere tutti i passaggi necessari e indispensabili per accelerare le procedure da un lato e garantire il pieno appoggio politico dall’altro. E lo stesso dissenso, seppur legittimo, di alcuni amministratori della Val Susa, non inficia minimamente la scelta netta e senza equivoci del Pd.
Ora la palla passa al Governo. E gli impegni che l’esecutivo si deve assumere sono scritti nella mozione che la Camera ha approvato. A cominciare dalle certezze delle risorse.
Tutti sanno che l’investimento necessario per realizzare l’intera opera infrastrutturale è aumentato e la cifra finale si attesta attorno ai 20 miliardi di euro, dei quali 3 a carico dell’Europa, oltre 8,6 a carico del Governo italiano e 8,5 a carico di quello francese. L’aumento è giustificato dal fatto che sul versante italiano il tracciato transiterà per il 90% in galleria, sarà più lungo di 4 km e includerà il collegamento con la piattaforma logistica di Orbassano per noi strategica.
Abbiamo solo voluto ricordare questi numeri perché il tempo delle promesse e delle pregiudiziali è finito. Ora si deve voltare pagina. Le scadenze sono ravvicinate e gli appuntamenti sono precisi. L’approvazione del progetto deve avvenire entro il 31 dicembre 2010; l’avvio del progetto definitivo il 1° gennaio 2011; l’approvazione del progetto definitivo e la valutazione di impatto ambientale entro il 31 dicembre 2012; l’indizione della gara di appalto il 1° gennaio 2013 e, dulcis in fundo, l’avvio del cantiere per la realizzazione dell’opera il 3 novembre 2013. Ci sono, grosso modo, tre anni. Scadenze che vanno rispettate pena la perdita dei finanziamenti europei. Scadenze che non ammettono però ripensamenti o furbizie. È il tempo della coerenza e, soprattutto, della responsabilità politica e istituzionale. Per parte nostra non mancherà.
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Rita Cola – LaSentinellaDelCanavese
IVREA. Stefano Esposito, onorevole Pd, è più realista del re. Non gira intorno alle cose e, davvero, in certi momenti ha una franchezza che disorienta. Chiacchiera nella sala consiliare con l’a ssessore al Lavoro Enrico Capirone e i cassintegrati Engineering, li ascolta e cerca di capire, con loro, quale sia la strada giusta da percorrere. Avvertendo già che si tratta di una strada tutta in salita.
La vicenda è nota. I cassintegrati Engineering, in origine, erano lavoratori Olivetti. Nel corso di oltre dieci anni di esternalizzazioni sono passati attraverso varie cessioni (Syntax Processing, Sema, Atos Origin, tanto per citarne alcune) e infine Engineering e il trasferimento a Pont Saint Martin. Riassumono, non senza un pizzico di amarezza: «Noi siamo sempre stati orgogliosi della nostra appartenenenza. Il nostro è un settore che è sempre stato in crescita e in sviluppo. Sempre».
All’inizio del 2009 la ristrutturazione. La cassa integrazione straordinaria scadrà a gennaio. E dopo? Un punto interrogativo. Dei ventun cassintegrati, nessuno ha i requisiti per andare in pensione. Anzi. Per quel traguardo mancano da cinque a dieci anni di lavoro. L’obiettivo dei cassintegrati, comunque, è uno solo: «Vogliamo essere reintegrati. Engineering è un’azienda lanciatissima, sta facendo acquisizioni su acquisizioni (le ultime, ad esempio, i centri servizi Seat Pagine Gialle e Manutencoop) ha progetti importanti, molte commesse pubbliche e bilanci con svariati milioni di euro di utile. Perchè non ci fa lavorare?».
Tra l’altro, il numero dei lavoratori in cassa integrazione è risibile: ventuno (tutti di Ivrea) legati alla sede di Pont Saint Martin, che occupa 350 addetti. Stessa cosa a Torino, dove gli occupati sono 400 e i cassintegrati 19. Con Engineering è aperto un tavolo al ministero del Lavoro e per l’onorevole Esposito già questa è un’anomalia: «Il ministero del Lavoro, di fatto – spiega ai cassintegrati – gestisce gli ammortizzatori sociali e le uscite. Io credo che il nostro impegno sia innanzi tutto portare la vertenza nella sede più opportuna ovvero quella dello Sviluppo Economico».
Esposito promette una interrogazione in commissione lavoro, precisando che, purtroppo, lo strumento delle interrogazioni parlamentari non è affatto incisivo per la soluzione dei problemi. Insomma, serve a tenere desta l’attenzione in un percorso burocratico, ma nulla di più. «Dobbiamo lavorare insieme con iniziative pubbliche – osserva – coinvolgendo le istituzioni e i politici. Chiederemo un incontro in Regione con l’assessore Claudia Porchietto e ci impegneremo con il ministero per lo Sviluppo».
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La Mozione presentata dal PD e approvata mercoledì alla Camera vincola il Governo a garantire le risorse per la realizzazione della nuova linea ferroviaria Torino-Lione, conferma definitivamente la linea del PD sulla TAV, e chiarisce, altrettanto definitivamente, il rapporto con gli amministratori della Val Susa.
Da tempo la destra accusa il PD di ambiguità a causa dell’operato del Presidente della Comunità montana Sandro Plano e di alcuni amministratori che si oppongono ‘senza se e senza ma’ all’opera.
Quando il 4 dicembre 2009 il Segretario Bersani venne a Torino per incontrarli fu molto chiaro: non si partecipa alle marce con la fascia tricolore e non si mette in discussione il ‘se’ dell’opera. Parole nette che non sono state rispettate.
Non è in questione la libertà di dissentire. Ma in Valle di Susa sono andati ben oltre: hanno stretto un’alleanza con le liste no Tav contro le indicazioni del PD, hanno violato gli art. 12 e 23 dello Statuto del PD tradendo il dovere di leale collaborazione, hanno contribuito ad alimentare una campagna disinformativa sui rischi per l’ambiente e le persone, e, infine, hanno scelto di dare copertura istituzionale anche alle frange più intolleranti del movimento. Tanto che Plano rilascia interviste ai siti antagonisti e partecipa a riunioni con esponenti dei centri sociali, alcuni dei quali vantano precedenti non propriamente definibili come non violenti. Sono dunque Plano e soci ad essersi caparbiamente posti fuori dal partito.
Il problema dell’adozione di sanzioni disciplinari non si pone neppure più, perché tutti i protagonisti hanno già scelto. Plano e soci hanno scelto di stare con i professionisti della protesta, gli anarco-insurrezionalisti e i bombaroli travestiti da innocui valligiani. Il PD ha scelto di stare dalla parte dello Stato. Quando a gennaio si aprirà il cantiere della Maddalena è da quella parte della barricata che sventoleranno le nostre bandiere. E chi invoca la “battaglia di tutte le battaglie”, è avvisato.
Stefano Esposito per IlFoglio
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Pubblico uno dei tanti comizi di Lele Rizzo, uno dei leader del movimento NOTAV
Lascio a voi ogni giudizio, io lo trovo delirante..
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