L’ultimatum del Pd “No Tav fuori dal partito”

ALESSANDRO MONDO – LaStampa

«O dentro o fuori». Questo, in estrema sintesi, l’aut aut che il Pd regionale lancia agli esponenti valsusini: da Sandro Plano, presidente della Comunità montana, ai sindaci ribelli.

Il fronte di scontro è la Torino-Lione. L’ultimo appello prima dell’espulsione dal partito, che di questo si tratta, rimanda a due appuntamenti dilazionati nel tempo, a una considerazione e a varie preoccupazioni. Elementi complementari, oggetto di una riflessione, e di una linea, maturata venerdì sera durante la segreteria regionale.

Andiamo con ordine. La scadenza numero uno è la mozione parlamentare, primo firmatario il deputato Stefano Esposito, che lunedì sarà discussa alla Camera: impegna il governo a ribadire il sostegno alla Tav e la copertura finanziaria. La seconda rimanda all’avvio del cantiere di Chiomonte, dove verrà realizzato il tunnel esplorativo, fissato a gennaio.

La considerazione – meglio: la presa d’atto – è che l’alleanza tra il Pd della valle e i no-Tav, sancita dalla nascita della nuova Comunità montana, si è rivelata un boomerang colossale.

Da qui le preoccupazioni. Sono almeno tre: eliminare ogni possibile equivoco sulla posizione pro-Tav del Pd a livello nazionale e regionale; prendere le distanze dai No Tav in vista del probabile scontro che si verificherà a gennaio, quando entreranno in azione le trivelle. Non ultima, spezzare la saldatura tra il movimento No Tav, specie l’ala più oltranzista, e le lobbies anti-piemontesi che tessono la loro tela per archiviare la Torino-Lione a vantaggio di collegamenti veloci funzionali ad altre regioni.

Un insieme di elementi che venerdì, durante la segreteria, hanno spinto personaggi diversi a perorare un’«operazione.verità» da parte di Morgando: la coabitazione con gli amministratori No-Tav nello stesso partito è impossibile; indispensabile sgomberare il campo da ogni equivoco di connivenza. Se sarà il caso, andando alla rottura. Per dirla con Antonio Saitta, «non potrei riconoscermi in un Pd dove dovesse prevalere o anche solo persistere la linea di Plano». Il presidente della Provincia, come Giorgio Merlo e Davide Gariglio, è preoccupato dalla posizione di chi rimette in discussione l’attuale progetto della Torino-Lione – vedi l’europarlamentare del Pdl Vito Bonsignore -, ma anche dai silenzi della Lega: «Non mi pare che questo tema occupi uno spazio prioritario nelle esternazioni di Cota». «Non solo Bonsignore, ma anche Castelli, Formigoni, Moretti – precisa Esposito -: chiamiamoli con il loro nome».

Il deputato del Pd, al solito,non la manda a dire: «E’ ora di decidere da che parte stiamo: con i No-Tav, che hanno già fissato a gennaio la madre di tutte le battaglie contro la Torino-Lione, oppure con la legalità». Secondo Esposito il ragionamento, spinto alle estreme conseguenze, dovrebbe tradursi nell’appoggio del partito alla trasformazione dei cantieri in sito militare: «Sarebbe il modo per bloccare gli sfegatati permettendo, a chi lo vorrà, di dissentire in maniera pacifica e civile». Posizione forte, destinata a sollevare un vespaio di reazioni.

Pur sfumando i toni, anche Morgando conviene che è ora di fare chiarezza. «E’ fallito il presupposto politico, mai condiviso dal Pd regionale, che aveva ispirato l’alleanza del partito in Valle di Susa con i No Tav – spiega il segretario -: l’idea era quella di spingerli a discutere sul merito, evitando lo scontro ideologico; oggi registriamo una subordinazione degli amministratori valsusini alla linea del movimento».

E adesso? «La linea pro-Tav del Pd è chiara. La mozione discussa lunedì sarà l’occasione per spingere il governo a scoprire le carte. Nello stesso tempo, chiederemo a tutti gli esponenti del partito di discutere non sull’opportunità o meno di realizzare la Tav ma sul come farla, partecipando a tutti i momenti di incontro». In caso contrario? «Prenderemo le misure necessarie».