Tav, nuovo fronte dentro il Pd

Maurizio Tropeano – LaStampa

Mi vogliono cacciare dal partito? Ma sono io che denuncio questi dirigenti ai probiviri del Pd per vilipendio della politica di centrosinistra». Sandro Plano, presidente della Comunità montana Valsusa-Valsangone, risponde così alle critiche del leader regionale Gianfranco Morgando e della segreteria piemontese che lo accusano di subordinazione politica ai No Tav. Plano, sostenuto da una maggioranza di amministratori di centrosinistra e di liste vicine al movimento, continua a chiedersi perché «i dirigenti democratici si ostinino a voler costruire un partito dove vige il pensiero unico e si nega la pluralità di idee». E aggiunge: «Resto nel Pd perché credo in un partito che non ha un padrone ma un leader con una linea politica in cui mi riconosco». Il problema, allora, sono «questi dirigenti che non vanno in piazza con gli operai, con gli ambientalisti, con i pendolari o in difesa della legalità. Stando nei palazzi non si prendono i voti».

Da questa analisi politica parte la guerra delle carte bollate che Plano e con lui i sindaci Pd valsusini vogliono scatenare nel partito. Probabilità di successo? Zero. Ma del resto era fallita anche la denuncia contro Plano presentata dalla segreteria Pd.

I garanti, infatti, non sono stati in grado di trovare lo strumento giuridico per cacciarlo. Per Morgando, però, adesso sono cambiate le condizioni politiche e, soprattutto, è arrivata l’ora di prendere le distanze dalla volontà dell’ala più radicale del movimento di trasformare l’apertura del prossimo cantiere di Chiomonte nella «madre di tutte le battaglie». Plano replica così: «Ognuno si assumerà le proprie responsabilità. Io non sono subordinato ai No Tav ma rappresento le ragioni di 24 comuni e di 20 mila persone, cattolici, pensionati, famiglie che il 9 ottobre hanno manifestato contro la realizzazione dell’opera».

E così alla vigilia del dibattito parlamentare, voluto proprio dal Pd per valutare la consistenza della lobby piemontese Pro-Tav dopo la presa di distanza dal progetto dell’europarlamentare Pdl, Vito Bonsignore, i democratici si trovano in difficoltà: «Sulla Tav il Pd ha due giacche: una, quella romana, favorevole e bipartisan e una, barricadera e alleata con gli estremisti di sinistra, da Rivoli in su», attacca Agostino Ghiglia. Certo, oggi si riunirà la direzione regionale del Pdl per parlare della politica dei trasporti ma, ad oggi, quella di Bonsignore è l’unica voce di dissenso nel centrodestra.

E il Pd, che con la mozione (primi firmatari Esposito e Merlo) puntava a giocare anche la carta del silenzio della Lega Nord, dovrà rivedere la sua strategia. Oggi, infatti, anche il Carroccio presenterà un documento (primo firmatario Allasia) che definisce la Tav una delle più grandi occasioni per l’Italia e sollecita il governo ad anticipare i 20 milioni necessari all’apertura dei cantieri sul nodo di Torino. Un documento che ha avuto il via libera del vice-ministro alle Infrastrutture. Roberto Castelli, assistendo alla cerimonia per la caduta dell’ultimo diaframma del tunnel ferroviario del Gottardo, spiegava: «La Torino-Lione si farà, anche se a causa delle proteste di una piccola minoranza costerà il doppio di questa galleria». E ha aggiunto: «Da oggi le opere di potenziamento ferroviario verso la Svizzera, dal rafforzamento del porto di Genova al Terzo Valico per arrivare al quadruplicamento della Milano-Chiasso, assumono priorità assoluta».

E così a Montecitorio il fronte Pro-Tav si darà battaglia su 4 documenti simili: quelli di Lega Nord, Pd, Pdl (Ghiglia ha convinto Fli e Noi Sud) e Udc.