Engineering, vertenza infinita

Rita Cola – LaSentinellaDelCanavese

IVREA. Stefano Esposito, onorevole Pd, è più realista del re. Non gira intorno alle cose e, davvero, in certi momenti ha una franchezza che disorienta. Chiacchiera nella sala consiliare con l’a ssessore al Lavoro Enrico Capirone e i cassintegrati Engineering, li ascolta e cerca di capire, con loro, quale sia la strada giusta da percorrere. Avvertendo già che si tratta di una strada tutta in salita.

La vicenda è nota. I cassintegrati Engineering, in origine, erano lavoratori Olivetti. Nel corso di oltre dieci anni di esternalizzazioni sono passati attraverso varie cessioni (Syntax Processing, Sema, Atos Origin, tanto per citarne alcune) e infine Engineering e il trasferimento a Pont Saint Martin. Riassumono, non senza un pizzico di amarezza: «Noi siamo sempre stati orgogliosi della nostra appartenenenza. Il nostro è un settore che è sempre stato in crescita e in sviluppo. Sempre».

All’inizio del 2009 la ristrutturazione. La cassa integrazione straordinaria scadrà a gennaio. E dopo? Un punto interrogativo. Dei ventun cassintegrati, nessuno ha i requisiti per andare in pensione. Anzi. Per quel traguardo mancano da cinque a dieci anni di lavoro. L’obiettivo dei cassintegrati, comunque, è uno solo: «Vogliamo essere reintegrati. Engineering è un’azienda lanciatissima, sta facendo acquisizioni su acquisizioni (le ultime, ad esempio, i centri servizi Seat Pagine Gialle e Manutencoop) ha progetti importanti, molte commesse pubbliche e bilanci con svariati milioni di euro di utile. Perchè non ci fa lavorare?».

Tra l’altro, il numero dei lavoratori in cassa integrazione è risibile: ventuno (tutti di Ivrea) legati alla sede di Pont Saint Martin, che occupa 350 addetti. Stessa cosa a Torino, dove gli occupati sono 400 e i cassintegrati 19. Con Engineering è aperto un tavolo al ministero del Lavoro e per l’onorevole Esposito già questa è un’anomalia: «Il ministero del Lavoro, di fatto – spiega ai cassintegrati – gestisce gli ammortizzatori sociali e le uscite. Io credo che il nostro impegno sia innanzi tutto portare la vertenza nella sede più opportuna ovvero quella dello Sviluppo Economico».

Esposito promette una interrogazione in commissione lavoro, precisando che, purtroppo, lo strumento delle interrogazioni parlamentari non è affatto incisivo per la soluzione dei problemi. Insomma, serve a tenere desta l’attenzione in un percorso burocratico, ma nulla di più. «Dobbiamo lavorare insieme con iniziative pubbliche – osserva – coinvolgendo le istituzioni e i politici. Chiederemo un incontro in Regione con l’assessore Claudia Porchietto e ci impegneremo con il ministero per lo Sviluppo».