Torino-Lione la palla passa al governo

Il sì del Parlamento alle mozioni sulla Torino-Lione rappresenta una pietra miliare per la realizzazione di un’opera decisiva per il Piemonte e per il paese. La mozione presentata dal Pd, tra l’altro, è stata l’unica ad essere approvata all’unanimità dall’Aula e questo conferisce maggior peso e maggior responsabilità al ruolo che questo partito avrà, nelle varie assemblee istituzionali e politiche, nel perseguire l’obiettivo. Per quanto ci riguarda, ci siamo impegnati a sostenere tutti i passaggi necessari e indispensabili per accelerare le procedure da un lato e garantire il pieno appoggio politico dall’altro. E lo stesso dissenso, seppur legittimo, di alcuni amministratori della Val Susa, non inficia minimamente la scelta netta e senza equivoci del Pd.

Ora la palla passa al Governo. E gli impegni che l’esecutivo si deve assumere sono scritti nella mozione che la Camera ha approvato. A cominciare dalle certezze delle risorse.

Tutti sanno che l’investimento necessario per realizzare l’intera opera infrastrutturale è aumentato e la cifra finale si attesta attorno ai 20 miliardi di euro, dei quali 3 a carico dell’Europa, oltre 8,6 a carico del Governo italiano e 8,5 a carico di quello francese. L’aumento è giustificato dal fatto che sul versante italiano il tracciato transiterà per il 90% in galleria, sarà più lungo di 4 km e includerà il collegamento con la piattaforma logistica di Orbassano per noi strategica.

Abbiamo solo voluto ricordare questi numeri perché il tempo delle promesse e delle pregiudiziali è finito. Ora si deve voltare pagina. Le scadenze sono ravvicinate e gli appuntamenti sono precisi. L’approvazione del progetto deve avvenire entro il 31 dicembre 2010; l’avvio del progetto definitivo il 1° gennaio 2011; l’approvazione del progetto definitivo e la valutazione di impatto ambientale entro il 31 dicembre 2012; l’indizione della gara di appalto il 1° gennaio 2013 e, dulcis in fundo, l’avvio del cantiere per la realizzazione dell’opera il 3 novembre 2013. Ci sono, grosso modo, tre anni. Scadenze che vanno rispettate pena la perdita dei finanziamenti europei. Scadenze che non ammettono però ripensamenti o furbizie. È il tempo della coerenza e, soprattutto, della responsabilità politica e istituzionale. Per parte nostra non mancherà.