Archive for novembre 2010


“Alle Urne”: un coro unanime, ma Esposito e Merlo dicono No

novembre 30th, 2010 — 10:58am

VERA SCHIAVAZZI – Repubblica

«Non fare le primarie adesso? Troppo comodo per il Pd. Sono tra quelli che si dispiacciono per la rinuncia di Profumo e che ritengono Fassino perfettamente all´altezza di fare il sindaco a condizione che sia più libero dal proprio partito. E visto che il Pd ha parecchie cose da farsi perdonare, dico: primarie sì». Così, severa ma chiara, l´economista Elsa Fornero riassume la situazione, in un day after nel quale la ‘sindrome Milano´ sembra scuotere il centrosinistra torinese, spaventando molti. Ma non tutti. Il primo a ricordare che il re è nudo è stato il deputato Giorgio Merlo: «Il peggio che possiamo fare è imitare Milano, con un eccesso di autocandidature. Ne basta una sola, condivisa e autorevole». Ma Davide Gariglio, tra i primi a dichiarare la sua intenzione di competere, non è d´accordo: «Hillary Clinton e Obama si sono affrontati pesantemente, e dal giorno dopo hanno lealmente collaborato – scherza – Perché io e Fassino, che oltre a tutto siamo sabaudi, non potremmo fare altrettanto?».

Roberto Placido, altro candidato in pectore, si limita a definirsi «sereno ma determinato». E Giorgio Ardito, anche lui in corsa, aggiunge: «Non capisco nemmeno perché se ne discuta, è nello Statuto del Pd. Davvero qualcuno non vuole le primarie?». Davvero. Non le vuole, per esempio, il deputato Stefano Esposito, che azzarda un paragone: «Vogliamo fare come gli ultrà, che se il treno non si ferma dove vogliono loro lo sfasciano, o comportarci da persone civili e capire che l´essenziale è arrivare a destinazione, cioè vincere le elezioni?». Poi chiarisce: «Tutti sanno che in questi anni ho avuto più volte motivi di forte dissenso da Piero Fassino. Ma ora credo che i dirigenti di un partito che è uscito indebolito dal caso Profumo debbano puntare su di lui, chiedendogli di venire a Torino con umiltà e di rinnovare completamente squadra e assetti».

Analoga l´opinione di un´altra deputata, Anna Rossomando: «Le primarie come ordalia sarebbero dannose. Si può puntare su un unico candidato, a condizione però che il Pd sappia raccogliere la richiesta che viene dalla società civile e dia, a cominciare dal candidato stesso, un forte e chiaro segnale di rinnovamento». C´è una parte del Pd, insomma, che si prepara a trattare col nome che, in questo momento, appare oggettivamente più forte. Ma il Pd non è solo al mondo, e se i candidati resteranno troppi la situazione potrebbe oggettivamente avvantaggiare altre forze politiche, proprio come è successo a Milano. Nanni Tosco, segretario della Cisl torinese, la riassume così: «Dopo il tormentone su Profumo, ora non vorranno mica infliggerci quello primarie sì – primarie no? Facciamo le primarie e arriviamoci discutendo di lavoro, welfare, utilities». Anche Donata Canta, segretaria della Camera del Lavoro, è per il sì: «Fino ad ora si è parlato solo di persone. E c´è una grave sottovalutazione del tema del lavoro e del futuro prossimo della città, sul quale sono molto preoccupata. Dunque le primarie serviranno anche a scegliere su temi come le politiche sociali, che non possono essere secondarie a Torino». Dalla società civile, in genere, arriva un vento favorevole a una consultazione aperta a tutti, che consenta scelte anche al di fuori delle stanze della politica: «Ben vengano le primarie – dice ad esempio il presidente dell´Ordine degli avvocati Mario Napoli – purché non siano il momento dei veleni. A Torino non mancano le persone di grande livello, il vero problema è un altro e riguarda le forze politiche che devono sostenere oggi la candidatura e domani il governo della città: a me parrebbe necessario un patto d´onore, nel comune interesse altrimenti i migliori, i soggetti più qualificati difficilmente accetteranno se corrono il rischio di essere fatti a pezzi domani. Oggi come non mai il miglior candidato è chi non si propone ma viene chiamato».

E al richiamo della consultazione di massa risponde anche la sinistra: «Le primarie sono utilissime a far emergere i programmi – dice Monica Cerutti, di fresco entrata a far parte della segreteria nazionale di Sel che del caso Torino discuterà anche oggi – Non sono indispensabili, ma sono certamente opportune». Correrete con un vostro candidato? «Credo proprio di sì».

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Pd, tocca a Fassino “Sono pronto per le primarie”

novembre 30th, 2010 — 10:33am

ANDREA ROSSI MAURIZIO TROPEANO – LaStampa

Piero Fassino è in campo. Pronto a giocare la sua partita per diventare sindaco di Torino, con l’obiettivo di arrivare, se non a una condivisione unitaria della sua candidatura, almeno alla convergenza più larga possibile: all’interno del Pd ma anche della società civile torinese, quella che guarda al centrosinistra. Fassino è in campo e ci mette tutta la sua abilità politica – l’ascolto e il coinvolgimento delle persone – per costruire un percorso di investitura da parte di una miriade di grandi elettori.

Si parte dal primo, il sindaco. Piero Fassino lo incontra a Palazzo Civico. Una visita non solo di cortesia che serve per fare il punto della situazione e sottolineare la continuità con i risultati positivi ottenuti in questi anni di governo del centrosinistra. Poi il partito. Ieri ha visto la segretaria Paola Bragantini, nei prossimi giorni passerà in rassegna dirigenti e amministratori. A loro ha chiesto e chiederà di aiutarlo. Anche al «rettore Francesco Profumo chiederò di darmi una mano». Fassino si rammarica per il suo ritiro – «l’ho sostenuto con convinzione fino all’ultimo giorno» e si dice convinto che «anche alla luce delle indicazioni contenute nella lettera, sono sicuro che Profumo continuerà ad assicurare alla città, come in tutti questi anni, un contributo prezioso».

Un passaggio importante, che potrebbe permettergli di ricucire con alcune frange del partito, a cominciare dal sindaco di Settimo Aldo Corgiat, leader di Sinistra in Rete, la corrente dalemiana torinese, che nelle scorse settimane aveva sparato a zero contro un’eventuale candidatura di Fassino. Ieri Corgiat, dopo aver criticato Chiamparino – «è arrivata l’ora che i distruttori diventino costruttori» – ha aperto uno spiraglio: «Condivido in pieno il progetto politico contenuto nella lettera del rettore. Chiunque vorrà riprendere e portare avanti quei contenuti avrà il mio sostegno».

Fassino è in campo, ma prima di dare una risposta definitiva vuole valutare nei prossimi giorni «quale sia il mio contributo più utile per offrire a Torino una candidatura a sindaco in grado di raccogliere quell’ampio consenso che ha reso efficaci e autorevoli le amministrazioni di centrosinistra in questi anni». E per sgomberare il campo da ogni equivoco al Sole24ore.com spiega di essere pronto a fare le primarie «perché sono nello statuto del partito e io non ho intenzione di sottrarmi».

Parole che permettono di evitare uno scontro frontale con il vicesegretario del Pd Enrico Letta, ieri a Torino per dialogare con Chiamparino del suo libro, ma anche per sostenere la candidatura di Davide Gariglio. L’ex presidente del Consiglio regionale ha intenzione di sfidare Fassino e finora ha raccolto intorno a sé, oltre a una parte dei popolari, anche i laici di IdeaTo (Salvatore Gallo) e la componente che fa capo a Mauro Laus. Giorgio Ardito, ex presidente dell’Atc, è «intenzionato a restare in campo a prescindere dai vari competitor, anche se faranno di tutto per non farmi arrivare alla primarie».

In casa democratica preoccupa soprattutto la possibilità di uno scontro frontale tra ex Ds ed ex Margherita, quel rischio di balcanizzazione del partito evocato da Stefano Esposito, che trova un riscontro nelle parole di Giacomo Portas, leader dei Moderati: «Quella di Fassino è una candidatura autorevole. Il Pd faccia la sua scelta ma, per favore, evitiamo che le primarie si trasformino in un nuovo congresso».

La discesa in campo di Fassino si porta dietro quella dei rottamatori. Uno dei leader, Pippo Civati, contesta «le scelte calate dall’alto» e spiega che «è arrivato il momento di lanciare un amministratore locale, di quelli che hanno lavorato con Chiamparino». Due i nomi: Tricarico e Curti. E in campo ci sono anche i vendoliani che stanno lavorando per presentare un loro candidato.

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A Torino si fa strada la candidatura Fassino

novembre 29th, 2010 — 12:02pm

via IlPost

Il rettore del Politecnico di Torino, Francesco Profumo, ha rinunciato ieri alla candidatura a sindaco di Torino per il centrosinistra, con una lettera in cui spiegava che “nonostante la buona volontà di molti”, non si è verificata la convergenza sulle “tre condizioni preliminari” da lui indicate come imprescindibili per una sua candidatura: “non essere il candidato di un partito, ma l’espressione della società civile, creare un laboratorio Torino di larghe intese (stiamo parlando di amministrare una Città e non di politica nazionale) così come era stata Alleanza per Torino del 1993, superare lo scoglio delle primarie, non venendo meno alle regole dei partiti, con la creazione di una lista civica supportata dai partiti”.
Profumo ha scritto che queste tre condizioni non si sono verificate, un po’ per la mancanza di tempo e un po’ per via di un progressivo sovrapporsi della situazione locale a quella nazionale: “prendo atto del fatto che la conflittualità della politica nazionale ha dei riflessi importanti anche sulla partita delle elezioni amministrative della prossima primavera e che tutto il processo ne è stato inevitabilmente accelerato”. La candidatura di Profumo era stata promossa e sostenuta, oltre che dalla segreteria del PD, anche da Sinistra e Libertà e Alleanza per l’Italia. Il sindaco uscente, Sergio Chiamparino, era stato tra i primi a proporre il nome di Alessandro Profumo, ma pochi giorni fa aveva espresso delle perplessità durante una riunione provinciale del partito.
La partita è completamente riaperta, insomma, e ieri sempre Chiamparino ha auspicato che “si creino le condizioni per una candidatura di Piero Fassino”. Secondo il Corriere della Sera, il ritiro di Profumo sarebbe maturato proprio durante un incontro tra Profumo, Fassino e Chiamparino, nel corso del quale gli ultimi due hanno fatto presente al rettore del Politecnico la necessità di avere un candidato dal profilo politico più marcato. “Un rettore è figura che può candidarsi a sindaco soltanto in un contesto civico non rigidamente chiuso dentro gli attuali schieramenti”, ha spiegato Chiamparino.
Anche della candidatura Fassino si parla da mesi. I favorevoli si appellano alla sua serietà e ai suoi rapporti proficui con molte realtà forti della città. I contrari ne mettono in evidenza l’immagine di politico di lungo corso e la prevedibile difficoltà ad ampliare il range degli elettori possibili, andando a pescare nel bacino elettorale del centrodestra. Per il momento, oltre a quella di Chiamparino, i giornali riportano le importanti dichiarazioni di sostegno di Stefano Esposito, influente deputato torinese del PD, e Giorgio Airaudo, segretario locale della FIOM, secondo cui “l’esperienza anche amministrativa di Fassino sarà indispensabile nei tempi turbolenti che ci attendono”.
Si sono già candidati alle primarie Davide Gariglio, consigliere regionale del PD ed ex presidente del consiglio regionale del Piemonte, e Giorgio Ardito, ex segretario del PCI che dirige da anni l’Agenzia territoriale per la casa di Torino. Si dice che sono pronti a candidarsi anche Gianguido Passoni, attuale assessore al bilancio di Torino, eletto nelle liste del PdCI; Roberto Tricarico, attuale assessore all’ambiente, a capo della mozione Marino all’ultimo congresso del PD; Roberto Placido, pubblicitario e in regione da tre legislature e vicepresidente del consiglio regionale. Si vota il 6 febbraio 2011.

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Sfida a Torino, Profumo dice no. L’ipotesi Fassino

novembre 29th, 2010 — 12:00pm

Marco Cremonesi – CorriereDellaSera
Francesco Profumo rinuncia: per concorrere a sindaco di Torino «non ci sono le condizioni». Dopo una riflessione sofferta, il rettore del Politecnico piemontese libera il campo da una candidatura che aveva creato più di una difficoltà al Pd sotto la Mole. Un partito che, dalle prossime ore, dovrà dare una prova di maturità per designare la candidatura alternativa senza tornare a dividersi tra «comunisti», «cattolici» e «nuovisti». Questi ultimi, già storcono il naso di fronte alla possibile corsa di Piero Fassino. E così, a tambur battente, la segreteria dei democratici si è riunita già ieri sera.

Profumo ha rinunciato con una lettera aperta in cui sottolinea che i tanti cittadini con cui ha discusso in questi mesi non gli hanno «mai parlato di partiti, di primarie e di rapporti tra Torino e Roma». Il professore riconosce che «la conflittualità della politica nazionale ha dei riflessi importanti» anche sulle amministrative. Eppure, osserva, «forse sarebbe stato opportuno ascoltare di più le istanze dei cittadini e ricordare che dovremo scegliere chi amministrerà la nostra città nei prossimi cinque anni e non i nostri politici da inviare a Roma». Detto questo, conclude, le condizioni che aveva indicato per la sua candidatura non si sono verificate: tra l’altro, il «superare lo scoglio delle primarie». E così, Profumo lavorerà «per il Progetto Torino 2020 con energia ed entusiasmo, ma dalla mia posizione di Rettore del Politecnico». Fuori dalla lettera, con l’Ansa, il professore ha sospirato: «Se solo ci fosse stato più tempo… ».

Il sindaco Sergio Chiamparino allarga le braccia: «Me l’aspettavo. Nella lettera ci sono più o meno le riflessioni che avevamo fatto insieme a Roma». E cioè? «Un rettore è figura che può candidarsi a sindaco soltanto in un contesto civico non rigidamente chiuso dentro gli attuali schieramenti. Devo dire che è una preoccupazione fondata da parte di chi rappresenta una delle istituzioni piu prestigiose della cultura italiana». Secondo il sindaco, ancora l’estate scorsa l’esperimento si poteva tentare: «Ma con il passare del tempo, il percorso è diventato parallelo alla vicenda nazionale. E così, i margini sono ridottissimi». Per Chiamparino, insomma, nessun dubbio: «Mi auguro che si creino le condizioni per la candidatura di Piero Fassino».

A questo proposito, una sorpresa già c’è: il sostegno del deputato Stefano Esposito, storico avversario dell’ex segretario Ds. «Io ritengo – spiega – che sarebbe insopportabile per il Pd, ma soprattutto per la città, una discussione sul contarsi, sulle primarie, e magari dodici concorrenti». E dunque, «se Fassino conferma la sua disponibilità a giocarsi questa partita e a farlo a capo di una squadra che dia un chiaro segno di innovazione politica e di classe dirigente, avrà il mio sostegno». Esposito è il primo a dirlo: «Su Fassino peserà l’immagine del politico di lungo corso». Sembra pensarla così Giorgio Airaudo, segretario Fiom, quando dice che «non si vive di solo storia. Ciò che è accaduto è una sconfitta per tutti». Ma Esposito ne è convinto: «L’esperienza anche amministrativa di Fassino sarà indispensabile nei tempi turbolenti che ci attendono. E chi dice che a Torino abbiamo già vinto, dice una cazzata».

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Il partito teme il caos candidature “Almeno blindiamo Fassino”

novembre 29th, 2010 — 11:53am

Andrea Rossi, Maurizio Tropeano – LaStampa

Il piano B del partito democratico scatta verso le 21 di sera, quando nel corso della segreteria provinciale prende la parola il deputato Stefano Esposito. Attacca la gestione che ha portato al naufragio della candidatura di Profumo e invita a non perdere altro tempo. Il Pd, è il suo ragionamento, un nome ce l’ha, è Piero Fassino, e adesso per evitare di farsi ancora più del male è necessario blindarlo: «Ha confidato di essere disponibile. Ora glielo si chieda in maniera ufficiale. E se lui confermerà l’intenzione di candidarsi, chiedo a tutti un passo indietro: mettere da parte le ambizioni personali, gli egoismi e le rendite di posizione, sapendo che prima viene il Pd».

Il tentativo, insomma, è evitare quel che molti già vedono all’orizzonte, e rimbalza dai comunicati di chi nei mesi scorsi aveva meditato di candidarsi e ora esce allo scoperto. Una guerra intestina combattuta attraverso le primarie. Per ora i fassiniani stanno alla finestra anche se, è evidente, non avrebbero difficoltà ad appoggiare una simile proposta, contando su alleati – Italia dei Valori e Moderati – contrari alle primarie.

Nel Pd, però, non tutti sono d’accordo. Primarie e ancora primarie, invocano Franco Fattori e Claudio Lubatti, che sostengono Davide Gariglio. Primarie chiede a gran voce anche Paolo Montagna per conto dell’assessore all’Ambiente Roberto Tricarico che, con il rettore che si è fatto da parte, punta a tentare la scalata a Palazzo Civico. E primarie chiede Simone Bertin, riferimento in segreteria provinciale del consigliere regionale Mauro Laus: «Il rifiuto di Profumo non solo conferma la necessità di dare corso alle primarie, ma di fare in modo che diventino uno strumento in grado di dare alla gente l’opportunità di scegliere e ai candidati di portare fuori le loro idee e di confrontarsi su di esse». Laus appoggia Gariglio.

Nel Pd, comunque, si dovrà tener conto anche di Giorgio Ardito. L’ex segretario del Pci sta lavorando con molta determinazione alla presentazione pubblica della sua candidatura e del suo programma. Più defilata, invece, la posizione di Roberto Placido. Il vicepresidente del Consiglio regionale aveva dato la sua disponibilità ma solo dopo la definizione delle regole. Adesso la rinuncia di Profumo cambia la prospettiva e aumenta il pressing degli emissari di Fassino per convincerlo a farsi da parte e sostenere l’ex segretario dei Ds.

A questo punto il rischio di una balcanizzazione dello scontro, il caos tra correnti e frange del partito, che culmini in primarie all’arma bianca, con uno scontro furioso e lacerante, diventa alto, altissimo. Ecco perché Esposito va in pressing per sostenere la necessità che il partito converga su una figura forte e di alto livello come Fassino. Una proposta che ha dalla sua la benedizione del sindaco Chiamparino, ma che si porta appresso quasi certamente un avversario di area vendoliana che potrebbe essere l’assessore al Bilancio Gianguido Passoni. «Profumo è un’occasione persa – dice il sindacalista Giorgio Airaudo – Ora bisogna definire le primarie e trovare idee per il futuro di Torino, che non può vivere solo di storia». Ecco, per i democratici sarà difficile tornare indietro sulle primarie dopo il via libera alla consultazione popolare presa nel corso del vertice tra i partiti del centrosinistra.

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“Ci ha bastonati ma ripartiamo” Pd, nervi tesi e voglia di rivincita

novembre 29th, 2010 — 11:13am

SARA STRIPPOLI – Repubblica

Arrivano alla spicciolata, alle otto e mezzo della sera, nel quartier generale del Pd, la lettera di Profumo è stata diffusa da poco e il dibattito fra i membri della segreteria provinciale, convocata da tempo, inizia già fuori al freddo, tra una sigaretta e l´altra. «Certo che ci ha bastonati per bene» dicono i primi che arrivano. Molti non conoscono nemmeno il contenuto della missiva del numero uno di corso Duca degli Abruzzi, sanno solo che è un «no». E anzi c´è il giallo della doppia lettera, una versione pomeridiana solo per i segretari, con le condizioni, evidentemente non accettabili, e una serale indirizzata alla città. Giancarlo Quagliotti ironizza sul “messaggio” inviato ai cittadini: «Mi sembra che i cittadini non sentissero così tanto la necessità di ricevere una lettera». Insomma, per lui, «si è trattato di una modalità un po´ presuntuosa da parte del rettore di gestire la situazione». La segretaria cittadina, Paola Bragantini, aprendo la riunione quasi ignora il caso Profumo, dando un quadro dei rapporti con le altre forze della coalizione, annunciando la probabile candidatura di Giorgio Ardito, mentre «di Profumo già sapete». Il presidente Mauro Marino è diplomatico: «Mi pare che il Pd non abbia gestito benissimo la vicenda, cerchiamo però di ripartire non facendoci del male». Per Stefano Lepri «Profumo è in gamba ma è pretenzioso passare come l´uomo della provvidenza».

Andrea Benedino dice, senza mezzi termini, «avanti Fassino» e Andrea Giorgis sottolinea che «è importante il passaggio in cui il rettore dice di voler contribuire al dibattito, si è chiusa una fase ed ora la politica deve riappropriarsi del suo ruolo». Davide Gariglio sottolinea: «È un peccato, avrebbe portato un bel contributo di idee e proposte per le primarie».

Ma s´intravede la voglia delle resa dei conti. Il vicesegretario Pasquale Centin, fassiniano di ferro, punta il dito contro Gianfranco Morgando (che vuole leggere con attenzione la lettera prima di ogni commento): «La proposta della segreteria regionale è andata come è andata e ognuno si assuma le sue responsabilità. Abbiamo una candidatura autorevole, di grande prestigio che è quella di Piero Fassino». Il parlamentare Stefano Esposito: «È evidente che la gestione politica di questi mesi ha evidenziato un´oggettiva debolezza, ma il caso Profumo si è chiuso qui. C´è una candidatura di Fassino. Adesso non ripartiamo con il discorso primarie non primarie». Enzo Lavolta, uno dei leader di Torino2020: «Rimane il laboratorio per la definizione del programma. Accolgo con favore la disponibilità da parte del rettore di contribuire alla definizione del progetto migliore». L´assessore Roberto Tricarico afferma: «Il no di Profumo apre una frattura tra il nostro partito ed il resto della società torinese, da soli non si arriva al traguardo di Palazzo di Città. Come scrive Profumo ripartire dall´amministrazione uscente è un buon inizio, mentre si fa un pessimo servizio a Torino se la competizione per il municipio si trasforma in un nuovo congresso del Pd». Commenta Giorgio Airaudo, sindacalista Fiom: «Va rispettata la sua scelta personale, ma è un peccato che si sia persa l´opportunità di costruire un percorso civico che avrebbe rafforzato la necessità di innovazione per il centrosinistra a Torino che non può vivere di sola storia». Il presidente regionale Roberto Cota non commenta la decisione del rettore: «Ho profondo rispetto per lui» si limita a dire.

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30 novembre, l´Ict scopre lo sciopero

novembre 28th, 2010 — 8:31pm

STEFANO PAROLA – Repubblica

La bolla è scoppiata, o comunque sta per farlo. Il sogno di rendere Torino una Silicon Valley in miniatura è tramontato. Sabato, durante la presentazione del rapporto del comitato Giorgio Rota, l´ex presidente di Finpiemonte, Mario Calderini, lo aveva detto con chiarezza: «Nonostante gli ingenti investimenti nell´Ict, il ritorno è stato pressoché nullo. In confini del comparto sono più o meno sempre gli stessi». Ora per il settore informatico c´è un ulteriore segnale negativo, che dagli stessi lavoratori del comparto informatico: martedì prossimo sciopereranno per quattro ore. In Piemonte non era mai successo.

I sindacati Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil, hanno lanciato la protesta perché sono allarmati soprattutto per come vanno le cose nel settore pubblico, a partire dal Csi Piemonte, il consorzio che si occupa di informatica per la pubblica amministrazione e che dà lavoro a 1.200 dipendenti, ma attorno al quale gravitano anche un migliaio di consulenti. Così martedì i lavoratori del comparto incroceranno le braccia e manifesteranno davanti a palazzo Lascaris. E, con l´aiuto del deputato Pd Stefano Esposito, cercheranno di incontrare consiglieri regionali ed esponenti della giunta.

Spiega Cosimo Lavolta, segretario regionale della Uiltucs, che con l´iniziativa «da un lato chiediamo alla Regione di convocare un tavolo per capire quali impegni intende assumere nei confronti del settore, e dall´altro vogliamo sapere cosa sta succedendo nel Csi, visto che dall´inizio dell´anno sono circa 150 i consulenti esterni che hanno perso il posto».

È un numero che rischia di peggiorare, perché, aggiunge Nicola De Filippis, funzionario della Filcams, «nel 2010 abbiamo avuto poco meno di 500 lavoratori fermi tra cassa integrazione straordinaria e cassa in deroga». Per questo, precisa il sindacalista della Cgil, «vorremo sapere dalla giunta regionale come intende muoversi nel 2011 per consolidare il settore. O per svilupparlo, in particolare in campo sanitario».

In bilico non c´è solo la “galassia” Csi: «Ci arrivano segnali – dice De Filippis – di sofferenza anche dal settore bancario e da quello dei servizi all´industria. Ma è difficile quantificare la frenata del comparto, perché l´80 per cento delle aziende ha meno di 15 dipendenti ed è scarsamente sindacalizzata». È solo una faccia della medaglia, perché le tre sigle sindacali non coprono tutto il mondo Ict. C´è una parte consistente che applica il contratto metalmeccanico e che non è messa meglio. Basti pensare ai tanti casi ancora aperti, dalla Agile alla Engineering.it, o alla lunga crisi della «Ivrea valley».

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Futuro sindaco, il patto della capitale

novembre 26th, 2010 — 8:50am

DIEGO LONGHIN – Repubblica

Partita a tre. Il destino di Torino passa per i tavoli di un ristorante vicino a piazza di Spagna, a due passi dalla sede del Pd. È lì che Piero Fassino, Sergio Chiamparino e Francesco Profumo discutono «con franchezza», come ammetteranno tutti concordemente, di chi dovrà prendere in mano il testimone del centrosinistra e cercare di sedersi sulla poltrona più prestigiosa della Sala Rossa. All´ora di pranzo il rettore e i due esponenti del Pd incrociano le posate.

Un incontro chiarificatore. Si parla di Torino, del quadro politico confuso, di Fiat. Il sindaco Chiamparino ritorna sulle sue perplessità, le stesse esternate durante la segreteria cittadina del Pd, e Fassino ribadisce il suo sostegno a Profumo, se dovesse accettare di scendere in campo, anche se l´interesse per la poltrona di sindaco rimane. «Ci siamo scambiati solo alcune opinioni – dice Chiamparino – non era un posto dove si doveva decidere qualche cosa. Una chiacchierata sui rapporti, sugli impegni, molto utile a me, a Fassino e credo anche a Profumo». Nessuno si sbilancia sulle intenzioni del rettore. «Tocca a lui parlare», dice il sindaco. «Un incontro piacevole – sottolinea l´ultimo segretario del Ds – ci conosciamo da trent´anni, non poteva essere altrimenti». Nel giro di 48 ore si dovrebbe sapere l´effetto di questo rendez-vou romano che a Torino, sia per i modi sia per il risultato, ha creato non poche fibrillazioni, anche per come è stato percepito Profumo dopo il pranzo: combattuto, incerto rispetto alla decisione che deve prendere.

Nella segreteria regionale in molti hanno chiesto conto della situazione al segretario Gianfranco Morgando, che avrebbe sostenuto di «essere il primo irritato sui tempi della decisione di Profumo e il primo ad esserne danneggiato». Un ritiro in extremis di Profumo provocherebbe effetti anche sui vertici locali del Pd che hanno lavorato per avvicinare il rettore alla coalizione. E sempre nella stessa riunione si sarebbe chiesto «più coraggio da chi si vuol candidare sindaco». Insomma, c´era la speranza di una parola chiara da parte del numero uno di corso Duca degli Abruzzi che, invece, ha chiesto i supplementari per decidere il da farsi. E oggi la questione sarà discussa nel primo tavolo di coalizione convocato dalla segretaria Pd di Torino, Paola Bragantini, con Moderati, Idv e Sel. «Comunque sia il dibattito sulla scelta del candidato sindaco è stato avviato e continua ad evolversi indipendentemente dal fatto che ieri Profumo, Chiamparino e Fassino si siano visti a Roma. Un faccia a faccia giusto, importante e auspicabile, ma esterno agli organi di partito», sottolinea Bragantini. E aggiunge: «La città è grande e nessuno può avere un potere di veto. C´è tutto un mondo, fatto di gente, anche semplice, che aspetta che il Pd e il centrosinistra parlino di idee. E oltre a Torino bisogna discutere di altri 38 comuni che vanno al voto». E dopo le parole di Nichi Vendola, che sembravano dare il via libera alla candidatura di Profumo senza passare dalle primarie, i vertici locali di Sel correggono il tiro: «Riconosciamo a Profumo il profilo e la statura di chi ha certamente titolo di candidarsi a guidare il centrosinistra torinese – dice il segretario provinciale Antonio Ferrentino – ma ribadiamo, nel solco dell´esperienza milanese, la scelta delle elezioni primarie quali passaggio obbligato, nella situazione data, per dare a tutti coloro che lo vorranno la possibilità di scegliere il candidato a sindaco della coalizione progressista». Lancia un vero ultimatum il deputato Pd Stefano Esposito: «Ai militanti, ai torinesi questo balletto risulta sempre più incomprensibile. Entro domenica sera Profumo deve dare una risposta». Ed è stata proprio convocata per domenica sera una riunione della segreteria cittadina. «Si torni a parlare di politica – dice il capogruppo in Sala Rossa, Andrea Giorgis – di lavoro e di sviluppo».

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Italia 150: la mostra costa già due milioni in più

novembre 26th, 2010 — 8:24am

Raphael Zanotti – Lastampa

Appena annunciato, l’accordo sulla mostra alle ex Ogr già scricchiola. È vero: la soluzione imposta alle ditte dal vicepresidente operativo del Comitato 150, Alberto Vanelli, ha scongiurato l’onere di pagare 250.000 euro di risarcimento imposto dal Tar. Ma i termini dell’accordo, resi noti da La Stampa, hanno fatto sobbalzare qualcuno dalla sedia. Su una base d’asta di 9,5 milioni, i lavori sono così stati divisi: 7.336.000 euro di lavori alla EdArt e 4.022.000 euro al raggruppamento CccSet Up (che in cambio rinuncerà al risarcimento). Totale: 11.358.000 euro, quasi due in più. Com’è possibile?

Il deputato del Pd Stefano Esposito, grande amico di Giulio Muttoni di Set Up, ieri è partito con una bordata: «Dopo una gara annullata e gli errori di una commissione evidentemente non all’altezza, l’unica cosa che si capisce è che i costi sono lievitati. Il 150˚ è un evento importante, ma va gestito con sobrietà. Soprattutto in questo momento economico sociale delicato. Invece qui è sempre Pantalone che paga per i pasticci degli altri».

Anche in Regione non sembrano soddisfatti. Beppe Cortese, capo della segreteria del governatore Cota e membro del Comitato 150, è nettissimo: «Il mandato affidato ai tecnici era di trovare un accordo che non facesse spendere un euro di più. Se le cifre sono quelle pubblicate, oggi al Comitato ci sarà da discutere. Un accordo che esce dal perimetro, noi non lo votiamo». Vanelli spiega: «Quei costi non c’erano al momento della gara. Sono cresciuti in seguito ad alcune varianti, ma se si calcola il ribasso del 20% rimaniamo al di sotto dei 9,5 milioni stanziati». Una spiegazione che provoca l’immediata domanda: allora a che servono le gare al ribasso?

I lavori alle ex Ogr, insomma, non sembrano partire sotto i migliori auspici. E non solo per le cifre. La EdArt, che si è vista imporre un accordo che non voleva, pare che non voglia lasciar entrare in cantiere i concorrenti di Ccc-Set Up. Quasi profetico il titolo di una delle mostre alle ex Ogr: «Fare gli italiani». Speriamo non fino alla fine.

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Il rettore non molla Il Pd: ma ora faccia la prima mossa

novembre 23rd, 2010 — 3:06pm

Maurizio Tropeano – LaStampa

La palla, adesso, è in mano a Francesco Profumo. Tocca al rettore del Politecnico fare le mosse giuste per ricucire il rapporto con il sindaco Chiamparino che per primo lo ha lanciato sulla strada verso Palazzo Civico. Profumo dovrebbe muoversi in questo senso già nelle prossime ore perché ha deciso di voler giocare fino in fondo questa partita. Come ha spiegato ieri sera a esponenti del Pd – a Roma come a Torino – dopo le esternazioni del sindaco. E qui ha trovato più di una sponda a partire dalla segretaria provinciale. Paola Bragantini, infatti, gli ha spiegato la sua intenzione di voler andare avanti sul percorso scelto dal partito perché «anche il sindaco Sergio Chiamparino ha riconosciuto che la responsabilità della scelta spetta al gruppo dirigente del Pd». E quel percorso «trasparente» deciso domenica sera dalla segreteria «è quello di ascoltare le idee e i progetti di Profumo e di quanti nel nostro partito si sono candidati o vogliono candidarsi alle primarie». Tutto risolto, allora? No. Il ragionamento che Gianfranco Morgando affida nei suoi colloqui telefonici è quello di un percorso che si complica in presenza di un Chiamparino che rema contro. Del resto, una delle condizioni poste dalla segreteria nazionale del partito e da Pierluigi Bersani è stata proprio quella di coinvolgere il sindaco. Ecco perché Morgando solleciterà Profumo a fare la prima mossa verso Chiamparino. Anche Bragantini ha fatto la stessa mossa ma con un passaggio in più: «Abbiamo immaginato un nuovo sindaco che si caratterizzi per le idee sul futuro della città e non certo una personalità che faccia da supplente al Pd nazionale». Per intendersi: «Non ci serve un Asterix per difendere il fortino Torino del centrosinistra, ma un sindaco che faccia politica attraverso la sua capacità di amministrare la città e di progettarne il futuro pensando ai bisogni dei torinesi». Un ragionamento condiviso anche da Enzo Lavolta, indicato nei mesi scorsi da Sinistra in Rete, come potenziale aspirante sindaco: «Il sindaco ha convinto molti dell’utilità del progetto Pd, ed è autorevole esponente del partito, peccato che oggi lo viva con un’intolleranza nata nel momento in cui si è messo in testa di fare il segretario e non c’è riuscito». Toni ruvidi che, per una volta, non piacciono a Stefano Esposito, parlamentare e membro della segreteria provinciale: «Gli spazi per arrivare ad una ricomposizione della frattura e riprendere quel percorso di coalizione civica ipotizzato da Chiamparino ci sono, ma a condizione che tutti facciano un passo indietro». La sua idea è quella di congelare la situazione per «lasciare spazio al ragionamento politico invece che alle tifoserie che si lanciano sassi e bottiglie dagli spalti». Un percorso difficile. Il motivo? «Non c’è bisogno di interpretare né ridimensionare le parole del sindaco. Le affermazioni di Chiamparino in segreteria sono state chiare. Il partito si è sempre detto pronto a tenere in considerazione il suo pensiero, per cui dobbiamo valutare con attenzione le sue posizioni», spiega il popolare Claudio Lubatti, presente l’altro giorno alla conferenza stampa di lancio della candidatura di Davide Gariglio. E Andrea Giorgis, capogruppo in Consiglio comunale vicino alle posizioni di Piero Fassino, spiega: «Le considerazioni del sindaco devono far riflettere perché hanno individuato un aspetto dello scenario politico nazionale, e di riflesso torinese, che non può essere trascurato».

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