Raddoppiano i disoccupati sotto i ventiquattro anni

MARINA CASSI – LaStampa

Silenziosi come fantasmi si disperdono in un mercato del lavoro ostile. I giovani torinesi pagano un alto prezzo alla crisi tanto che l’assessore provinciale Carlo Chiama parla di «una generazione che si sta bruciando». E neppure la precarietà ha protetto i ragazzi nella recessione. Tra i 15 e i 24 anni il tasso di disoccupazione era del 31,1 per cento nel 2009 contro il 18,5 del 2008; va un poco meglio tra i 20 e i 29 anni con un tasso comunque alto: il 17% salito di ben sette punti rispetto al pre crisi.

Uno studio della Provincia, che gestisce i Centri per l’Impiego, evidenzia una situazione pesantemente negativa: i giovani tra i 20 e i 29 anni hanno risentito più della media del generalizzato calo degli avviamenti. Per loro un contratto a tempo indeterminato resta un sogno, mentre si schiudono contratti a tempo e di durata inferiore a quelli degli adulti precari. E nella crisi sono crollati gli avviamenti al lavoro con contratto di apprendistato, quelli che erano stati inventati proprio per convincere le imprese a aprire le porte ai giovani e che nella stragrande maggioranza dei casi portavano a una assunzione stabile.

Tra il primo semestre 2008 e il primo semestre di quest’anno le assunzioni dei ragazzi sono passate dal 32,8% del totale al 30,7. Erano 73 mila nel 2008, su 223 mila «avviamenti» complessivi, sono scesi a 53 mila su 174 mila. Ma il vero nodo non è solo la diminuzione di lavoro – che ha duramente coinvolto tutti o quasi -, è il tipo di lavoro. I giovani sono il 30% degli avviati, ma solo il 20 per cento di quelli che finiscono in un contratto a tempo indeterminato, il tanto vituperato posto fisso che rimane però una aspirazione diffusa. Su 21 mila assunzioni totali a tempo indeterminato solo 4 mila sono di giovani.

I giovani stanno nella media, invece, per i contratti a tempo. Ma la durata per loro è inferiore: si passa da una media di 125 giorni per gli adulti a 122 per i giovani, però a fine 2009 la differenza era arrivata addirittura tra 141 e 125.

C’è un unico tipo di contratto che si sta riprendendo, quello interinale. Alla forte contrazione degli avviamenti nel primo periodo della crisi con una riduzione del 38% (da 46.213 del primo semestre 2008 a 28.673 del primo semestre 2009), è seguito un recupero: nel primo semestre del 2010 gli avviamenti sono stati in totale 39.026 (+36%). Ma chi ha tra i 20 e i 29 anni non ne ha beneficiato, anzi: l’incidenza relativa è infatti passata dal 42,3% del primo semestre 2008 al 40,5 del primo semestre 2009 per attestarsi al 37,5% del primo semestre 2010.

Anche i dati relativi alle durate medie dei contratti mostrano un andamento sfavorevole nella fascia di età 20-29 anni. Se nel primo semestre del 2008 la durata media era favorevole ai giovani (36,5 giorni contro 35,3 giorni della media), nel primo semestre del 2010 il rapporto si è invertito (27,3 giorni contro 30,2 giorni). Infine l’apprendistato: gli avviamenti sono crollati da 7600 ai 4700 attuali.

L’assessore Chiama non ha dubbi: «Quella dei giovani è la vera emergenza. Si potrebbe sintetizzare: hanno poco lavoro e hanno lavoro brutto. A differenza di 20-30 anni fa i ragazzi di oggi rimangono sempre deboli sul mercato del lavoro. I nostri Centri per l’impiego inseriscono giovani in aziende e controllano che gli stage siano reali e non solo modi per usare lavoratori gratis»: Aggiunge: «Però la situazione non si sblocca se non si arriva a veri e propri incentivi a chi assume stabilmente gli under 30. Non è accettabile che il destino di migliaia di giovani sia 3 mesi di lavoro, 6 a casa. Un’incertezza che devasta qualsiasi progetto di vita».