MA VENDOLA SA DI COSA PARLA?

Dopo Bonsignore, Grillo, Vattimo, Ferrero, ieri sera è stata la volta di Vendola che è venuto a spiegarci che la Tav non serve al Piemonte. Purtroppo l’ipnotica poesia vendoliana mal si concilia con la più banale prosa della realtà piemontese, che se non recupera il divario infrastrutturale sarà destinata a un futuro di marginalità. Certamente al Piemonte serve la banda larga, così come servono Torino-Lione, Terzo Valico, Pedemontana e tangenziale est.
Quando Vendola cita il metodo del dialogo per la realizzazione della Roma-Bari, evidentemente ignora il lavoro svolto dall’Osservatorio e dalle istituzioni per coinvolgere la Valle di Susa e soprattutto ignora il fatto che per dialogare bisogna essere in due, mentre le amministrazioni e i comitati No Tav non sono disposti ad alcun tipo di confronto. I metodi autoritari, purtroppo, sono utilizzati da coloro che invocano liste di proscrizione e minacciano gli imprenditori della Valle, opponendosi ai principi basilari della democrazia in nome di un localismo oscurantista. Chi si candida a fare il leader di tutto il centrosinistra non dovrebbe rivolgersi alle frange estreme, bensì saper parlare a quella grande massa di persone disorientate dal disfacimento del berlusconismo e che cercano un nuovo riferimento in una proposta politica seria, coraggiosa e non populista.
Inoltre, Vendola lo sa che il suo partito (SeL) ha sostenuto Chiamparino, Bresso e Saitta, i cui programmi prevedevano esplicitamente la Tav? Evidentemente in vista delle prossime alleanze elettorali, a livello nazionale come locale, bisognerà fare chiarezza anche su questo punto.