Da Agile-Eutelia all’ex Cms: gli ammortizzatori sociali sono finiti

Giampiero Maggio – LaStampa

Eccoli i lavoratori dimenticati. Sono centinaia in Canavese, finiti al centro di promesse mai mantenute, abbandonati dalle istituzioni e tagliati fuori dai «tavoli» che contano. Da mesi sono senza stipendio, o con ammortizzatori sociali che stanno per scadere.

Nella sede di Agile-Eutelia, nel Parco Dora Baltea, a Ivrea, i lavoratori sono tornati a far sentire la propria voce. Il volto è coperto da una maschera bianca. Anonima nei tratti come, dicono, anonimo è il loro destino. Un anno fa era cominciata l’occupazione della fabbrica, in seguito a un tracollo diventato inarrestabile. Oggi i lavoratori Agile-Eutelia, centinaia tra Ivrea e Torino, migliaia in tutta Italia, sono tornati in assemblea. Con le loro maschere bianche e impalpabili. Minacciando di occupare strade e di alzare il livello della protesta. Sono tornati a far sentire la loro voce in attesa che il Tribunale di Roma, il 15 dicembre, decida sulla causa sindacale intentata in seguito alla cessione del ramo Information tecnology fatta da Eutelia ad Agile. E in attesa che i commissari presentino un piano industriale (mentre le commesse continuano a finire altrove), senza il quale non è possibile avere le fidejussioni garantite da governo e Unione europea per le aziende in crisi. «E senza le fidejussioni – spiegano – non si può partecipare alle gare».

Il lamento è riassunto dalle parole di Mariella Rapetti, la delegata sindacale: «Per ogni decisione ci vogliono mesi. Sembra che ci sia la volontà di non farci andare avanti». E poi c’è Raf Phonemedia, azienda per la quale il commissario (lo stesso di Agile) ha chiesto al Tribunale di Novara il fallimento: «Eppure – spiega la sindacalista Daniela Stratta – il commissario ci aveva chiesto di continuare a lavorare per mantenere le commesse, nonostante fossimo in cassa integrazione».

La loro non è l’unica voce della protesta. Perché, poco distante da qui, a Scarmagno, un tempo cuore pulsante dell’Olivetti, da anni oramai si trascina lo stillicidio dei lavoratori ex Oliit ed ex Cms, aziende nate proprio dallo «spezzatino» di Op Computer. Illusi da un progetto sponsorizzato dalla Provincia ma mai decollato: dovevano essere ricollocati nel polo della pubblica amministrazione di Loranzè, secondo le garanzie del presidente della Provincia Antonio Saitta e dei sindacati. Non se ne fece nulla, nonostante un fondo di quasi due milioni di euro già stanziato dai Patti territoriali del Canavese, ma di cui oggi non si sa più nulla.

Sono rimasti in cento a lottare. Anche loro abbandonati dalle istituzioni, anche loro ancorati a promesse di ricollocazione che non decollano. Qualcuno di loro ha affidato rabbia, disperazione e protesta ai blog, su Internet, dove possono attaccare a 360 gradi, spesso con toni molto accesi, quelli che considerano i responsabili della loro tragedia.

Gli ex di Oliit non percepiscono più lo stipendio da un anno, quelli di Cms potranno contare sull’assegno di mobilità fino a dicembre. Una settimana fa, a Scarmagno, il segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone ha speso parole di speranza e ottimismo per i lavoratori CellTel, mentre il presidente della Regione Roberto Cota ha annunciato un piano per l’occupazione da 290 milioni. Nessuno ha parlato di loro, degli ex di Oliit e Cms, che oggi si sentono «figli dimenticati», «lavoratori di serie B». Eppure anche loro hanno contribuito a fare la storia della grande azienda informatica.