Tav, nel Pd libertà di dissenso Fuori chi boicotta i cantieri

MAURIZIO TROPEANO – LaStampa

«Non voglio cacciare nessuno dal partito per motivi d’opinione. Il dissenso è legittimo e si può manifestare liberamente ma per i dirigenti e gli amministratori del pd valsusino ci deve essere un limite: si resta nel partito solo se non si boicotta l’avvio del cantiere di Chiomonte». Paola Bragantini, segretaria provinciale del Pd, oggi sarà a Sant’Ambrogio per incontrare i dirigenti locali della formazione politica e in quella sede proporrà la creazione di un gruppo di lavoro misto con il compito di redigere un codice di impegni da rispettare legati alla Tav. Un codice che preservi il diritto al dissenso ma che, nello stesso tempo, fissi dei limiti da non superare perché in caso contrario «chi non li rispetta sarà fuori dal partito».

Bragantini spiegherà che gli impegni di questo codice di comportamento saranno scritti di comune intesa dal gruppo di lavoro paritetico e che il partito porrà una sola condizione e cioè «la non partecipazione a manifestazioni violente o che abbiano come finalità il blocco dei siti di cantiere».

Il Pd torinese, insomma, chiede a quello della Valsusa un’assunzione di responsabilità – «e noi siamo pronti ad ascoltare le loro richieste e a prenderci anche precisi impegni», precisa la leader provinciale – anche perché nel partito monta l’insofferenza nei confronti dei No Tav del Pd. Il presidente della Provincia, Antonio Saitta, ad esempio, trattiene a fatica la sua crescente irritazione verso chi, secondo lui, rischia di vanificare il lavoro di riscrittura del progetto realizzata dall’Osservatorio guidato da Mario Virano. E poi ci sono i pasdaran della Tav come il parlamentare Stefano Esposito che da tempo sostiene come «nelle file dei No Tav si nascondano personaggi dal pedigree delinquenziale, il cui unico scopo è portare il movimento allo scontro a qualunque costo. Un pericolo che, purtroppo, anche all’interno del mio partito non è pienamente compreso».

Esposito ieri ha annunciato l’intenzione di querelare i siti del movimento che ospitano una sorta di «pubblicità progresso» dove la faccia del parlamentare e quella del sindaco di Torino, dell’ex arcivescovo di Torino, Severino Poletto, del presidente della Regione sono accostate a quella di Totò Riina. Secondo Esposito «il diritto sacrosanto di criticare, contestare, opporsi, altra cosa è diffamare delle persone (e delle istituzioni) attraverso l’accostamento con la foto di un noto mafioso». Anche la Regione procederà per vie legali.