Tav, problema Vendola

Per la Tav è scoccata l’ora della resa dei conti. La Commissione europea ha tagliato di quasi 10 milioni il finanziamento e posto precise condizioni: un nuovo accordo tra Italia e Francia per il riparto dei costi, l’inizio dei lavori per la galleria geognostica entro i primi mesi del 2011 e il rigoroso rispetto di tutte le tempistiche.

La mancata realizzazione di questa infrastruttura comporterebbe non solo un immediato grave danno (pari a 2 miliardi di euro che l’Italia dovrebbe risarcire a Francia e Ue) ma significherebbe l’emarginazione logistica ed economica del Piemonte nel quadro delle grandi reti di trasporto, il nostro progressivo isolamento dai flussi internazionali e, di conseguenza, la desertificazione economica della stessa Val di Susa che già da anni vive una difficile situazione di crisi.

È giunto il tempo di fare chiarezza. La recente approvazione da parte della camera delle mozioni sulla nuova linea ferroviaria Torino- Lione rappresenta un fatto politicamente rilevante.

Dopo 35 anni il parlamento adotta un atto di indirizzo su una grande infrastruttura vincolando il governo a garantire le risorse necessarie per la realizzazione della Tav e ad assumere tutte le iniziative per accelerare l’iter procedurale di un’opera che è strategica per il futuro del Piemonte. Tuttavia il governo continua nella sua inerzia e ad oggi non ha ancora convocato il tavolo istituzionale con gli enti locali interessati.

L’approvazione della mozione presentata dal Pd conferma definitivamente non solo la linea strategica del partito sulla Tav, ma chiarisce, altrettanto definitivamente, il rapporto con gli amministratori locali della Val Susa.

Da tempo la destra accusa il Pd di ambiguità a causa dell’operato del presidente della comunità montana Sandro Plano e di alcuni sindaci e amministratori che si oppongono senza se e senza ma all’opera in questione. Premesso che è forse più preoccupante che il vicepresidente del gruppo del Ppe Vito Bonsignore dichiari che la Tav è inutile (dando così voce alle lobby antipiemontesi), tuttavia quanto detto e fatto dai nostri amministratori in valle rappresenta un grave problema per il partito. Non è certamente in questione la legittima libertà di dissentire né la preoccupazione che gli amministratori non possono non avere per gli interessi dei loro cittadini e dei loro territori. Ma in Val di Susa si è andati ben oltre. Siamo in presenza di persone che caparbiamente si sono poste al di fuori del Partito democratico, che non si sono attenute a nessuna delle indicazioni formulate dal Pd locale e nazionale, che più volte hanno irriso i dirigenti del partito e i rappresentanti delle istituzioni, che hanno violato gli articoli 12 e 23 dello statuto del Pd tradendo il dovere di leale collaborazione, che hanno contribuito ad alimentare una campagna disinformativa sui rischi per l’ambiente e per le persone derivanti dalla Tav, che, infine, hanno scelto di dare copertura istituzionale anche alle frange più intolleranti e violente del movimento No Tav. In valle si respira un clima di intolleranza e intimidazione: scritte ingiuriose, minacce a imprenditori, liste di proscrizione contro i “collaborazionisti”, “scomuniche” contro coloro che sono contrari all’opera ma aperti a un qualche tipo di confronto.

All’origine di tutto ciò c’è un gesto di disobbedienza, ovvero l’alleanza che il Pd valsusino fece con le liste No Tav in occasione delle elezioni della comunità montana in completo disaccordo con quanto stabilito dal partito. Un gesto giustificato con l’obiettivo di portare le liste No Tav verso posizioni di dialogo, invece è accaduto esattamente l’opposto, ovvero sono stati i No Tav a portare i democratici valsusini sulle loro posizioni più oltranziste. Tanto che Plano non si fa problemi a rilasciare interviste ai siti antagonisti o a partecipare a riunioni con esponenti dei centri sociali, alcuni dei quali vantano precedenti non propriamente definibili come non violenti.

Quando il 4 dicembre 2009 il segretario Pier Luigi Bersani venne a Torino per incontrare gli amministratori valsusini fu molto chiaro: non si partecipa alle marce con la fascia tricolore e non si mette in discussione il “se” dell’opera. Parole nette che non sono state rispettate.

Sulla Tav il nostro partito è sempre stato coerente e lo dimostrano i documenti adottati nel corso degli anni, i programmi elettorali, il sostegno fornito al lavoro dell’osservatorio presieduto da Mario Virano e il dialogo che abbiamo sempre perseguito con le popolazioni interessate. Non la contrapposizione radicale ma il confronto sul progetto preliminare è l’unico modo per garantire che l’opera risulti utile alla valle dal punto di visto trasportistico, economico ed occupazionale. Quando a gennaio si aprirà il cantiere per la galleria geognostica della Maddalena il Pd sarà dalla parte di chi rappresenta lo stato e non di chi irresponsabilmente annuncia la «battaglia di tutte le battaglie», invocando deliranti parallelismi tra la lotta partigiana al nazifascismo e la protesta contro la Tav.

Questo deve essere ben chiaro a tutti coloro che per ragioni ideali o per semplice opportunismo non mancano di strizzare l’occhio ai No Tav. Dopo Grillo, Ferrero, Vattimo, anche Nichi Vendola nei giorni scorsi ci ha spiegato che la Tav non serve al Piemonte e che le infrastrutture non si realizzano con «metodi autoritari», ignorando quanto è stato fatto da osservatorio, regione e provincia per dialogare con il territorio. Purtroppo l’ipnotica poesia vendoliana mal si concilia con la più banale prosa della realtà piemontese, che se non recupera il divario infrastrutturale sarà destinata all’isolamento. Chi si candida a fare il leader di tutto il centrosinistra non dovrebbe rivolgersi alle frange estreme, bensì saper parlare a quella grande massa di persone disorientate dal disfacimento del berlusconismo e che cercano un nuovo riferimento in una proposta politica seria, coraggiosa e non populista.

All’apertura del cantiere di Chiomonte mancano ancora diverse settimane. Ora, ciò che è urgente, è l’azione del governo nazionale che deve porre in essere comportamenti coerenti rispetto agli indirizzi del parlamento, garantendo la copertura finanziaria dell’opera (a cominciare dalle risorse necessarie per gli interventi di prima fase) e del piano strategico della provincia di Torino, e sconfessando, con i fatti e non solo a parole, chi vorrebbe per ragioni affaristiche far saltare la Tav e dirottare le risorse verso altre direzioni.

Giorgio Merlo e Stefano Esposito