Il Pd si divide su Profumo in Sala Rossa

ANDREA ROSSI, MAURIZIO TROPEANO – LaStampa

Da una parte Francesco Profumo, il rettore del Politecnico, che giorno dopo giorno mette i paletti per una sua discesa in campo ormai certa, marcando però con forza la sua autonomia dal Pd e dai partiti. Dall’altra Davide Gariglio, ex presidente del Consiglio regionale, cattolico del Pd che rivendica con orgoglio il valore aggiunto di essere un politico. Da ieri il centrosinistra si trova con due candidati alle primarie e i democratici con un problema in più: «Il rischio dell’apertura di una frattura tra società civile e partiti che ci fa ritornare indietro di 17 anni. In tutto questo periodo, invece, il centrosinistra di Torino è stato un laboratorio di un processo virtuoso tra questi due mondi che non possiamo gettare al vento», spiega un preoccupatissimo Gianfranco Morgando, segretario regionale.

Profumo, dunque. Dopo aver rivendicato piena autonomia e il diritto di crearsi una squadra propria, adesso si dice disponibile a fare le primarie, ma chiede «regole precise per non finire ingabbiato nelle guerre di corrente». E poi ecco Gariglio, convinto che per governare il futuro di Torino serva un politico. Chi? L’ex presidente del Consiglio regionale ci mette la faccia e sceglie di annunciarlo nella sede del Pd. E nel farlo sfodera tutta la diplomazia appresa nella sua militanza popolare. La nuova segreteria? «Sta lavorando benissimo, appena insediata si è gettata a capofitto sulle questioni aperte». I competitor? «Massimo rispetto per tutti. Piero Fassino è un uomo generoso, una persona che ha rinunciato a essere il numero uno di un partito per favorire la nascita del Pd. Francesco Profumo è il rettore di una delle più importanti università italiane. E gli altri sono dirigenti e amministratori di grandi qualità». Massimo garbo, dunque, ma anche forte determinazione a rompere gli indugi: «Mi candido. Raccoglierò le firme per partecipare alle primarie. E lo farò secondo le regole che il partito stabilirà. A chi parla di cacicchi e signori delle tessere voglio dire una cosa: non sarà una guerra per bande, io parlerò di programmi, nessuno mi sentirà pronunciare un solo attacco personale».

Quelli indirizzati a lui – le accuse di conflitto d’interesse per la vicenda dell’outlet di Nichelino – hanno lasciato il segno. Non da meno sono state certe stoccate del rettore Profumo, rivolte alle classi dirigenti dei partiti. E così, senza nominarlo, lo attacca: «Torino non ha bisogno di un uomo solo al comando, ma di una squadra, come quella che, guidata da Sergio Chiamparino, ha trasformato Torino». E poi si erge a paladino degli amministratori e dei consiglieri del suo partito: «L’immagine che si cerca di veicolare, un partito fatto di bande e cacicchi, è offensiva. Questa classe dirigente ha amministrato la città per 18 anni. E l’ha fatto bene. Toccherà proseguire, e per farlo credo ci voglia un politico».

La doppia accelerazione lascia perplesso un vertice del Pd piemontese preoccupato di far decantare la situazione per evitare che le «primarie siano solo una competizione tra persone», come spiega Morgando. E aggiunge: «Serve un programma da condividere con la città. È sbagliato pensare che la società civile sia l’unica depositaria delle idee e delle proposte ma non dobbiamo permettere che la politica diventi autoreferenziale, finendo con l’esaurire se stessa». E il parlamentare Stefano Esposito lancia un allarme: «C’è qualcuno che pensa di partecipare ad una competizione che non è ancora partita. Le primarie non riguardano solo il Pd ma tutta la coalizione e la frantumazione delle candidature rischia di far innervosire i nostri alleati che chiedono invece di discutere dei progetti per la città».