Basta schiaffi da Profumo Venga a dirci cosa vuole fare

MAURIZIO TROPEANO – LaStampa

In quella che ormai molti definiscono «telenovela Profumo» è arrivata l’ora dei pontieri, quelli che nei prossimi giorni dovranno gettare le basi per avvicinare il rettore del Politecnico prima al Pd e poi agli altri partiti del centrosinistra, perché – per dirla con la segretaria provinciale Paola Bragantini – «il nostro obiettivo è vincere le elezioni, non le primarie. E le comunali si vincono con un gioco di squadra, non con un uomo solo al comando».

Ecco perché Bragantini chiede al rettore di «lanciare segnali nei confronti del partito, soprattutto dei militanti, che hanno grande voglia di proposte, temi e idee cui appassionarsi». La segretaria sta concordando una riunione con Profumo e il segretario regionale Gianfranco Morgando proprio per cercare di evitare quella frattura tra società civile e partito che è considerata uno dei grandi rischi da scansare. Non è un caso se il consigliere regionale Davide Gariglio, annunciando la sua candidatura alle primarie, abbia giocato tutto sull’orgoglio di militante e sul suo ruolo di politico. E Morgando, che per primo ha lanciato l’allarme sul rischio di scollamento, adesso sottolinea la necessità di «trovare un punto di equilibrio».

La riunione della segreteria provinciale, ieri sera, è servita – oltre che per definire una bozza con le regole per le primarie da sottoporre agli alleati («non scordiamoci che le primarie dipendono dalla volontà della coalizione, e quindi dovremmo sentire cosa ne pensano gli altri partiti», ha ricordato il deputato Stefano Esposito) – per sondare gli umori delle varie anime del Pd. Nelle prossime ore l’attenzione si sposterà sul tentativo di far sentire come «propria» la candidatura di Profumo. Esposito la mette giù così: «Io credo che il rettore dovrebbe venire in segreteria e spiegare il suo punto di vista, le idee per cambiare la città. Il partito, pur tra molte difficoltà, c’è e non ha bisogno di un nuovo Marchionne che venga a dettare la linea politica». E aggiunge: «Non c’è bisogno di un salvatore della patria, siamo stufi di prendere schiaffi. I nostri militanti meritano rispetto». Concetti ribaditi – pur con sfumature diverse – durante la segreteria, in cui molti hanno chiesto un passaggio formale della candidatura di Profumo. Insomma, il partito si aspetta che a questo punto il rettore comunichi (o ritiri) ufficialmente la sua disponibilità.

Per Profumo e i suoi sostenitori all’interno dei democratici sottovalutare l’orgoglio di partito potrebbe rivelarsi un boomerang. Dopo Gariglio, infatti, anche Giorgio Ardito, ex presidente dell’Atc, e altri candidati potrebbero giocare quella carta, senza dimenticare Piero Fassino. L’ex segretario Ds ha assicurato di appoggiare Profumo, ma qualcuno tra i suoi sostenitori torinesi stava meditando di lanciare una raccolta firme in suo appoggio. Idea subito abortita, che la dice però lunga sulla necessità per Profumo di lanciare alla base segnali chiari. Spiega Mauro Marino, presidente del Pd provinciale: «È necessario fare un passo alla volta. Il partito deve prima definire le regole e poi recuperare un rapporto con il sindaco. Fatto questo Profumo deve parlare con il Pd evitando i condizionamenti esterni».

In contemporanea, i democratici cominceranno a costruire la coalizione. La segreteria di ieri ha fissato alcuni paletti: nessuna alleanza con la Federazione della sinistra e apertura ad Api e Udc. Toccherà alla segretaria Bragantini sondare il partito di Casini per capirne le reali intenzioni, anche alla luce delle fibrillazioni romane: cercare l’intesa con il centrosinistra, coltivare il Terzo Polo o rientrare nel centrodestra?