Il rettore non molla Il Pd: ma ora faccia la prima mossa

Maurizio Tropeano – LaStampa

La palla, adesso, è in mano a Francesco Profumo. Tocca al rettore del Politecnico fare le mosse giuste per ricucire il rapporto con il sindaco Chiamparino che per primo lo ha lanciato sulla strada verso Palazzo Civico. Profumo dovrebbe muoversi in questo senso già nelle prossime ore perché ha deciso di voler giocare fino in fondo questa partita. Come ha spiegato ieri sera a esponenti del Pd – a Roma come a Torino – dopo le esternazioni del sindaco. E qui ha trovato più di una sponda a partire dalla segretaria provinciale. Paola Bragantini, infatti, gli ha spiegato la sua intenzione di voler andare avanti sul percorso scelto dal partito perché «anche il sindaco Sergio Chiamparino ha riconosciuto che la responsabilità della scelta spetta al gruppo dirigente del Pd». E quel percorso «trasparente» deciso domenica sera dalla segreteria «è quello di ascoltare le idee e i progetti di Profumo e di quanti nel nostro partito si sono candidati o vogliono candidarsi alle primarie». Tutto risolto, allora? No. Il ragionamento che Gianfranco Morgando affida nei suoi colloqui telefonici è quello di un percorso che si complica in presenza di un Chiamparino che rema contro. Del resto, una delle condizioni poste dalla segreteria nazionale del partito e da Pierluigi Bersani è stata proprio quella di coinvolgere il sindaco. Ecco perché Morgando solleciterà Profumo a fare la prima mossa verso Chiamparino. Anche Bragantini ha fatto la stessa mossa ma con un passaggio in più: «Abbiamo immaginato un nuovo sindaco che si caratterizzi per le idee sul futuro della città e non certo una personalità che faccia da supplente al Pd nazionale». Per intendersi: «Non ci serve un Asterix per difendere il fortino Torino del centrosinistra, ma un sindaco che faccia politica attraverso la sua capacità di amministrare la città e di progettarne il futuro pensando ai bisogni dei torinesi». Un ragionamento condiviso anche da Enzo Lavolta, indicato nei mesi scorsi da Sinistra in Rete, come potenziale aspirante sindaco: «Il sindaco ha convinto molti dell’utilità del progetto Pd, ed è autorevole esponente del partito, peccato che oggi lo viva con un’intolleranza nata nel momento in cui si è messo in testa di fare il segretario e non c’è riuscito». Toni ruvidi che, per una volta, non piacciono a Stefano Esposito, parlamentare e membro della segreteria provinciale: «Gli spazi per arrivare ad una ricomposizione della frattura e riprendere quel percorso di coalizione civica ipotizzato da Chiamparino ci sono, ma a condizione che tutti facciano un passo indietro». La sua idea è quella di congelare la situazione per «lasciare spazio al ragionamento politico invece che alle tifoserie che si lanciano sassi e bottiglie dagli spalti». Un percorso difficile. Il motivo? «Non c’è bisogno di interpretare né ridimensionare le parole del sindaco. Le affermazioni di Chiamparino in segreteria sono state chiare. Il partito si è sempre detto pronto a tenere in considerazione il suo pensiero, per cui dobbiamo valutare con attenzione le sue posizioni», spiega il popolare Claudio Lubatti, presente l’altro giorno alla conferenza stampa di lancio della candidatura di Davide Gariglio. E Andrea Giorgis, capogruppo in Consiglio comunale vicino alle posizioni di Piero Fassino, spiega: «Le considerazioni del sindaco devono far riflettere perché hanno individuato un aspetto dello scenario politico nazionale, e di riflesso torinese, che non può essere trascurato».