Futuro sindaco, il patto della capitale

DIEGO LONGHIN – Repubblica

Partita a tre. Il destino di Torino passa per i tavoli di un ristorante vicino a piazza di Spagna, a due passi dalla sede del Pd. È lì che Piero Fassino, Sergio Chiamparino e Francesco Profumo discutono «con franchezza», come ammetteranno tutti concordemente, di chi dovrà prendere in mano il testimone del centrosinistra e cercare di sedersi sulla poltrona più prestigiosa della Sala Rossa. All´ora di pranzo il rettore e i due esponenti del Pd incrociano le posate.

Un incontro chiarificatore. Si parla di Torino, del quadro politico confuso, di Fiat. Il sindaco Chiamparino ritorna sulle sue perplessità, le stesse esternate durante la segreteria cittadina del Pd, e Fassino ribadisce il suo sostegno a Profumo, se dovesse accettare di scendere in campo, anche se l´interesse per la poltrona di sindaco rimane. «Ci siamo scambiati solo alcune opinioni – dice Chiamparino – non era un posto dove si doveva decidere qualche cosa. Una chiacchierata sui rapporti, sugli impegni, molto utile a me, a Fassino e credo anche a Profumo». Nessuno si sbilancia sulle intenzioni del rettore. «Tocca a lui parlare», dice il sindaco. «Un incontro piacevole – sottolinea l´ultimo segretario del Ds – ci conosciamo da trent´anni, non poteva essere altrimenti». Nel giro di 48 ore si dovrebbe sapere l´effetto di questo rendez-vou romano che a Torino, sia per i modi sia per il risultato, ha creato non poche fibrillazioni, anche per come è stato percepito Profumo dopo il pranzo: combattuto, incerto rispetto alla decisione che deve prendere.

Nella segreteria regionale in molti hanno chiesto conto della situazione al segretario Gianfranco Morgando, che avrebbe sostenuto di «essere il primo irritato sui tempi della decisione di Profumo e il primo ad esserne danneggiato». Un ritiro in extremis di Profumo provocherebbe effetti anche sui vertici locali del Pd che hanno lavorato per avvicinare il rettore alla coalizione. E sempre nella stessa riunione si sarebbe chiesto «più coraggio da chi si vuol candidare sindaco». Insomma, c´era la speranza di una parola chiara da parte del numero uno di corso Duca degli Abruzzi che, invece, ha chiesto i supplementari per decidere il da farsi. E oggi la questione sarà discussa nel primo tavolo di coalizione convocato dalla segretaria Pd di Torino, Paola Bragantini, con Moderati, Idv e Sel. «Comunque sia il dibattito sulla scelta del candidato sindaco è stato avviato e continua ad evolversi indipendentemente dal fatto che ieri Profumo, Chiamparino e Fassino si siano visti a Roma. Un faccia a faccia giusto, importante e auspicabile, ma esterno agli organi di partito», sottolinea Bragantini. E aggiunge: «La città è grande e nessuno può avere un potere di veto. C´è tutto un mondo, fatto di gente, anche semplice, che aspetta che il Pd e il centrosinistra parlino di idee. E oltre a Torino bisogna discutere di altri 38 comuni che vanno al voto». E dopo le parole di Nichi Vendola, che sembravano dare il via libera alla candidatura di Profumo senza passare dalle primarie, i vertici locali di Sel correggono il tiro: «Riconosciamo a Profumo il profilo e la statura di chi ha certamente titolo di candidarsi a guidare il centrosinistra torinese – dice il segretario provinciale Antonio Ferrentino – ma ribadiamo, nel solco dell´esperienza milanese, la scelta delle elezioni primarie quali passaggio obbligato, nella situazione data, per dare a tutti coloro che lo vorranno la possibilità di scegliere il candidato a sindaco della coalizione progressista». Lancia un vero ultimatum il deputato Pd Stefano Esposito: «Ai militanti, ai torinesi questo balletto risulta sempre più incomprensibile. Entro domenica sera Profumo deve dare una risposta». Ed è stata proprio convocata per domenica sera una riunione della segreteria cittadina. «Si torni a parlare di politica – dice il capogruppo in Sala Rossa, Andrea Giorgis – di lavoro e di sviluppo».